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La voce del padrone: Iren trasforma Atena in Ireti

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La voce del padrone: Iren trasforma Atena in Ireti

Arrivano in Consiglio le modifiche allo statuto dell’ex municipalizzata (che dovevano essere approvate entro il 30 giugno), compreso il cambio di denominazione. Ma al Comune non piacciono quelle deliberate dai rappresentanti del Comune

VERCELLI. Tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale convocato per il 27 luglio c’è l’«adeguamento dello statuto sociale della società Atena spa alla normativa vigente in tema di unbundling funzionale e rebranding». Di cosa si tratta?

La compravendita delle azioni
Breve riassunto dei prodromi della vicenda. Il 17 dicembre 2015 il Consiglio comunale di Vercelli approvò uno “schema di contratto preliminare di compravendita delle azioni” di Atena spa e un “accordo quadro con Iren Emilia spa”. La Città, che fino a quel momento era stata l’azionista di maggioranza di Atena spa, a seguito di questo accordo e di un aumento di capitale di 50 milioni di euro non sottoscritto dalla Municipalità, diventò socio di minoranza, al 40%. A comprare le azioni messe in vendita dal Comune (il 7,97% del capitale, ad un prezzo di circa 10,5 milioni di euro) e a sottoscrivere l’aumento di capitale fu Iren Emilia spa. Anzi, meglio: fu Ireti spa, nuova denominazione di Iren Emilia spa dal 1° gennaio 2016. L’azionariato di Atena spa è quindi costituito, da circa un anno, da Ireti spa (controllata di Iren spa) al 60% e dal Comune di Vercelli al 40%.

Chi comanda ora in azienda
Il nuovo “azionista di riferimento” di Atena spa è quindi Ireti spa, società del Gruppo Iren che gestisce la distribuzione di energia elettrica, gas e acqua; in Ireti spa sono confluite le attività che prima erano di competenza di diverse società del Gruppo Iren: Iren Emilia, AEM Torino Distribuzione, Genova Reti Gas, Iren Acqua Gas, Acquedotto di Savona, Eniatel e Aga.
Il consiglio di amministrazione di Atena spa è composto da sette membri: quattro indicati da Ireti spa e tre dal Comune di Vercelli.

Cos’è il TIUF
L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha approvato nel 2015 il Testo integrato di unbundling funzionale (TIUF), a cui tutte le aziende del settore devono uniformarsi. Il TIUF contiene una serie di “regole di separazione funzionale” che hanno la finalità di
– favorire lo sviluppo della concorrenza nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale
– garantire la neutralità della gestione delle infrastrutture essenziali per lo sviluppo di un libero mercato energetico;
– impedire discriminazioni nell’accesso e nell’uso delle informazioni commercialmente sensibili;
– impedire trasferimenti incrociati di risorse tra i segmenti delle filiere.
Anche Atena spa deve adeguare il proprio statuto al TIUF, e per questo è stata convocata l’assemblea dei soci, che si è aperta il 30 giugno.

Le modifiche allo Statuto
E’ trascorso quasi un mese e l’assemblea è ancora aperta. Aperta perché i due soci devono accordarsi sulle modifiche allo statuto. E siccome le variazioni statutarie necessitano del voto favorevole dei 2/3 (il 66,6%) dell’assemblea dei soci, e Ireti spa è al 60%, l’assenso della Città di Vercelli (che ha il 40% delle azioni) è fondamentale.
Le modifiche proposte dal consiglio d’amministrazione agli azionisti sono tre: agli articoli 1 (denominazione), 4 (oggetto) e 15 (deliberazioni del consiglio d’amministrazione). Ma sebbene la proposta di nuovo statuto sia stato redatta dal cda a marzo, e l’assemblea dei soci si sia aperta a giugno, la Giunta del Comune di Vercelli ha cominciato ad occuparsene solo dalla prima settimana di luglio, e la Commissione consiliare competente si è riunita solo ieri, 24 luglio. E ha pure faticato a raggiungere il numero legale: oltre all’assessore di ritorno Andrea Coppo, erano presenti solo il presidente Adriano Brusco e i consiglieri Mariapia Massa e Costantino Zappino; assenti Pier Giuseppe Raviglione, Teresa Marcon, Maurizio Randazzo, Renata Torazzo e Rosaria Vinci. I tre presenti hanno rimarcato il ritardo con cui il tema viene posto in discussione («il cda l’ha deciso a marzo…»), Coppo ha risposto: «fino a poche settimane fa io in Giunta non c’ero».

La nuova denominazione
Sulle modifiche all’articolo 4, poco da dire: è un copia-e-incolla di quanto previsto dal TIUF sulle regole di separazione funzionale.
Quanto all’articolo 1, invece, il cda propone di cambiar nome alla società: da Atena spa a Ireti spa. Non potendosi più chiamare Atena perché deve distinguersi da Atena Trading srl (la società del Gruppo che “vende” energia e gas), i sette del cda propongono di chiamarla Ireti Vercelli. Nome che non piace al sindaco Forte e all’assessore Coppo («fa troppo Iren…»), che giovedì in Consiglio proporranno un emendamento per proporre di chiamarla AsmEG («Asm com’era una volta quando era municipale, più EG che sono le iniziali di Energia e Gas»). Un altro emendamento sul nome della società è già stato depositato da Sinistra e Voce Libera.

Nomina sunt consequentia rerum
Sul punto si aprono (almeno) due serie di considerazioni.
La prima: l’azienda, comunque la si chiami, da oltre un anno non è più “municipale”: non lo è più perché, come si è visto, l’Amministrazione Forte ha deciso di cederne la maggioranza al socio privato. Chiedere di «non chiamarla Ireti perché è troppo forte il riferimento a Iren» è il massimo dell’ipocrisia: quell’azienda («la nostra grande Atena»), ormai, è controllata da Iren attraverso Ireti, e il Comune s’acconcia. Ma è meglio non dirlo così esplicitamente ai vercellesi perché se no s’incupiscono? Cos’è, marketing renziano?
La seconda: nel cda, che è di sette membri, siedono tre rappresentanti del Comune: il presidente Sandro Baraggioli e i consiglieri Francesco Bavagnoli e Pier Luigi “Peo” Ranghino. Che evidentemente – se il nuovo brand non piace né al sindaco, né all’assessore né a una capogruppo di maggioranza – hanno deliberato la proposta di modifica allo statuto senza chiedere preventivamente un parere al socio che li ha designati. Ciò significa che il Comune in Atena non solo è sceso dal 60 al 40%, ma nemmeno ha più il controllo dei suoi rappresentanti in cda: i tre, evidentemente, hanno mangiato la foglia e si uniformano ai voleri del nuovo “socio forte”. Il Comune, quindi, per farsi sentire è ora costretto a tentare «una forzatura», come ha spiegato Coppo in Commissione: cambiare in assemblea dei soci un testo già licenziato dal cda.

Il punto G
L’ultima modifica allo statuto proposta dal cda è quella all’articolo 15, nella parte che regola i rapporti tra consiglio d’amministrazione e Gestore Indipendente. Anche su questo, per conservare al Comune un minimo di «potere contrattuale», l’assessore Coppo propone un emendamento: l’inserimento, dopo i punti da a) a f), di un punto g) che preveda che a votare l’organo collegiale sia una maggioranza di almeno 6 consiglieri su 7, e che quindi il voto dei rappresentanti del Comune sia determinante. Sull’effettiva indipendenza di questo Gestore («sarà collegiale o monocratico affidato all’ad Fabrizio Tucci?»), sui compensi e sui suoi rapporti con il cda («c’è un possibile conflitto di interessi»), il consigliere ex M5S Adriano Brusco ha promesso battaglia in aula. Già in Commissione – di cui è presidente – Brusco non voleva partecipare alla votazione, ma i funzionari gli hanno fatto notare che essendo solo in tre sarebbe venuto a mancare il numero legale. E allora è rimasto al tavolo, ma si è astenuto.

Umberto Lorini
direttore@lagazzetta.info

[nella foto: Sandro Baraggioli e “Peo” Ranghino, rappresentanti del Comune nel cda di Atena spa]

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