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Il Cappuccino Ignazio da Santhià Una storia di santità ordinaria

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Santhià. Una vera scoperta Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, Cappuccino. La studiosa parmense Monica Vanin è docente di Storia della Chiesa all’Istituto Superiore Interdiocesano di Scienze Religiose di primo ciclo “Sant’Ilario di Poitiers” di Parma, ed autrice tra le altre pubblicazioni di Giuseppe Micheli. Un cattolico in politica tra vecchia e nuova Italia (2003) ed Oltre i confini. Madre Francesca Rubatto e le sfide del suo tempo (2005).

Una storia di santità ordinaria

Il suo volume data al 2002, l’anno della canonizzazione di Sant’Ignazio, che salì agli onori degli altari con altri quattro beati, tra i quali Padre Pio da Pietrelcina e José Maria Escrivà de Balaguer.

Una figura oggi poco conosciuta, che al suo tempo era invece amata e stimata da tutti gli strati sociali. Lorenzo Maurizio Belvisotti nacque a Santhià nel 1686, come ricorda una lapide murata sopra una porta interna di quella che era la sua casa natale, a pochi metri dalla Collegiata di Sant’Agata.

Nel 1710 divenne sacerdote e come molti esponenti del clero affiancava alla vita religiosa l’esercizio di professioni quali l’insegnamento. Venne scelto come precettore dall’illustre famiglia del conte cavalier Antonio Francesco Saverio Avogadro di Casanova.

Nel 1713 il Comune di Santhià, che aveva diritto di nomina dei canonici della Collegiata, gli notificò di averlo scelto come rettore delle scuole della chiesa. Egli rifiutò. Due anni dopo il conte Avogadro lo propose come parroco della pievania di Casanova Elvo, incarico che invece accettò, ma presto sorse una contesa con un altro candidato. Fu don Belvisotti a rinunciare, nel 1716. Era nato in lui un diverso proposito. Le fonti narrano anche di uno scontro con uno dei suoi fratelli, che lo redarguiva per la sua scelta di precludere l’accesso della famiglia a questi benefici ecclesiastici. Nel maggio 1716 don Belvisotti era infatti entrato come novizio nell’ordine dei Cappuccini. Di qui in avanti il frate troverà la sua dimensione nel rigore e povertà di quest’Ordine, tagliando ogni ponte con il suo passato.

Dopo altre esperienze come maestro e cappellano capo negli ospedali approdò al convento del Monte dei Cappuccini di Torino, da dove si recava nelle case dei più poveri a dare conforto e in alcune occasioni a guarire le loro infermità. Morì ad 84 anni nel 1770.

Il volume di Monica Vanin ripercorre passo passo nella prima parte la sua storia terrena e nella seconda contestualizza in modo significativo l’opera di Ignazio nella temperie storica e religiosa del suo tempo e oltre.

Claudia Carra

Monica Vanin, Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, Cappuccino, a cura dei Frati Cappuccini del Piemonte, 2002.

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