Saluggia. La questione del curriculum di Antonello Ravetto è l’ennesima prova che nella zona compresa tra Vercelli e Chivasso è sempre più urgente istituire un nuovo Ordine professionale, quello dei Leccapiedi e dei Lacché, in cui far trasferire buona parte degli iscritti a quello dei Giornalisti.
Il fatto è noto: il 5 luglio scorso in Consiglio comunale il gruppo di minoranza “Comunità Saluggese” deposita una copia del curriculum di Ravetto, assessore all’urbanistica e responsabile del servizio tecnico urbanistico del Comune, tratto dal sito internet dello studio di architettura del Ravetto stesso. Nel curriculum c’è scritto che Ravetto, nella sua attività professionale, negli ultimi anni si è occupato di consulenza e progettazione per la Sogin e per numerosi altri soggetti privati operanti sul territorio di Saluggia, e che ha fornito consulenza a uno studio legale incaricato dal Comune (con determina firmata da lui) su una pratica urbanistica della Sogin stessa, relativa alla costruzione di depositi per rifiuti radioattivi.
La notizia, ovviamente, passa sotto silenzio. L’unico giornale che pubblica un estratto del curriculum è la Gazzetta, che il 1° agosto gli affi anca anche gli articoli del Testo Unico degli Enti Locali che prescrivono agli amministratori comunali di “astenersi dall’attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato”.
Gli altri giornali, abituati da tempo a pubblicare solo le veline (con foto) fornite dal sindaco, tutti zitti. Solo la Voce del Canavese, che su temi come questi di solito fa paginate che traboccano di indignazione e gridano allo scandalo, stavolta sul “caso Ravetto” si limita a un rapido « non si può dire che l’amministrazione comunale di Saluggia sia proprio senza qualche macchietta e senza qualche peccatuccio »; e se uno si chiede il perché di tali insolite carinerie, è sufficiente sapere che nella stessa settimana quel giornale ha incassato dal Comune di Saluggia 500 euro per una pagina di pubblicità. Se lanci la bistecca al cane, quello ha la bocca impegnata a masticare e non abbaia.
Dal Comune di Saluggia, comunque, la reazione all’articolo de la Gazzetta è ampiamente prevedibile (chi scrive ha scommesso e vinto una cena): chiamano l’apposito Elvio Chilelli de La Stampa e gli fanno scrivere la risposta di Ravetto: « Non sono io a gestire il sito, se ne occupa una società e non so dire perché non ci sia più il curriculum ». Siccome il sito è registrato a nome di Antonello Ravetto, è come se il direttore responsabile di un giornale dicesse « sulla mia testata non so chi scrive gli articoli e chi decide di metterli o di toglierli » (a Saluggia, in effetti, uno che diceva così c’era: Luigi Guelpa, noto pagatore di tangenti a Masoero, quando dirigeva il Fischietto, giornalino di “Rinascita Saluggese”). E alla società produttrice del format del sito acquistato e utilizzato da Ravetto, la Logos Engineering-Lexun con sede a Marsala (Trapani), spiegano gentilmente come funziona: « ai clienti noi forniamo una “piattaforma tipo” personalizzabile dal cliente, che in completa autonomia, con estrema facilità, inserisce e toglie i contenuti; la gestione è quindi tutta del cliente, a cui noi diamo assistenza solo su sua richiesta ». Insomma: Ravetto più cerca di giustificarsi più s’inguaia; come dicono in Veneto, xé pegio el tacòn ch’el buso.
Allora: siccome il curriculum, comprensivo di tutti gli incarichi “saluggesi”, fino al giorno del Consiglio sul sito c’era ed era scaricabile (e in molti l’abbiamo scaricato), o il candido Ravetto - l’unico ad avere login e password del sito - spiega chi l’ha compilato e chi ce l’aveva messo (e chi l’ha repentinamente rimosso) oppure significa che l’aveva messo (e tolto) lui. E siccome in quel curriculum risultavano parecchi incarichi professionali che un assessore all’urbanistica del Comune di Saluggia non può svolgere, perché la legge glielo vieta, i casi sono due: o quei lavori Ravetto li ha svolti davvero, oppure per pavoneggiarsi millanta(va) consulenze e progetti di cui non si è mai occupato. Nel primo caso è incompatibile con i suoi ruoli - di assessore e di funzionario responsabile di servizio - in Comune, nel secondo caso è un contafrottole. Se a Saluggia e dintorni, anziché una masnada di servi e reggicoda, ci fossero dei giornalisti, qualcuno gliene avrebbe chiesto conto.
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