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Cosa succede alla LivaNova?

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Cosa succede alla LivaNova?

Per decenni è stata «la Sorin», principale polo produttivo e occupazionale di Saluggia e dintorni, fonte di lavoro e reddito per tante famiglie. Ma da circa due anni – dopo la fusione con l’americana Cyberonics – va avanti a ristrutturazioni, cassa integrazione e mobilità

SALUGGIA. Sono trascorsi due anni dall’annuncio congiunto di Sorin e dell’americana Cyberonics, multinazionali del settore biomedicale, di fondersi per creare un’unica società – LivaNova – operante nei settori della cardiochirurgia, neurostimolazione e gestione del ritmo cardiaco, con sedi a Mirandola, Clamart (Francia) e Houston (Usa), presente in oltre cento Paesi con circa 4500 dipendenti. Da allora la ristrutturazione aziendale ha coinvolto anche il sito di Saluggia, in cui lavorano più di ottocento persone, ed è attualmente in corso. Spiega il sindacalista Severino Gasparini, responsabile della Filctem-Cgil: «finché c’è stata Sorin, con dirigenza italiana, il “quartier generale” era qui, le decisioni strategiche venivano prese in Italia; ora invece, per l’azienda, l’Italia è uno dei tanti Paesi in cui hanno stabilimenti, e quello di Saluggia è semplicemente un sito produttivo; ma la testa, ormai, è dall’altra parte dell’oceano, e questo ha cambiato il quadro delle relazioni industriali».
Nella primavera 2016 sono state richieste cinque settimane di cassa integrazione per 270 dipendenti, ma soprattutto è stata decisa la chiusura, a Saluggia, dell’area ricerca e sviluppo: 21 persone in mobilità, più altre 10 dell’unità valvole cardiache. «L’azienda – commenta Gasparini – ci ha spiegato che in Francia le spese per attività di ricerca e sviluppo possono essere totalmente detratte dalle tasse, mentre in Italia solo in parte; quindi, siccome a loro conviene, le hanno concentrate in Francia».
A fine 2016, sempre a Saluggia, non è stato rinnovato il contratto a 30 lavoratori interinali. Il 2017 non si è aperto meglio per il sito saluggese: una prima settimana di cassa integrazione fra il 27 febbraio e il 3 marzo, poi la richiesta per altre dodici settimane per 803 dipendenti su 815 totali; per ora ne sono state utilizzate tre (dal 18 aprile al 5 maggio), è probabile che ne scatterà un’altra tra giugno e luglio.

Houston, abbiamo un problema
Quali i motivi alla base delle continue richieste di cassa integrazione? Li abbiamo chiesti all’ufficio relazioni esterne di Livanova, che ha sede a Houston (Texas). «Al momento – spiegano – stiamo subendo un calo nelle vendite delle valvole cardiache meccaniche, compensato da un aumento delle vendite di valvole biologiche. Ci stiamo impegnando ad ottimizzare i livelli di magazzino, cercando di ridurre al minimo le conseguenze per i lavoratori. Teniamo in grande considerazione la forza lavoro specializzata del posto, oltre al forte sostegno che riceviamo da parte della comunità locale». I dati di vendita del primo trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 segnano -2,9% per la business unit valvole – che nel sito di Saluggia, tra meccaniche e biologiche, conta circa 550 addetti – e -2,1 per la CRM (Cardiac Rhytm Management), in cui sono impegnati 150 lavoratori. «Quello delle valvole meccaniche – commenta Gasparini – è ormai un mercato maturo; ci si concentra, più che sullo sviluppo di nuovi prodotti, sulla riduzione dei costi, e sul mercato globale LivaNova ha forti concorrenti».

A maggio altri 11 licenziamenti
Il 9 maggio, inoltre, l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento per altri 11 dipendenti: impiegati e quadri, tutti dell’area valvole; il sindacato ha aperto una trattativa-lampo e l’accordo è stato raggiunto ieri, 15 maggio: cinque lavoratori verranno accompagnati alla pensione mediante incentivi, per gli altri sono state concordate indennità e un servizio di job placement per trovare un’occupazione altrove. Gli esuberi sono stati motivati da LivaNova da «un significativo calo della domanda che ha interessato i nostri prodotti negli ultimi anni». Da fine settembre, quindi, a Saluggia LivaNova avrà soltanto più 804 dipendenti, di cui un centinaio tra dirigenti e quadri.

Per quest’anno, cassa. Poi però...
A preoccupare è però soprattutto un’altra dichiarazione dell’azienda: «per quest’anno sosterremo il calo di volumi con soluzioni congiunturali [il ricorso alla cassa integrazione, ndr], ma dall’anno prossimo occorrerà valutare azioni strutturali». Chiosa Gasparini: «la richiesta di cassa integrazione in Sorin non è una novità, è stata applicata più volte negli anni passati in base alle oscillazioni di mercato, anche perché si tratta di prodotti che non possono stare a lungo nei magazzini; non si era però mai arrivati a numeri così alti di cassintegrati “effettivi”; una cassa di sei settimane per 660 lavoratori significa, come quantità di ore, che – mantenendo gli attuali livelli di produzione – su base annua l’azienda nel sito di Saluggia ha 80 persone in soprannumero. L’attenzione del sindacato resta alta».

Umberto Lorini

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