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“Vercelli come Liverpool”: i complessi della grande stagione del beat

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VERCELLI. Cosa hanno in comune Vercelli e Liverpool? A parere di Bruno Casalino, giornalista e appassionato musicologo vercellese, sono più d’uno gli aspetti che uniscono la città piemontese ed il porto inglese e li spiega nel suo libro Vercelli come Liverpool. La stagione del beat, recentemente edito da Mercurio in versione aggiornata.

Vercelli come Liverpool

Dal mare al mare a quadretti, dallo stagno che è alla base del toponimo britannico alle paludi che connotavano secoli addietro il vercellese, ma soprattutto la cultura beat, la musica degli anni Sessanta. Il libro ripercorre la strada di quel periodo, riporta in luce i protagonisti, i complessi, come allora venivano chiamate le band, e i gruppi, i cantanti; alcuni durarono nel tempo, altri furono una fugace apparizione, per qualcuno l’avventura non è ancora finita. Gli avvenimenti dell’epoca s’intrecciano al ricordo, al racconto autobiografico nel quale molti lettori possono ritrovarsi.

Il lavoro di Casalino è ricco di dettagli, nomi e date, i collegamenti rendono completo il panorama che si distende talvolta sino al presente e risale al passato quel tanto che serve alla comprensione; molte notizie, aneddoti curiosi, resoconti di serate e fotografie che s’incastonano nello scritto dando un volto ai personaggi dell’epoca, riproducendo le copertine dei dischi e offrendo uno scorcio del passato di Vercelli.

Per conoscere le ultime novità discografiche i giovani si sintonizzavano su due emittenti, Radio Caroline e Radio Luxembourg; sovente prima che le canzoni arrivassero sul mercato nazionale si erano già sentite le versioni italiane, talvolta in inglese, a volte tradotte, a volte con un nuovo testo mantenendo la base musicale. Anche gli autori italiani scrivevano, ovviamente, a partire dal rock’n’roll passando per il beat e talvolta precorrendo le nuove sonorità. Accanto agli artisti che tutti conoscono, dal Clan Celentano a Mina, da Patty Pravo a Tony Dallara, vi era una schiera di vercellesi che con pochi mezzi e molta passione portavano nei locali il nuovo fermento musicale.

L’attenzione dell’autore si concentra soprattutto sui complessi, ripercorrendo le vicende di ciascuno; sono una trentina ed ebbero vicende diverse, sia come gruppi che come solisti. Del resto anche la scena nazionale offre un parallelo esplicativo: i Pooh e i Nomadi nacquero in quell’epoca, ma quando i primi lanciarono Piccola Ketty i secondi furono censurati per Dio è morto, trasmessa solo su Radio Vaticana, ricorda Casalino.

Dai Wanted ai Lazy, dai Mc Donalds ai The Sleepers, da Beppe e i Superman a I capostipiti, ragazzi che iniziarono da zero, affittando gli amplificatori, suonando la domenica pomeriggio e nelle sagre per farsi conoscere. Grazie a Casalino quell’epopea non sarà dimenticata.

Silvia Baratto

Bruno Casalino, Vercelli come Liverpool. La stagione del beat. Edizioni Mercurio, 2013

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