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Il vicesindaco Speranza “uomo-sandwich” al mercato: «tolgono gli alloggi agli italiani e li danno ai migranti»

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Il vicesindaco Speranza “uomo-sandwich” al mercato: «tolgono gli alloggi agli italiani e li danno ai migranti»

CRESCENTINO. Il vicesindaco Carmine Speranza si è improvvisato uomo-sandwich e, aggirandosi fra i banchi del mercato settimanale, ha distribuito volantini per protestare contro l’arrivo di dodici richiedenti asilo che saranno alloggiati, a cura di una cooperativa, alle “case Bianco” un via Mazzini.
Con un fascio di volantini in mano Speranza ha manifestato pubblicamente tutto il suo dissenso contro le scelte del Governo Renzi in tema di immigrazione e contro le decisioni logistiche della Prefettura di Vercelli.
«A Crescentino – afferma – ci sono numerose famiglie che vivono in situazioni disagiate e lo Stato non fa nulla. E ora la Prefettura di Vercelli, rappresentante del Governo sul territorio, ha deciso di inviare in via Mazzini 12 presunti profughi a 35 euro al giorno. In quello stesso stabile vivono diverse famiglie di cittadini italiani che hanno ricevuto lo sfratto per morosità: quindi verranno sfrattati e messi fuori, mentre negli alloggi accanto gli stranieri vivranno tranquillamente sovvenzionati dal Governo. E’ paradossale: lo stesso alloggio potrebbe essere tolto agli italiani e dato agli altri».
E allora «ci vuole parità di diritti: anche agli italiani bisognosi devono essere concessi gli aiuti che vengono concessi agli immigrati. E’ una situazione inaccettabile, odiosa, ignobile, a cui si deve porre rimedio. Sulla ripartizione dei migranti sul territorio e sull’assegnazione delle case il Comune non può farci niente, ha le mani legate, ma organizzerò una raccolta di firme».

 * * *

Speranza di capire

Ancora una volta, di fronte all’ennesima piazzata di Carmine Speranza, vien da pensare: se dedicasse allo studio e alla comprensione dei problemi le stesse energie che dedica alla promozione di se stesso, probabilmente sarebbe il massimo esperto mondiale di quel che dice. Invece, purtroppo, sulla questione dei migranti e delle case il vicesindaco di Crescentino fa l’uomo-sandwich senza sapere di cosa parla.
Per chi è cittadino italiano, le case ci sono. Sono case popolari, certo, e non ce n’è una quantità disponibile per tutti i richiedenti. Ma esiste una procedura per chiederne l’assegnazione (esiste da decenni, chissà se Speranza si ricorda di quando a Crescentino venivano date in gran parte alle famiglie provenienti dal meridione), ci sono le graduatorie; se poi, una volta che la casa è stata assegnata, ci si va ad abitare ma non si paga l’affitto all’Atc… dopo qualche anno a pagarlo è il Comune (se vuole i dati di Crescentino, il vicesindaco non ha che da chiedere in Municipio: sono decine di migliaia di euro). In più il Comune di Crescentino qualche anno fa aveva preso in affitto numerosi alloggi di un immobile in via Mazzini – le ormai celebri “case Bianco” – per collocarvi le famiglie in situazione di emergenza abitativa. Quindi non è vero che gli italiani senza casa non vengono aiutati: c’è almeno una cinquantina di famiglie italiane, nella sola Crescentino, che stanno in case… a carico della collettività. E alcune ci stanno da decenni.
Nelle “case Bianco”, poi, ora arrivano i migranti al posto degli italiani… perché il Comune di cui Speranza è vicesindaco ha deciso, non rinnovando la convenzione in essere, di non dare più le case agli italiani. E siccome Bianco non intende lasciare gli alloggi vuoti e sfitti, li affitta a una cooperativa che ci mette i migranti. Pecunia non olet.
Speranza blatera di «parità di diritti» senza pensare che il diritto alla casa, per quanto discutibile e provvisorio, i migranti appena arrivati in Italia non ce l’hanno. E quindi lo Stato, anziché lasciarli in mezzo a una strada o sotto i ponti, attraverso le Prefetture cerca posti in cui alloggiarli. Non dà loro 35 euro al giorno, non dà «sovvenzioni ai profughi» come il vicesindaco va dicendo mentre distribuisce volantini al mercato: lo Stato italiano (e in parte l’Unione Europea, ma il discorso sarebbe lungo) dà contributi a soggetti – pubblici o privati – che con quei soldi devono (dovrebbero…) alloggiarli, sfamarli, vestirli, insegnar loro la nostra lingua. Poi, certo, uno può anche non essere d’accordo con questa politica di accoglienza, e pensare che sarebbe meglio ributtarli a mare o farli morire affogati sui barconi marci nel mezzo del Mediterraneo: ma allora – anche solo per coerenza – potrebbe evitare di riempire la propria pagina facebook con immagini di Cristo o della Madonna o del Papa, come Carmine Speranza è solito fare.
Infine, non è vero – come invece Speranza dice ai concittadini e ai giornalisti lacché – che con i migranti «il Comune ha le mani legate», che «ne mandano qui a decine e noi amministratori comunali non possiamo farci niente»: tutte balle. I Comuni che, accordandosi con le Prefetture, aderiscono allo Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), in cambio della disponibilità ad accogliere un numero di migranti rapportato alla popolazione residente (non più di 4 o 5 ogni mille abitanti) hanno la certezza che sul territorio comunale i privati – singoli o cooperative – non potranno istituire Cas (centri di accoglienza straordinaria). Quindi se il Comune, anziché fare spallucce, avesse stipulato un accordo con il Governo (in provincia di Vercelli alcune Amministrazioni comunali l’hanno fatto), a Crescentino i migranti sarebbero molti meno, e non sarebbero “gestiti” da privati in frazione Monte o in edifici del centro: perché quei Cas non ci sarebbero.
Il punto fondamentale, però, è che Carmine Speranza – facendosi scudo della tesi sovranista “prima gli italiani” – non vuole i migranti: né gestiti dai privati (che prendono i soldi), né dal Comune (perché in quel caso, anziché aggirarsi per il mercato con cartelli al collo, un vicesindaco dovrebbe lavorare per garantire assistenza – utilizzando i contributi dello Stato – a quei pochi che gli sarebbero affidati). A Speranza, immigrato del ventesimo secolo, danno fastidio gli immigrati del ventunesimo. Solo che, anziché studiare questo fenomeno migratorio epocale e rendersi conto che, volenti o no, ci siamo immersi e dobbiamo affrontarlo, preferisce aggirarsi da uomo-sandwich tra i banchi del mercato a sobillare i concittadini e cercar voti per le prossime elezioni.

Umberto Lorini

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