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Il Consiglio “à la carte”

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Il Consiglio “à la carte”

La battaglia regolamentare tra presidente e minoranze su prime e seconde convocazioni dell’assemblea cittadina è il sintomo di problemi ben più gravi

VERCELLI. Riassumiamo, per gli aficionados di Palazzo Civico e per gli appassionati di cavilli regolamentari, quel che sta succedendo in Consiglio comunale sull’ormai celebre mozione presentata dalle minoranze per chiedere la “revoca in autotutela del percorso amministrativo di rifunzionalizzazione delle vasche esterne del Centro Nuoto”.
La mozione è stata depositata a febbraio, con 16 firme: quelle di tutti i consiglieri di minoranza. Ai primi di marzo il presidente del Consiglio comunale, Michele Gaietta, al termine di una conferenza dei capigruppo ha deciso che la mozione sarebbe stata discussa dall’aula, “in seduta di prima convocazione straordinaria”, lunedì 13 marzo alle 18.30. Non ha però inserito giorno e ora di un’eventuale seconda convocazione.
Il 13 marzo alle 18.30 (anzi, alle 19.30: un’ora di ritardo costituisce ormai l’irrispettosa prassi), in aula c’erano solo 15 consiglieri di maggioranza, mentre la minoranza (ridotta a 13: c’erano tre assenti) è rimasta in corridoio. Gaietta, dopo l’appello, ha quindi dichiarato «deserta» la seduta: in prima convocazione, infatti, è necessario che i presenti siano almeno 16.
Il giorno dopo, martedì 14, Gaietta ha firmato una “integrazione al Consiglio comunale” già convocato per il 16 marzo, aggiungendo – in coda all’ordine del giorno – la mozione sulle piscine. Ma mentre per i primi 16 punti la prima convocazione è per il giorno 16 e la seconda per il giorno 20, per il diciassettesimo punto (la mozione piscine) ha aggiunto: “in seconda convocazione già per il giorno 16”.
Cosa significa ciò? Significa che, nello stesso giorno e nella stessa seduta (quella di oggi, 16 marzo), per discutere i primi 16 punti – che sono in prima convocazione – è necessaria la presenza di almeno 16 consiglieri, mentre per discutere l’ultimo – che è in seconda – ne bastano 14. Kafka, in confronto, era un dilettante.
Stamattina, in apertura di seduta, in aula c’erano solo 14 consiglieri di minoranza e il presidente Gaietta. Il quale, constatata la mancanza del numero legale (per i primi 16 punti, ma non per il 17°), ha immediatamente dichiarato «deserta» la seduta e se n’è andato, senza fornire ulteriori spiegazioni.
A quel punto una delegazione di consiglieri di minoranza è uscita dal Municipio e si è spostata pochi metri più in là, in via San Cristoforo, a lamentarsi con il prefetto Maria Rosa Trio per l’atteggiamento del presidente Gaietta.
La mozione sulle piscine sarà quindi discussa – salvo nuovi coups de théâtre – nella seduta già convocata per lunedì 20 marzo (quando la maggioranza dovrebbe essere presente al completo e avere quindi i numeri per respingerla), o più probabilmente – essendo all’ultimo punto dell’ordine del giorno, dopo altri 16 piuttosto impegnativi – in una sua prosecuzione.

* * *

La querelle su prime e seconde convocazioni, e sulle date (l’accordo informale sull’ultimo giovedì del mese non sempre viene rispettato) delle riunioni del Consiglio, è evidentemente solo un sintomo di quanto sia grave la situazione politica al Comune di Vercelli.
In Consiglio, innanzitutto: dove la maggioranza è tale solo per un voto (quello del sindaco), e le sedute vengono calendarizzate in funzione degli impegni extraconsiliari dei rappresentanti di Pd e Cambia Vercelli (i due di Sinistra e Voce libera, invece, ci sono sempre). E così, nel Municipio di un capoluogo di provincia di quarantamila abitanti con enormi problemi economici e sociali, la discussione politica si riduce a «la Unio c’è?», «Peila giovedì è a Vercelli?», «la Capra arriva?», «hai sentito Caradonna? viene?», eccetera. Cellulari roventi, nell’imminenza delle riunioni.
Ma la situazione politica cittadina è grave soprattutto per una ragione più profonda: la cosiddetta maggioranza che amministra Vercelli è tale per un voto in aula, ma non lo è in città. Su oltre 46 mila elettori, e su quasi 38 mila votanti, Maura Forte è stata votata da circa 8500 persone, e il suo assessore Remo Bassini (che all’epoca si era proposto come alternativo al Pd, non come stampella) da meno di 1700. Questa Amministrazione – piaccia o no: è un dato di fatto – rappresenta quindi meno di un terzo dei vercellesi che tre anni fa sono andati alle urne, e la Forte è sindaco (anche) perché al ballottaggio è stata sostenuta dalle liste SiAmo Vercelli e SiAmo i Giovani, poi passate all’opposizione.
In attesa di un piano strategico che si chiama “Vercelli 2020” forse perché – anziché prefigurare le linee dell’azione amministrativa per i prossimi tre anni – il 2020 è l’anno in cui verrà finalmente consegnato dai redattori incaricati, la Giunta Forte manda avanti iniziative estemporanee non condivise dall’intero Consiglio (la ristrutturazione della piscina e il forno crematorio sono solo gli ultimi, clamorosi esempi), sovente rimangiandosi delibere e determine, soffrendo l’operato delle Commissioni e facendo comunque una fatica tremenda; e continuerà a barcamenarsi per altri due anni cercando – quando proprio è necessario il passaggio in Consiglio – il consenso di una maggioranza che è risicatissima e, soprattutto, non è quella scelta dai vercellesi.   (u.l.)

[nella foto: il sindaco Forte, il presidente Gaietta e l’assessore Nulli Rosso in Consiglio comunale]

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