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La pia virtù del dipingere: le opere della monaca pittrice Orsola Caccia

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Tra gli studiosi della pittrice Orsola Caccia un rilevante contributo alla conoscenza dell’artista viene dalla storica dell’arte di origine ciglianese Antonella Chiodo, che nell’anno accademico 2002-2003 dedicò la sua tesi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Parma a «La pia virtù del dipingere»: Orsola Maddalena Caccia. Aspetti di ricerca sulla vita e sulle opere della monaca pittrice, e nello stesso anno pubblicò sulla rivista dell’Archivio di Stato di Vercelli e delle sezioni di Biella e Varallo “Archivi e storia” l’articolo Orsola Maddalena Caccia. Note in margine alla vita e alle opere di una monaca pittrice, per riprendere il tema alcuni anni dopo, nel 2007, sul “Bollettino Storico Vercellese”, con La produzione artistica di Orsola Maddalena Caccia nel Vercellese.

Archivi e storia

La pittrice, secondogenita del celebre pittore Guglielmo Caccia e di Laura Oliva, figlia del pittore trinese Ambrogio, fu battezzata a Moncalvo il 4 dicembre 1567 con il nome di Theodora. Quando divenne monaca scelse di chiamarsi Orsola Maddalena. Entrò nel monastero di clausura delle Orsoline di Bianzè – oggi sede municipale – intorno al novembre 1620, dove già erano monacate due sorelle e giungerà anche la quarta (Francesca, anch’ella pittrice). Vi rimarrà per cinque anni, fino al 1625, quando tornerà in patria, a Moncalvo, nel nuovo convento la cui costruzione era stata voluta dal padre Guglielmo.

In terra monferrina fu badessa ed esercitò la pittura in un’area del monastero dedicata, avendo ricevuto per testamento il corpus di tele, disegni, colori e strumenti da lavoro del padre ed essendone stata designata come erede artistico già quando Guglielmo era ancora in vita ma in precarie condizioni di salute.

La studiosa propone una puntuale ricostruzione documentaria della biografia e delle opere, alla luce della fortuna critica, purtroppo ancora non amplissima, della pittrice, sottolineandone la caratura artistica al di fuori del solco paterno, sia nella pittura devozionale che per il neonato genere della natura morta.

Nella sua analisi Chiodo tocca anche diverse opere conservate nel Vercellese, annoverando nel catalogo formato da dipinti già noti ed inediti anche due tele a Bianzè, una in parrocchiale di Trino e altre nella chiesa di San Francesco ed una a Livorno nella chiesa del santo di Assisi.

Claudia Carra

Antonella Chiodo, Orsola Maddalena Caccia. Note in margine alla vita e alle opere di una monaca pittrice, in “Archivi e storia” n. 21-22, gennaio-dicembre 2003, pp. 153-202.

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