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Il PUC “La città nel verde” ai Cappuccini, spiegato

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Il PUC “La città nel verde” ai Cappuccini, spiegato
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Piccolo “Bignami” per capire i passaggi formali dell’operazione urbanistica, chiesta dai proprietari dei terreni nel 2012, che da qualche mese la Giunta Forte sta faticosamente cercando di portare avanti

1. Di fatto, quella è un’area agricola: se uno va lì, oggi, trova dei campi coltivati. Sulla carta (sul Piano Regolatore), però, è definita “area di riconversione”, “assoggettata a disciplina di trasformazione con destinazione residenziale a bassa densità”. Ecco perché il sindaco Maura Forte non vuol sentir parlare di area agricola e sottolinea in ogni sede – soprattutto a beneficio degli esponenti di Forza Italia – che «trattasi di una previsione di Piano Regolatore vigente dal 2011 e portata avanti dalla precedente Amministrazione, e non già di una Variante».

2. Il Piano Regolatore prevede però (art. 32.2.) che, per costruire in quell’area, ci si debba attenere a un “Progetto Unitario di Coordinamento a cura dell’Amministrazione comunale”. Progetto che – dice ancora il Prg – “sarà formato a seguito di richiesta da parte di soggetti che rappresentano almeno un comparto minimo di intervento”, quantificato in 25.000 mq di Superficie Territoriale.

3. I soggetti proprietari che rappresentano un comparto minimo di intervento hanno presentato istanza di attivare il Progetto Unitario di Coordinamento. Sì, ma l’hanno presentata il 5 settembre 2012: quasi cinque anni fa.

4. Nessuno – nè il sindaco Maura Forte, né chi l’ha preceduta, né il settore urbanistica del Comune – ha ancora spiegato, in qualche atto, perché l’istanza presentata dai proprietari nel 2012 sia rimasta lettera morta fino al 2017, quando – si legge in una determina dell’aprile scorso a firma della responsabile Simona Anglesio – “è stata reiterata di recente in via informale da parte dei medesimi soggetti”. Che l’abbiano reiterata chiaccherando in un bar del corso, o in tribuna allo stadio, o presentandosi in municipio… non è dato saperlo: «in via informale», e tanto basti.

5. Comunque il 24 aprile 2017, sollecitate dagli uffici, sono pervenute in Municipio le offerte di due professionisti – l’architetto urbanista Gregorio Praderio e l’avvocato Maura Carta, entrambi di Milano – per la predisposizione del PUC. Il giorno stesso la Anglesio, con apposita determina, ha affidato loro gli incarichi: 5709,60 euro (lordi) al primo e altrettanti alla seconda.

6. I due professionisti hanno lavorato alacremente: in dieci giorni il PUC era pronto e consegnato in Municipio. La Giunta (assente l’assessore Andrea Raineri) l’ha esaminato ed approvato, a tambur battente, nella seduta del 5 maggio.

7. Il punto è tra “dovere” e “potere”. Gli uffici – sostiene la Anglesio – dovevano far predisporre il PUC, essendo stato richiesto dai proprietari dei terreni (dovrebbe anche spiegare perché abbiano dato corso all’istanza dopo più di quattro anni dalla presentazione). Ma siccome la norma prevede che il PUC debba passare in Giunta, Commissione e Consiglio, questi organi – prettamente politici – possono decidere, discrezionalmente, di approvarlo o di respingerlo. «Per esempio – argomenta Alessandro Stecco (Lega Nord) – se si valuta che le esigenze edilizie odierne della città sono mutate rispetto al 2012, il Consiglio potrebbe decidere di commissionare una Variante che elimini alcune aree edificabili». In maggioranza, invece, c’è chi – come Daniele Peila, capogruppo del Pd – cerca di far passare l’approvazione come un “atto dovuto”: «dobbiamo solo valutare la conformità del PUC rispetto al Piano Regolatore». Valutazione tecnica che hanno già fatto gli uffici.

8. Perché, improvvisamente, c’è tutta questa fretta di approvare il PUC? I motivi, sottaciuti, sono essenzialmente due. Il primo è che, essendo trascorsi quasi cinque anni dalla presentazione dell’istanza, potrebbe essere in scadenza un’opzione (di chi?) su quei terreni, il cui valore – a PUC approvato – cambierebbe sensibilmente. Il secondo è che sia la Regione che il Parlamento stanno legiferando nell’ottica di ridurre il consumo di suolo: forse qualcuno teme che una modifica della normativa potrebbe “congelare” l’edificabilità di terreni che lo sono solo sulla carta, e allora cerca di portarsi avanti per renderla irreversibile. Anglesio sostiene che «anche se cambia la legge saranno fatte salve le aree che nei Piani Regolatori sono già classificate come edificabili»: ma per evitare contenziosi c’è qualcuno che spinge perché il PUC dei Cappuccini venga approvato prima possibile.

Umberto Lorini
direttore@lagazzetta.info

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