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Lo studio di Giovanni Olivero sul Tenimento di Saluggia

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Lo studio di Giovanni Olivero sul Tenimento di Saluggia

SALUGGIA. Nel 2001 l’associazione Vita Tre di Saluggia diede alle stampe una ricerca compiuta da Giovanni Olivero in collaborazione con Carla Fontana su Il Tenimento di Saluggia.

L’occasione della pubblicazione fu il centenario dell’insediamento della famiglia Formica a ‘L Tiniment, come i saluggesi chiamano in dialetto la zona intorno alla cascina omonima, tra Saluggia e frazione Sant’Antonino.

Giovanni Formica e la moglie Giovanna Dellamula vi si stabilirono l’11 novembre 1900, festa di San Martino, il primo giorno della nuova annata agraria. Ebbero un unico figlio, Luigi, nato nel 1883, dai cinque figli del quale derivarono le famiglie Formica residenti ancor oggi nella cascina, dedicatesi nel tempo alla coltivazione di cereali e legumi, tra cui il celebre fagiolo di Saluggia, e all’allevamento dei bovini da latte.

Nella sede del Tenimento sono presenti anche due cooperative agricole, l’Agrinova, che si occupa di allevamento, e la Cerealfagioli.

Il libro Il Tenimento di Saluggia illustra le principali vicende storiche che lo caratterizzarono, partendo dall’etimologia del nome, che indica una vasta area di terreno, anche boschiva. Uno dei documenti più antichi, datato 1535, conservato nell’Archivio del Comune, descrive la zona corrispondente al Tenimento (Viarasse e Campagna) come “grande pianura incolta”.

Con il Settecento accadono alcuni fatti nuovi: in primis la derivazione di una roggia d’acqua dal canale di Cigliano (dall’Ottocento denominato Depretis). Quella che prese il nome di Roggia nuova trovò l’opposizione degli abitanti di Cigliano e la lite si risolse nel 1720 a favore di Saluggia. L’anno seguente il Comune iniziò con i contadini l’opera di trasformazione dei terreni prima incolti in prati, in dieci anni oltre 800 giornate piemontesi. Un ulteriore incentivo alla coltivazione venne, a fine Settecento, dalla derivazione dal Depretis ampliato di un nuovo canale, il cosiddetto Navilotto, che subentrò alla Roggia nuova.

Per quanto riguarda il Tenimento vero e proprio se ne ipotizza la costruzione su volontà del Conte Maurizio Pastoris, allora proprietario dei terreni, tra la metà e la fine del XVIII secolo. Tracce di quest’epoca sopravvivono in varie parti della struttura.

Al 1782 data la prima citazione della Cassina del Teniment, che vi testimonia la presenza di risaie, dove si verificò un’epidemia di malaria. Nel 1845 si estinse la dinastia dei Mazzetti e dei Pastoris, già signori di Saluggia e, tra le loro proprietà, il Tenimento passò al Conte Paolo Appiani di Castelletto, da lui alle figlie, che lo vendettero a Germano Rastello, per arrivare così a Giovanni Formica.

Claudia Carra

Giovanni Olivero, Il Tenimento di Saluggia, Vita Tre, 2001.

il Tenimento di Saluggia

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