Livorno Ferraris.
(r.l.)
Sembra non avere fine la questione sulla ex
cava Ballina, che dopo una lunga e accesa battaglia politica torna al centro
dell’attenzione proprio perché pare essere al centro delle indagini che hanno
portato agli arresti domiciliari il sindaco Renzo Masoero. L’area di oltre 490 mila metri cubi, era stata utilizzata per la realizzazione
della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Milano.
Nell’agosto scorso l’Amministrazione
comunale decide di provvedere al suo recupero ambientale, da
effettuarsi “mediante il riempimento della cavità con rifiuti inerti”. Una depressione
nel terreno, non un “buco” come erroneamente definito, dove depositare 2
milioni di metri cubi di materiale, con un progetto da oltre venti milioni di euro.
La decisione scatena le polemiche politiche e le interrogazioni. In Consiglio provinciale,
a Vercelli, ma anche in Consiglio regionale. Chi si oppone al progetto
fa notare che il recupero è già stato fatto da CavToMi, la società dei lavori per
l’Alta Velocità; più volte la minoranza ha espresso dubbi sulla compatibilità di un
recupero ambientale e morfologico su un’area già recuperata.
Perplessità erano
state sollevate anche sull’aspetto economico dell’operazione: per ottenere il solo
pareggio di bilancio, la ditta concessionaria dovrà far pagare il rifiuto a un
prezzo ben superiore a quello di mercato che attualmente è di pochi euro. Una
soluzione non compatibile ambientalmente, in contrasto anche con quanto previsto
nel programma elettorale di Masoero e anche nella forma, essendo ormai
stato chiarito dagli enti superiori che non si trattava di recupero e sistemazione
ambientale come invece è previsto dal bando di gara.
Su richiesta del gruppo
di minoranza “Livorno per tutti” era stato convocato, il 12 gennaio
scorso, un
Consiglio comunale con la richiesta del ritiro della delibera di agosto
e la ridiscussione
degli indirizzi per l’intervento. Ma il progetto
è andato avanti, fino alla gara: a fine gennaio è stata
infatti
nominata la commissione che deve valutare i progetti
presentati. A presiederla è il
funzionario dell’ufficio tecnico comunale, il geometra Pier Felice Comoglio, membri
esterni la dottoressa Livia Scuncio, direttore generale del Comune di Chivasso, l’architetto
Maria Rosa Cena, l’ingegner Francesco Borasio e l’ingegner Guglielmo Torti.
Al bando, tre aziende hanno presentato la propria offerta: la Waste di Milano, la
Furia di Parma in collaborazione con Agrideco e la Ireo di Genova in collaborazione
con la MS Isolamenti di Seveso. La commissione era al lavoro proprio in questi giorni
per l’apertura delle buste con le offerte, che contenevano in maniera separata, la
documentazione richiesta, l’impegno economico e il progetto di recupero e di riuso
finale dell’area. Una delle tre aziende è stata esclusa fin dall’inizio per mancanza di
parte della documentazione richiesta.
Ora il lavoro della commissione è stato interrotto dall’inchiesta giudiziaria: gli atti e i faldoni sono stati sequestrati dalla Procura.
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