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La Fiom: la Camusso non doveva firmare senza preventiva consultazione interna

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La Fiom: la Camusso non doveva firmare senza preventiva consultazione interna
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Torino. I metalmeccanici e l’accordo sulla rappresentanza.

Si è riunito il 28 gennaio a Torino, nella sede della Cgil in via Pedrotti, l’attivo della Fiom; oltre a delegati e lavoratori iscritti al sindacato metalmeccanico anche colleghi della Cgil. Sul tavolo l’accordo sulla rappresentanza firmato il 10 gennaio scorso, che presenta alcune criticità. La prima è sul metodo: il segretario nazionale Susanna Camusso lo ha firmato senza consultare la dirigenza, lo stesso segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha saputo della firma congiunta dei tre sindacati dai media, e a cascata l’hanno saputo i lavoratori, «in violazione del meccanismo democratico del nostro Statuto» afferma Alessandro Triggianese, Rsu della Gammastamp di Bianzè, presente con altri colleghi vercellesi.

Inoltre l’accordo è frutto dei due precedenti, sottoscritti a metà dello scorso anno, che era stato chiesto fossero tramutati in legge. Invece è un accordo che contiene norme sfavorevoli alla rappresentanza sindacale, che la Fiom vorrebbe fosse aperta a tutti e non lo sarà, anzi verrà limitato il ruolo delle Rsu; potranno essere sanzionati i delegati che vadano contro l’azienda, arrivando anche al licenziamento. È l’estensione del “modello Fiat” a regime normativo.

Triggianese esprime preoccupazione: se da un lato si va verso il XXVII Congressso Cgil, che vedrà un forte dibattito interno viste queste premesse e che comunque «deve andare avanti», dall’altra «sono sempre di più le ditte che chiudono, bisogna andare avanti giorno per giorno sul territorio. Vercelli è una delle province più mal messe, non registra spunti per altri tipi di lavoro e le numerose aziende padronali non hanno saputo rinnovarsi».

Silvia Baratto

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