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Si valuta il progetto presentato ad aprile dalla IBP (Mossi & Ghisolfi)

Impianto per produrre bioetanolo all’ex Teksid: è iniziata in Provincia la Conferenza dei Servizi

di Silvia Baratto

Crescentino.   Conferenza dei servizi in due puntate, mercoledì 23 e lunedì 28, per permettere a tutte le parti convenute – presenti circa una trentina di persone – di affrontare le numerose questioni.    I procedimenti presi in questione sono due, la riperimetrazione dell’area Teksid e la presentazione del progetto della Mossi & Ghisolfi, per cui la sindaca Marinella Venegoni ha parlato di « due conferenze in parallelo ».

     « Sono stati spesi soldi e parole », spiega la sindaca, perché la linea di principio era quella di attendere l’eventuale bonifica dell’intera area prima di dare il placet per la zona scelta dalla Mossi & Ghisolfi;  invece la legge permette di accedere ad una parte purché vi sia la conferma che è tutto in regola.    Questa supervisione deve essere effettuata dall’organo tecnico, che è un incaricato al di sopra delle parti;  l’incarico è stato dato dal Comune al professor Ranucci, docente universitario, che si accollerà la responsabilità di visionare tutto il materiale inerente alla richiesta di riperimetrazione.

    Il progetto della Mossi & Ghisolfi, presentato dalla controllata IBP (Italian Bio Product) spa il 20 aprile scorso in Provincia, ha fatto nascere un dubbio: se considerare la lignina, ossia il prodotto che si ottiene come scarto dalla lavorazione della canna arundo donax, un rifiuto o un prodotto derivante da un processo di lavorazione.    Il problema non è capzioso: infatti verrebbe bruciata nel termovalorizzatore per produrre energia da utilizzare in parte per l’impianto di lavorazione e in parte per essere venduta, per cui i tecnici della Provincia e dell’ARPA dovranno risolvere il dilemma.

Lunedì 12 al teatro Angelini

Confronto Ghisolfi-Godio

Crescentino. (s.b.)    La sera di lunedì 12 luglio al teatro Angelini di Crescentino si terrà un incontro pubblico per discutere del progetto dell’impianto per la produzione di bioetanolo: interverranno il proponente Guido Ghisolfi e Gian Piero Godio di Legambiente, a fare da moderatrice sarà la sindaca Marinella Venegoni.

    L’associazione ambientalista segue con attenzione la vicenda sin dall’inizio: ha presentato le proprie osservazioni alla conferenza in tempo utile e ha chiesto al Comune di organizzare questo incontro pubblico di confronto.

    Tra gli aspetti presi in considerazione anche i possibili danni all’agricoltura locale derivante dalle canne: i rizomi sono molto robusti e si allargano con facilità, per cui sarà necessario che i perimetri degli impianti vengano fresati ogni anno fino alla profondità di tre metri.

    La Venegoni ha insistito sul controllo ambientale, chiedendo risposte precise sulle possibili ripercussioni sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

    Erano presenti i rappresentanti di altre amministrazioni: il vicesindaco di Verolengo e il sindaco di Verrua Savoia.    Il primo si è dichiarato contrario al progetto, ricordando il disagio che la sua città ha subito negli anni dal passaggio continuo dei camion della Teksid, anche perchè il ponte di Sant’Anna continua a non essere allargato; inoltre Borgo Revel era più esposta dei Galli ai fumi della fonderia, per cui anche in questo caso lo sarà.    Di diverso avviso il sindaco di Verrua: sebbene gli studi sulle correnti d’aria la indichino come esposta, si è dichiarato favorevole purché vengano prese tutte le precauzioni del caso.

    Le parti si sono date appuntamento a fine luglio; in quell’occasione la Mossi & Ghisolfi presenterà studi e ricerche su fumi, rumori e altri possibili fattori di rischio.    Nel frattempo si avvieranno gli studi sulla riperimetrazione, che confluiranno nella seconda conferenza come elemento determinante.

Le osservazioni di Legambiente e Pro Natura al progetto

Le associazioni sono contrarie se l’impianto userà canna appositamente coltivata anziché utilizzare i residui dell’agricoltura già presenti, e se la lignina verrà bruciata

Crescentino. (r.a.)     Si è avviato mercoledì 23 giugno, con la prima Conferenza dei Servizi, l’iter di Valutazione di Impatto Ambientale per Il progetto di impianto per la produzione di bioetanolo a Crescentino.

    Legambiente e Pro Natura hanno fatto pervenire alla Provincia le proprie osservazioni sul progetto: eccone un breve riepilogo.    Legambiente e Pro Natura ritengono che la produzione di etanolo a partire dalla cellulosa (“seconda generazione”), se si verificano determinate condizioni, risolve il problema della conflittualità fra l’uso alimentare e l’uso energetico dell’agricoltura, tipico della “prima generazione”, che prevedeva di utilizzare i cerali sottraendoli all’uso alimentare.

    Perché questo si verifichi, occorre però che la biomassa utilizzata non venga coltivata intensivamente e non sia competitiva con la possibilità di coltivare prodotti alimentari (mais o grano o riso, ecc), altrimenti si ricadrebbe nelle stesse problematiche della produzione a partire dai cereali (prima generazione).

    La condizione di sostenibilità della produzione di Bioetanolo di seconda generazione è pertanto legata all’utilizzo di biomasse che già sono disponibili nelle pratiche agricole abitualmente svolte nella zona interessata, quali la paglia del riso, quella del grano o gli stocchi del mais, genericamente denominati “residui agricoli”.

    Nel territorio intorno a Crescentino si può ragionevolmente prevedere che i residui agricoli derivanti dalla coltivazione del riso, del mais e del grano siano disponibili con una certa abbondanza.    Si esprimono invece seri dubbi sull’opportunità che, in questo territorio, la produzione possa dipendere, se non marginalmente, da biomasse coltivate appositamente, come la canna comune alla quale il progetto fa riferimento, a meno che non si tratti di specie vegetali che possono “ruotare” con le specie attualmente coltivate, oppure che la coltivazione di queste specie si limiti alle aree inquinate o alle fasce circostanti le vie di comunicazione.

    Non si ritengono invece positivamente utilizzabili per tale scopo le aree genericamente “marginali”, in quanto normalmente esse sono costituite da territorio ad elevato valore naturalistico, spesso con importanti funzioni di tipo idrogeologico.

    Vi è poi il problema di come utilizzare la lignina che l’impianto rende disponibile come sottoprodotto/rifiuto: vista anche la ragguardevole quantità, la sua combustione a fini energetici in un forno a griglia desta preoccupazione per gli effetti sulla qualità dell’aria, mentre potrebbe essere tollerato un suo utilizzo “ad umido”, evitando pertanto di bruciarla.

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