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La Provincia ha preso la decisione senza consultare preventivamente l'Amministrazione comunale

"Calamandrei", la presidenza spostata a Santhià

Convocata una seduta straordinaria del Consiglio. L'assesore Sellaro aveva iniziato lo sciopero della fame

Crescentino. (r.c.)    La presidenza dell’Istituto Calamandrei è stata spostata, con delibera della Provincia di Vercelli dell’11 gennaio scorso, da Crescentino a Santhià.    La decisione è stata portata a conoscenza della città dai mezzi d’informazione e non attraverso i canali istituzionali.    La sindaca Marinella Venegoni furibonda: « ci hanno fregati ».

    L’assessore Salvatore Sellaro ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame: « che terminerà solo quando la Provincia verrà in Consiglio comunale a spiegare le ragioni dello spostamento ».    A stretto giro l’assessore provinciale Massimo Simion, responsabile dell’istruzione, si è dichiarato disponibile: per cui è stato indetto un Consiglio comunale aperto per lunedì 25 gennaio.    Intanto mercoledì 20 c’è stato un incontro pubblico con l’assessore regionale all’istruzione Giovanna Pentenero, a cui hanno partecipato Preside e docenti dell’Istituto per perorare la loro causa, interessando la Regione.

    I consiglieri di minoranza Carmine Speranza e Gian Maria Mosca hanno indetto una conferenza stampa per il 23 per rendere nota la loro posizione.    Il primo aveva effettuato controlli in Provincia relativamente alla presenza della delegata alla scuola Ravarino e aveva scoperto che non vi erano state assenze o omissioni.    Mosca invece si è dedicato a conoscere meglio l’istituto di Santhià, scoprendo che ha meno allievi di quello di Crescentino e non ha alcun titolo particolare per richiedere questo cambio.

    La sera del 25 in Municipio era presente il Consiglio comunale al completo; in platea vi erano due sindaci – quello di Lamporo e quello di Verrua Savoia – entrambi con incarichi legati alla scuola.    In particolare il professor Franco Raviolo era stato delegato dal preside a rappresentarlo e Valesio è consulente presso l’assessorato all’istruzione.
    Il Consiglio è iniziato con la presentazione di una lettera che nella giornata Gian Maria Mosca aveva inviato a Massimo Simion e a Renzo Masoero, presidente della Provincia, in cui si chiedeva la documentazione relativa all’argomento di discussione perché nonostante i solleciti del vicesindaco e l’invio di un proprio delegato presso gli uffici provinciali non era stato consegnato gran parte del materiale.    L’assessore Massimo Simion ha spiegato le motivazioni della scelta.

    Tra i presenti l’assessore regionale Alessandro Bizjak, che è intervenuto spiegando che la delibera della Provincia precorre i tempi poiché la Regione non ha ancora approvato i criteri generali, per cui occorre verificarne la legittimità.    Inoltre è necessario controllare che gli organi competenti siano stati consultati perché anche l’anno passato questo passaggio era stato disatteso.    All’inizio dell’intervento di Alessandro Bizjak, l'assessore provinciale  Simion se ne è andato, non offrendo la possibilità di un contraddittorio.    Tutto il Consiglio comunale si è trovato concorde nel richiedere che la presidenza dell’istituto rimanga a Crescentino; non è stata raggiunta l’unanimità nel firmarlo a causa del paragrafo riferito a un eventuale passaggio di Crescentino dalla Provincia di Vercelli a quella di Torino.   

   [ v. articolo "L'assessore provinciale alla pubblica istruzione spiega lo spostamento della presidenza" pubblicato nella stessa pagina ]

   [ v. articolo "I commenti dal mondo della scuola" pubblicato nella stessa pagina ]

La sindaca: a Vercelli non ci considerano

Venegoni: « e allora passiamo alla Provincia di Torino »

Crescentino. (s.b.)    “Rileva che la continua penalizzazione della nostra comunità da parte della Giunta provinciale non può che indurre il Consiglio a valutare il passaggio alla più benevola provincia di Torino, con la quale è già operante una forte e positiva collaborazione”: ecco la frase che ha suscitato la controversia al termine del Consiglio comunale.    Il “pensierino” della sindaca Marinella Venegoni era già stato espresso nella lettera che alcuni giorni prima aveva indirizzato dalle pagine de La Stampa al prefetto; inserirlo nell’ordine del giorno della delibera di Consiglio lo ha fatto assurgere a casus belli.    Terminata la lettura del documento Marinella Venegoni ha spiegato che, appunto, un “pensierino” lo si poteva fare, la geografia è favorevole e potrebbe servire come strumento di pressione su una Provincia indifferente.

    Le risposte della minoranza sono state diverse.    Le modifiche richieste sono state accolte: togliere la parola “continua” come ha richiesto Fabrizio Greppi, inizialmente d’accordo sul resto del paragrafo, e la trasformazione più ampia fornita da Gian Maria Mosca, che ha proposto di togliere il passaggio e di scrivere “valutare costi e benefici della permanenza nella provincia di Vercelli”.    Dopo la pausa Greppi ha espresso la sua opposizione alla sottoscrizione del documento perché « minacciare non serve: si potrebbe anche arrivare a parlare di scelta, ma in altri contesti ».

    Riccardo Piolatto e Magda Balboni si sono dichiarati contrari sin dall’inizio, sostenendo che « se a Vercelli siamo gli ultimi a Torino saremo gli ultimi degli ultimi », dato che anche l’altra Provincia non si è certo interessata a questa “terra di confine”.    A riprova di ciò Riccardo Piolatto ha citato la vicenda del ponte di Sant’Anna.    Carmine Speranza si è invece schierato a favore giacché il comportamento di Simion « ha dimostrato che di Crescentino alla Provincia non gliene importa nulla di nulla ».

    La “provocazione” serve a far capire che è tempo di ricevere e non solo di dare.    La sindaca non ha accettato di rimuovere il paragrafo, sostenendo che il tono non era minaccioso, ma occorreva far capire che non era possibile accettare supinamente, e i tre consiglieri – Piolatto, Balboni e Greppi – non hanno sottoscritto l’ordine del giorno ritenendo che l’atteggiamento provocatorio espresso nell’ultimo punto li avrebbe posti nella stessa situazione che avevano deplorato sino a quel momento da parte della Provincia.

    Pino Rotondo, capogruppo di maggioranza, ha invitato tutti a trovare un punto d’accordo per presentare un fronte compatto.    La querelle è proseguita al di fuori della sala consiliare, con la Balboni che accusava Mosca di appoggiare sempre la maggioranza perché lo assecondavano nella forma, ma non nella sostanza per cui la minoranza usciva indebolita.    Rammarico generale per non essere riusciti a fare fronte comune in un momento importante per la città.

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