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BORGO D’ALE: «è probabile che in primavera la batteriosi del kiwi si ripresenterà»

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BORGO D’ALE: «è probabile che in primavera la batteriosi del kiwi si ripresenterà»
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Borgo d’Ale. (m.v.) Mercoledì 5 febbraio presso la biblioteca civica si è tenuta una conferenza sul tema della batteriosi del kiwi, organizzata dalla cooperativa Borgofrutta in collaborazione con l’Amministrazione comunale. L’incontro aveva come presentatore e moderatore il presidente di Borgofrutta, Gianni Fiuscello, mentre i relatori erano due funzionari del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, Giacomo Michelatti e Chiara Morone. Il Settore Fitosanitario regionale è incaricato anche dell’attività di vigilanza sull’attuazione delle misure di emergenza contro questa malattia e compie indagini e sopralluoghi per verificare l’andamento della presenza della batteriosi sul territorio piemontese e predisporre misure di prevenzione e cura.

La batteriosi dell’actinidia è una malattia ad alto rischio per le piante provocata dal batterio Pseudomonas syringae actinidiae. Quest’epidemia dei kiwi in Italia si è manifestata inizialmente nel Lazio, regione dove ha avuto un impatto devastante sulle coltivazioni di kiwi a polpa gialla e danneggiato gravemente anche quello a polpa verde, per poi giungere anche in Piemonte. I vegetali colpiti possono morire, nel giro di pochi mesi o anni. Nella nostra regione si è diffusa inizialmente soprattutto nella provincia di Cuneo, per arrivare poi a Viverone ed infine, nonostante le rigide misure di prevenzione che erano state adottate, anche a Borgo d’Ale.

Gianni Fiuscello ha riassunto in breve la situazione in paese. La malattia aveva fatto la sua comparsa nelle coltivazioni borgodalesi in maniera consistente nella primavera del 2013, favorita da una stagione particolarmente fredda e piovosa. La sua propagazione è poi stata bloccata dal clima estivo, caldo e secco, che l’ha fatta apparentemente sparire. Difatti lo Pseudomonas syringae actinidiae ad una determinata temperatura, superiore ai 25 gradi, cessa di proliferare. L’interrogativo però, ha chiarito Fiuscello, è se il batterio sia stato realmente debellato in paese o se invece esso non sia semplicemente entrato in stato di latenza, per poi risvegliarsi alla primavera di quest’anno.

Le risposte date a questa domanda durante la conferenza sono state sfortunatamente preoccupanti: i relatori hanno comunicato che, per quanto è dato sapere, bisogna presupporre che questa primavera il batterio si ripresenterà a Borgo d’Ale, ossia si risveglieranno i suoi focolai d’infezione. Le temperature ottimali per la sua propagazione sono fra i 10 ed i 20 gradi ed anche l’umidità, come un velo d’acqua posto sulla superficie delle foglie ed un’elevata quantità acquosa nei tessuti della pianta, ne favorisce lo sviluppo. La migliore difesa consiste nella prevenzione, a cominciare dall’induzione della caduta anticipata delle foglie, per la quale risulta utile l’utilizzo di prodotti a base di rame, fosforo, potassio ecc. Lo Pseudomonas syringae può diffondersi dagli stomi fogliari e dalle lenticelle in primavera, nonché da tagli di potatura e da piccole ferite della pianta, che possono essere determinate anche dalla grandine o da colpi di vento. I punti più importanti di penetrazione del batterio sono pertanto i peduncoli dei frutti, le cicatrici fogliari, le lenticelle e le microlesioni poste alla diramazione dei cordoni, giacché proprio in queste aree comincia ad annidarsi il batterio. Per queste ragioni sono utili la potatura, svolta con un certo anticipo, la disinfezione dei tagli e degli strumenti da taglio.

Alla relazione sono poi seguite alcune domande da parte del folto pubblico presente, a dimostrazione dell’interesse suscitato dall’argomento. L’area di Borgo d’Ale è infatti conosciuta ed apprezzata anzitutto per la produzione d’actinidie, che hanno sostituito da tempo le pesche come prodotto frutticolo prediletto dai coltivatori del comprensorio; sono numerosi coloro che, pur senza essere agricoltori di professione, hanno qualche appezzamento di questa pianta da frutto. La batteriosi costituisce quindi una grave minaccia, specie se si considerano i danni che già ha apportato alle coltivazioni di kiwi nel resto del Piemonte.

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