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La figura di Guglielmo da Volpiano e di alcune donne legate alla sua storia

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CRESCENTINO. Nel 2008 a San Genuario l’associazione “Franco Francese” organizzò un convegno dedicato a “De Gulielmo et de mulieribus” per approfondire la figura di Guglielmo da Volpiano e di alcuni personaggi storici femminili a lui legati.

I relatori furono gli storici Dorino Tuniz e Marina Airoldi, il primo docente di Storia della chiesa all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara, condirettore della rivista culturale “Novarien” e autore di molte importanti pubblicazioni, tra cui la traduzione e la cura con Giancarlo Andenna dell’opera di Rodolfo il Glabro, monaco scrittore e biografo di Guglielmo.

de Guglielmo et de mulieribus

La studiosa, scomparsa a soli 68 anni nel 2013, era anch’ella docente all’ISSR e collaborava con “Novarien”. Tra le sue pubblicazioni L’Hospitale di Santa Lucia: un’istituzione novarese dal 1599 al servizio del disagio giovanile e con il marito Maddalena di Canossa. La carità è un fuoco che sempre più si dilata, San Paolo Edizioni.

Gli atti del convegno sangenuarese sono aperti dalla prefazione dell’archivista Alessandra Cesare, che tra gli altri aspetti mette in luce la scarsissima presenza di documenti della comunità monastica di San Genuario dall’epoca della sua fondazione, nel 707, fino al XII secolo. Ancora nel XIII secolo era una piccola comunità: nel 1203 aveva 12 monaci, mentre la vicina cistercense Lucedio 47, e 27 conversi.

Dorino Tuniz tratteggia gli aspetti fondamentali de L’età di Guglielmo. Il futuro abate benedettino e architetto, figlio del nobile Roberto e di Perinzia, nasce durante l’assedio portato all’Isola di San Giulio dal re di Germania Ottone di Sassonia contro la moglie di Berengario, la regina Villa.

Il monaco Guglielmo è conosciuto in Europa come Guglielmo di Digione, perché qui fondò il monastero di San Benigno, o Guglielmo di Fécamp, località in cui creò un altro cenobio e in cui morì, in Italia è detto in qualche caso Guglielmo da Orta, per i suoi natali, ma soprattutto Guglielmo da Volpiano. Qui aveva trovato rifugio suo nonno Vibone, aristocratico della Svevia. A poca distanza da Volpiano, a San Benigno, il nipote avrebbe dato vita ad una delle sue più alte realizzazioni, l’abbazia di Fruttuaria, indipendente da vescovi e autorità laiche.

Il legame di Guglielmo con San Genuario si colloca nei suoi primi anni, sette per la precisione, quando, ultimo di quattro fratelli, fu presentato come oblato nel monastero dei SS. Maria e Michele. Il saggio di Marina Airoldi ricostruisce invece una storia tutta al femminile, che si serve degli archetipi per spiegare quanto le fonti del tempo affermano delle regine Villa e Adelaide, moglie di Ottone e madrina di Guglielmo, e della madre di lui, Perinzia.

Claudia Carra

Atti del Convegno San Genuario 25 ottobre 2008 “De Gulielmo et de Mulieribus”, associazione culturale “Franco Francese”.

 

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