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SALUGGIA: I quattro dirigenti della Sogin “sospesi” sono Alatri, Ferrazzano, Perrone e Bruni

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SALUGGIA: I quattro dirigenti della Sogin “sospesi” sono Alatri, Ferrazzano, Perrone e Bruni

Roma. (r.n.) I quattro dirigenti sospesi da Sogin a seguito dei risultati della Due Diligence interna condotta tra novembre 2013 e aprile 2014 sono Alberto Alatri (fino all’ottobre 2013 direttore amministrazione, finanza e controllo), Vincenzo Ferrazzano (ex responsabile della direzione affari legali), Luca Maria Daniele Perrone e Marco Bruni. Tutti entrati in azienda quando l’amministratore delegato era Giuseppe Nucci.

Dei risultati di quella Due Diligence si trova traccia nell’esposto che il nuovo amministratore delegato Riccardo Casale ha depositato alla Procura di Roma, dove si raccontano “alcune transazioni effettuate con carte di credito aziendali”. Tra il gennaio 2012 e il 30 settembre 2013 l’allora amministratore delegato Nucci si era dato ad alcune spese singolari. “A puro titolo d’esempio”, nell’esposto sono indicate: a maggio 2012 “per l’acquisto di un portafoglio Louis Vuitton”, poi 697 euro e 420 euro per due trolley di marca Piquadro, nel dicembre 2012 compra addirittura un biliardino, non si sa per quale destinazione, prezzo: 705 euro. A gennaio 2013 si concede una borsa Louis Vuitton da 995 euro. E ci sono anche i riscontri di acquisti in una gioielleria. Beni che “non risultano essere poi entrati nella disponibilità dell’azienda”. Non solo: Nucci ha pagato con soldi Sogin, cioè soldi pubblici, “diversi soggiorni alberghieri, anche nella città di Roma, luogo di residenza” del manager. Nel complesso, da amministratore delegato, Nucci spendeva circa 50 mila euro all’anno (in aggiunta a uno stipendio di 570 mila euro), gran parte dei quali per quasi 200 colazioni di lavoro.

Intanto i magistrati di Milano stanno ricostruendo come la Sogin fosse al centro dei piani dei faccendieri arrestati: l’imprenditore Enrico Maltauro avrebbe ottenuto due importanti appalti, uno da 98 milioni di euro (l’impianto “Cemex” nel sito di Saluggia, già assegnato alla sua ditta) e uno da 240 milioni a Trino (non ancora assegnato), da cui avanzavano, secondo l’accusa, migliaia di euro da spartire tra coloro che avevano “facilitato” l’aggiudicazione dell’appalto.

Nella foto: Alberto Alatri e Giuseppe Nucci.

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