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L’autunno del circolo Pd: tesseramento ed elezione di segretario e direttivo

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Crescentino. Verso il congresso. L’uscente Ravarino si ripropone: «Vedremo se, oltre a me, ci sarà qualche altro candidato».  Dopo la pausa estiva riprende l’attività politica anche al circolo cittadino del Partito Democratico.

pd crescentino

Maurizio Ravarino, ex segretario e incaricato di portare la sezione alla nomina del nuovo segretario e del direttivo, spiega: «Prosegue il tesseramento, c’è ancora qualcuno in ferie, ma abbiamo ripreso le riunioni. Come Democratici per Crescentino ci siamo riuniti e Franco Allegranza ha illustrato quanto è avvenuto in Consiglio comunale. Come partito ci riuniremo e valuteremo come organizzarci. Per la segreteria vedremo se oltre a me c’è qualche altro candidato, le porte sono aperte a tutti. Se si vuole pensare al futuro non ci sono alternative, vanno unite le due liste di centro sinistra che si sono presentate alle comunali. I componenti della lista “La città che cambia” avevano creduto in me proponendomi, negli incontri preelettorali, come candidato sindaco; ora devo sentire che intenzioni hanno: se vogliono iscriversi al partito, dare una mano tutti insieme».

Dante Balzola, uno dei fondatori del circolo ed ex segretario, dice: «ad ottobre bisogna nominare segretario e direttivo coinvolgendo tutti, giovani e vecchi. Magari discutendo, ci sono ruggini come in tutte le famiglie, l’importante è non fare muro contro muro, ma che si torni a fare politica. Devono entrare i giovani, quelli che hanno voglia; ne abbiamo incontrati parecchi in campagna elettorale, anche senza esperienza. Guardando a quel che accade in città, sono preoccupato da certi atteggiamenti, anche se me lo aspettavo: la cerimonia dell’8 settembre è stata una buffonata, un’operazione di restyling di Greppi che l’ha trasformato nel 24 maggio, omaggiando il monumento agli Alpini. Non ha neanche avuto la dignità di fermarsi davanti al cippo nel viale, di far mettere due fiori, di pronunciare la frase “rappresaglia nazifascista”: no, ha detto che i Nove Martiri «sono stati presi per caso». Far parte di un partito non è solo far asfaltare le strade, è anche ribattere a queste provocazioni: questo è il compito di noi “vecchi”. Per il resto ne starò fuori, non farò parte del direttivo, sono del ‘43; a gestire il circolo ci vogliono quelli del ‘93».

Claudia Demarchi, insegnante, già amministratore comunale: «Il problema è che oggi nel Partito Democratico non si parla di politica vera: ci si deve domandare quale sia la funzione di un partito. Per me è discutere le questioni concrete che interessano le persone, a più livelli. In un circolo di una piccola città non si risolvono i conflitti mondiali, ma è sempre un momento di confronto; invece, oggi come oggi, il Pd non è strutturato così a nessun livello. Le ragioni per cui il partito è nato permangono tutte e non vedo alternative credibili, restano però perplessità su un progetto non compiuto. Quello che mi disturba è lo scontro generazionale con tutto quello che ne consegue; chi solleva questioni politiche di fondo viene liquidato come “gufo”, sembra quasi il concetto berlusconiano del “lasciatemi lavorare”, il che in un partito con tali sensibilità culturali mi sembra sbagliato. Per quanto mi riguarda non prenderò parte attiva al circolo, non ci sono le condizioni: mi sembra ridicolo dare le dimissioni dal direttivo e poi riproporsi come se niente fosse».

Giulia Tararà, giovane componente uscente del direttivo, formula un auspicio: «Spero che non sia il Pd del passato, con le stesse facce, ma che sia giovane e con volti nuovi. Certo, anche i membri “storici” del partito ci devono essere, ma non in prima linea. Non abbiamo ancora avuto incontri per trattare questo tema; dipende però dalle condizioni. Io mi ripropongo: non come segretario, perché ho altri impegni personali, ma nel direttivo ci sarò. Era nata anche l’idea di formare qui a Crescentino un gruppo di Giovani Democratici, al momento il progetto è in stand by».

Lucio Gabutti, insegnante, scrittore, giornalista, riflette: «Sono e resterò iscritto al Pd. È sicuramente un partito interclassista (come la vecchia Dc, per intenderci), ma con una vocazione di eguaglianza, di solidarietà e di libertà che affonda le radici in secoli di storia. Occorre che i nostri militanti ed elettori sappiano di più di questo continuo “divenire e trasformarsi” di una forza politica: passerebbero molte paure del cambiamento e tornerebbe la voglia di rivoltare come un calzino questo nostro mondo. E forse si eviterebbero, per restare nel nostro piccolo mondo crescentinese, errori madornali come il presentare due liste di centro sinistra (anzi, tre) allo stesso elettorato, per le elezioni comunali: Allegranza, Massa e Alati hanno perso una corsa già vinta. La lista Greppi, un gruppone di centro destra che eufemisticamente possiamo chiamare eterogeneo, ha vinto per la divisione del centro sinistra. Gli altri contano poco, almeno al momento. L’unica alternativa al centro destra la può costruire il Partito Democratico. Chiaro che dirigenti, attivisti e iscritti del Pd crescentinese devono “dichiarare la pace” con quei militanti democratici non ufficiali, che tuttavia in campagna elettorale hanno cercato la sponsorizzazione di esponenti di spicco del Pd come Sergio Chiamparino. Gli elettori delle due liste (anzi, mi correggo di nuovo: delle tre liste) hanno già dimostrato la loro volontà unitaria con il loro voto compatto alle contemporanee elezioni europee e regionali. Che aspettano i giovani e meno giovani, che hanno partecipato alla campagna elettorale a raccogliere questo messaggio dell’elettorato? Chi prenderà l’iniziativa? Basta anatemi e veleni con i giocattoli elettronici. Basta con esclusioni e chiusure. Servono inclusioni e aperture. Personalmente credo che sia possibile, anche in tempi brevi. Certo bisogna metterci testa e coraggio». E su un suo eventuale impegno in prima persona risponde: «Non ho intenzione di assumere incarichi nel Pd crescentinese. Qualora qualcosa si muovesse nella giusta direzione, spero ci sia spazio per dare il mio contributo di memoria, esperienza e soprattutto conoscenza, che ho maturato in tanti anni di studio e di insegnamento».

Silvia Baratto

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