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I “ribelli” fucilati a Borgosesia protagonisti di Partigiano Inverno

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Il 22 dicembre 1943 il battaglione Tagliamento, di stanza a Borgosesia, comandato da Merico Zuccari, fucila dieci “ribelli”: un’azione dimostrativa, i fascisti avevano problemi d’ordine pubblico nel vercellese grazie anche alla stima ed al carisma che avvolgeva la figura del comandante partigiano Cino Moscatelli. Questo il punto di arrivo del romanzo Partigiano Inverno, scritto da Giacomo Verri, giornalista, insegnante, finalista al premio Calvino 2011.

partigiano inverno

Un libro corposo, ricco da qualunque parte lo si volga, a partire dal titolo e poi percorrendo le pagine, perdendosi nell’uso del lessico, negli ammiccamenti letterari; ritratti di persone e non costruzione di personaggi, narrazione storica e introspezione a stella, come accade nella realtà e non nei trattati di filosofia. Oaspetto ha valore in sé senza essere staccato dal contesto generale di cui partecipa, mantenendo le caratteristiche proprie e nel contempo amalgamandosi. L’autore ha definito Partigiano Inverno uno “slow book”, un libro da leggere con calma; non è difficile o pesante, ha molto da dire e da dare.

Certo, si può tratteggiare: un capitolo al giorno, un calendario dell’Avvento dove si muovono i tre protagonisti, Umberto Dedali, un ragazzino di dieci anni, Jacopo Preti, ventenne universitario salito alla montagna, e Italo Trabucco, insegnante a riposo; sulla realtà storica s’innesta il verosimile letterario, tre persone, tre età emblematiche collegate dal denominatore comune del cambiamento. Se da un lato c’è la storia, c’è il 25 luglio, dall’altra ci sono le persone; per Umberto, nato nel fascismo, è la scoperta di un altro mondo, il giovane vuole partecipare alle azioni per dimostrare il proprio valore all’amata Flora, per Trabucco giunge il difficile momento di confrontarsi con se stesso.

I nomi dei personaggi sono una sciarada letteraria, il linguaggio evolve insieme al racconto, riflessi vernacolari e non dialetto, termini coltissimi e volgari, non è il veicolo esterno ma una parte di esso, le parole sono suoni che emanano dalla crescente atmosfera di tragico, al punto da sconfinare nel grottesco. Col tempo la memoria si fa labile e diafana, le commemorazioni perdono di spessore, le testimonianze non sono dirette, è per questo motivo che vengono ricostruite le scene della torture, la folle visione che prende il testimone della fucilazione, quando i dieci prescelti – dal fato, dal comandante, dal caso – finiscono di morire. Leggerlo, ripercorrerlo, scoprirlo è il destino di questo romanzo.

Silvia Baratto

Giacomo Verri, Partigiano Inverno, Nutrimenti, 17 euro.

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