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Un’altra Saluggia è improbabile

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Un’altra Saluggia è improbabile
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Pedrazzini analizza il voto delle comunali: «abbiamo ottenuto il 3% in più rispetto alle scorse elezioni». Quando lui e la sua lista non c’erano. E comunque, cifre alla mano, non è vero

SALUGGIA. Poche ore dopo l’ufficializzazione dell’esito delle elezioni comunali, la lista “Un’altra Saluggia è possibile” ha pubblicato sul proprio blog una “dichiarazione in merito all’esito delle votazioni”. In cui dice: «Analizzando l’andamento del voto, constatiamo che, partendo dalla situazione in cui ci siamo trovati, la nostra sconfitta mostra qualche segnale positivo. Con un’astensione al 40%, in linea con il dato nazionale, e quindi con meno voti a disposizione, siamo riusciti ad ottenere consensi pari al 39,1% dei votanti, contro il 60,9% di Barberis, ovvero un 3% in più rispetto alle scorse elezioni. Nel 2012 infatti le due liste di area centrosinistra ottennero complessivamente il 36% dei voti, contro il 64% delle altre liste più vicine al centrodestra».

Un’analisi, a ben guardare, piuttosto bizzarra. Alle elezioni comunali del 2012 si erano presentate cinque liste, e fra queste “Un’altra Saluggia è possibile” non c’era: stiamo quindi comparando le mele con le pere; Pedrazzini e colleghi individuano però fra quelle cinque «due liste di area centrosinistra» – presumibilmente “Per Saluggia” di Paola Olivero e “Movimento Autonomo Saluggese” di Piero Perolio – e si confrontano con queste. Ora: prendendo per buona questa grossolana classificazione (ma il Perolio qui definito «di area centrosinistra» è stato poi designato dalla Giunta Barberis quale rappresentante di maggioranza nella Commissione Ambiente-Nucleare…), la somma dei voti ottenuti nel 2012 da “Per Saluggia” (721) e dal “M.A.S.” (141) dà 862: ben 90 in più di quanti ne ha presi quest’anno la lista “Un’altra Saluggia”. Lista che, oltretutto, ha in corpo anche le 39 preferenze riscosse da Luca Benedetto, uno che cinque anni fa stava in una compagine che non era tra quelle identificate da Pedrazzini come «di area centrosinistra». Quindi altro che «3% in più rispetto alle scorse elezioni»…

Dice: eh, però quest’anno c’è stata un’astensione più alta. E’ vero: domenica a Saluggia sono andati a votare 387 elettori in meno rispetto a cinque anni fa (2094 anziché 2481). Ciononostante, anche se – per dirla con Pedrazzini – c’erano «meno voti a disposizione», la lista “Insieme per la nostra gente” ne ha ottenuti 336 in più rispetto al 2012. Meno voti a disposizione… che comunque sono andati agli altri: Barberis, Farinelli e compagnia, nonostante la minor affluenza alle urne, hanno nettamente incrementato i consensi (inglobando, a nostro avviso, buona parte dei voti che cinque anni fa erano andati alle liste di Renato Bianco e Paola Leone); a non andare a votare sono stati – ahilui – i potenziali elettori di Pedrazzini.

Poi, per carità, i sogni non muoiono all’alba, l’ottimismo è il profumo della vita, non bisogna scoraggiarsi eccetera. Ma se, in una competizione tra due liste, su 3488 elettori si prendono solo 772 voti, e se si spaccia come «segnale positivo» un presunto incremento dei consensi del 3% (che, come abbiamo visto, non c’è stato) ogni cinque anni, Pedrazzini confermando questo trend coronerà il sogno di indossare la fascia di sindaco di Saluggia quando di anni ne avrà 85. Auguri, ma forse nel frattempo è il caso di fare qualche ragionamento con gli elettori che domenica sono rimasti a casa.
Anziché giocare con le percentuali per consolarsi un po’, per “Un’altra Saluggia” un’onesta analisi del voto amministrativo 2017 è piuttosto quella del pugile che, dopo un round in cui è stato massacrato dall’avversario, si siede all’angolo del ring e chiede all’allenatore: «come sto andando?»; e quello: «bene: se lo ammazzi finisce pari».  (u.l.)

[nella foto: i componenti della lista “Un’altra Saluggia è possibile”]

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