In questo anno dedicato al 150° dell’Unità italiana, perché scrivere un libro su Vittorio Amedeo II? Lo si capisce leggendo L’ultimo sussulto di un re: abdicazione ed arresto di Vittorio Amedeo II di Mario Ogliaro.

Mario Ogliaro
Quello che a tutta prima ci sembra solo uno dei tanti Savoia è stato in realtà colui che “aveva saputo traghettare il vecchio Piemonte da ducato a regno, a dargli la dignità di stato e a sottrarlo dalla secolare ingerenza straniera”.
Il sovrano fu un uomo sobrio, sovrano assoluto e accorto diplomatico; la “volpe savoiarda”, come lo definisce Ogliaro, seppe costruire un regno ben organizzato, allargando la sua indipendenza alla Santa Sede, con cui concluse un accordo decisamente giurisdizionalista.
E’ qui che si collocano il matrimonio con Anna Carlotta Teresa Canalis, che diverrà marchesa di Spigno, e la sua abdicazione; entrambe le cerimonie furono preparate nel più assoluto riserbo e con attenzione anche ai particolari, come era sua attitudine, e attuate rispettivamente il 12 agosto ed il 3 settembre 1730. Inizialmente tutto procedette come previsto: il figlio Carlo Emanuele III salì al trono e la macchina politica lavorò come programmato dal vecchio sovrano. Pian piano però il nuovo sovrano, con l’aiuto e l’accordo del ministro Carlo Ferrero d’Ormea, iniziò a dare meno peso ai suggerimenti del padre. Questi, dalla dimora di Chambery, divenne sempre più inquieto circa il destino del regno, anche il relazione alla salita al soglio pontificio di Clemente XII, che iniziò subito la revisione dell’accordo col Piemonte. Lo scacchiere internazionale si muoveva e a Vittorio Amedeo sembrava che il figlio non operasse con la dovuta accortezza.
I rapporti si fecero sempre più tesi e conflittuali, fino a giungere nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1731 all’arresto di Vittorio Amedeo, che voleva riprendersi il trono e che si temeva stesse tramando contro il regno. Pesanti accuse vennero mosse alla marchesa di Spigno, ritenuta responsabile di averlo spinto a riprendere il trono.
In realtà anche Carlo Emanuele dovette ufficialmente smentire questa versione dei fatti, ma nel frattempo Vittorio e la consorte erano stati divisi e sottoposti ad un duro regime carcerario. Saranno riuniti, ma per poco tempo; Vittorio Amedeo morirà il 31 ottobre 1732.
La minuziosa ricerca di Ogliaro, e qui risiedono i suoi meriti, recupera notizie storiche dai documenti dei diplomatici stranieri, riempiendo così le lacune volutamente create dalla storiografia sabauda e dando un resoconto più dettagliato e attendibile degli avvenimenti. La biografia del re sfuma nella nebbia delle dichiarazioni ufficiali sulla sua instabilità mentale, dovuta ad un “colpo apoplettico” che lo aveva colpito tempo prima.
Lo storico ridisegna la figura della Canalis sia storicamente che letteralmente; infatti nel libro vi è il ritratto fatto eseguire da Ogliaro sulla base delle descrizioni rinvenute.
Inoltre il libro è scritto con un ritmo ed uno stile coinvolgente che lo fanno diventare un romanzo nel senso migliore e manzoniano del termine.
Silvia Baratto