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Il vuoto culturale di chi guarda con il paraocchi

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Il vuoto culturale di chi guarda con il paraocchi

Davvero a Crescentino c’è un «disperato vuoto di rapporti, di convivenze e condivisioni» e «manca ormai del tutto il senso di iniziative di gruppi e singoli»?

In un recente post sul suo blog personale (dove ancora campeggia il logo “sindaca”: e aggiornarlo?), Marinella Venegoni lamenta lo «spaventoso vuoto culturale» che a suo parere caratterizza l’odierna Crescentino, e ovviamente l’altro blogger le dà ragione. Dopo una decina di righe in cui – lei che conosce il mondo – spiega diligentemente – a noi barotti – cos’è la cultura, madame sfoglia i giornali locali e afferma che «manca ormai del tutto, nella nostra realtà locale, il senso di iniziative di gruppi e singoli», che ci sono «zero serate dove anche litigare magari, ma vivere», che c’è un «disperato vuoto di rapporti, di convivenze e condivisioni» e che «l’ultimo dibattito pubblico era del Pd».
Ora: a parte quest’ultima asserzione, smentita dai fatti (l’ultimo dibattito pubblico, in ordine di tempo, l’ha organizzato una sera di poche settimane fa in Municipio la Federazione provinciale del Psi su “Sviluppo economico, diritto del lavoro e tutela dell’ambiente nel nostro territorio”), la questione è: davvero Crescentino attraversa un periodo di «spaventoso vuoto culturale»?
Non c’è più la stagione teatrale all’Angelini, certo. Teatro di cui comunque i giornali locali sfogliati da Venegoni si occupavano pochissimo (solo uno pubblicava le presentazioni degli spettacoli e le recensioni), se non per riempire una pagina con le foto di come arrivavano abbigliate e pettinate e ingioiellate le signore la sera della “prima”: anvedi che cultura. All’Angelini, comunque, si continua tuttora a far musica e danza, corsi e saggi soprattutto con bambini e ragazzi: ma siccome non vengono attori o cantanti famosi o gente del suo mondo, per Venegoni tutto ciò non esiste.
Crescentino, poi, è città di mostre: solo l’anno scorso il gruppo CMT ne ha organizzata una sulle donne astronaute, una di ferromodellismo e una con le opere di bravissimi disegnatori, illustratori, fumettisti ecc., e forse dimentichiamo qualcos’altro. Tanti visitatori, tra cui probabilmente non Venegoni.
C’è poi la sezione Anpi, che continua incessantemente a promuovere interessanti attività con gli studenti, negli ultimi mesi ha organizzato una serie di incontri in occasione del 70° della Repubblica e presentazioni di libri. Ad ottobre, poi, sempre l’Anpi ha organizzato una serata musicale all’Angelini e per il prossimo 11 marzo sta preparando, in Municipio, un evento di video-art con la pittrice Giulia Alemanno.
Potremmo andare avanti a lungo, elencando i concerti nella Confraternita di San Michele (che oltretutto sta facendo un gran lavoro per catalogare il proprio patrimonio artistico), gli incontri pomeridiani – spesso molto interessanti – dell’UniTre o gli eventi promossi da Daniela Mosca a San Genuario, e altre iniziative culturali organizzate (non dal Comune: cavare il sangue dalle rape è sempre stata operazione difficile) a Crescentino o da crescentinesi, ma sarebbe inutile: per chi guarda con il paraocchi, quel che sta di lato non esiste. Il problema, per Venegoni, è che a Crescentino tutto ciò che non è organizzato da lei o dal suo partito, e dove lei – o qualche suo amico o parente – non è protagonista o invitata, non è abbastanza culturale, è roba per gente con orizzonti limitati. E allora, nel personale universo di cui lei è al centro, ribalta questo suo «disperato vuoto di rapporti, di convivenze e condivisioni» sull’intera città.   (u.l.)

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