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VILLAREGGIA: Marisa Manzin, volontaria in carcere

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VILLAREGGIA: Marisa Manzin, volontaria in carcere
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Villareggia. (c.car.) Collabora alle attività di recupero e risocializzazione.

Marisa Manzin, che fa parte del direttivo dell’Associazione Pensionati di Villareggia, si dedica al volontariato oltre che a livello locale anche in un contesto del tutto particolare e delicato, il carcere.

Così racconta la sua esperienza presso la Casa circondariale di Ivrea: «Qualche anno fa decisi di frequentare un corso di formazione organizzato dall’Associazione Volontari Penitenziari “Tino Beiletti” di Ivrea. Da allora faccio parte di questa associazione e collaboro alle attività di recupero e risocializzazione nel carcere di Ivrea.

L’obiettivo per noi è di avvicinarci al carcere per portare conforto, vicinanza e prospettive di reinserimento, aiutare in qualche modo i detenuti, organizzando delle attività che li tengano occupati e li facciano sentire ancora parte della società.

Fra queste la redazione di un giornalino trimestrale, L’Alba, scritto interamente dai carcerati con i volontari, con articoli sulle problematiche legate alla detenzione, ma anche le loro speranze e i progetti realizzati.

Personalmente con altri due volontari faccio parte del “Laboratorio Libri tattili”, che si propone di creare piccoli volumi per i bambini non vedenti. Le storie, il materiale, l’impostazione e la composizione delle pagine nascono tutti in questo piccolo laboratorio composto da otto detenuti.

Si tratta di un lavoro di manualità e precisione e anche se impegna solo qualche ora la settimana credo che per loro sia importante. Inoltre ognuno ha esperienze diverse e quindi scambio e arricchimento sono reciproci. A noi viene chiesto di “saper ascoltare “ e questo ci porta a vedere l’altro sotto una diversa luce, senza pregiudizi e con più obiettività.

I detenuti lavorano con entusiasmo, con la speranza di un futuro ritorno nella società e vedendo crescere i progetti a cui hanno dato inizio.

Abbiamo portato a compimento un libro dal titolo L’isola, che è presente in alcune biblioteche della zona eporediese, tra cui quella di Villareggia, e stiamo ultimandone un altro, Il chicco.

Questo contatto diretto con persone che si trovano a dover scontare una pena è per me un’esperienza importante, conclude la volontaria villareggese, perché mi aiuta a vedere i miei limiti, a capire che troppe volte ci facciamo delle aspettative inutili e che dovremmo vivere la vita con più realismo, con le persone che ci sono vicine, perché gli affetti sono importanti e ci aiutano a star bene con noi stessi.

Io spero che i “miei amici detenuti” possano un giorno ritrovare la loro strada e riprendere il cammino nella società con dignità, ma credo che per questo occorrerà ancora un po’ di tempo».

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