Sita in quella terra di confine
tra le province di Biella e di Vercelli,
la Valledora rappresenta
un patrimonio di grande valore
nell’economia dell’intera regione
per il particolare pregio dei giacimenti
di inerti di cui è dotata e per
l’intensa attività estrattiva di cui è
oggetto.
Un’area che è inoltre individuata
ai sensi dell’art.. 37 del
Piano Territoriale Regionale quale
zona di ricarica delle falde, un
bacino acquifero sotterraneo naturale.
Diversi impianti di estrazione
sono negli anni stati dimessi
e trasformati in discariche, a cui
vanno a sommarsi la costruzione
di centrali termoelettriche, con la
loro produzione di polveri sottili,
il deposito nucleare di Saluggia e
l’annoso e irrisolto conseguente
problema dello stoccaggio delle
scorie, progetti di ampliamento
delle cave esistenti e per la realizzazione
di un bioreattore, colate
di cemento per l’ampliamento
dell'autostrada Torino-Milano e
per la linea ad alta velocità.
La situazione è particolarmente
esplosiva per la presenza simultanea
di tanti e tali impianti, con i
loro effetti nefasti sulle falde acquifere,
sulla qualità dell’aria, sul
paesaggio, sulle colture e ovviamente sulla salute umana. Il tutto
in una zona considerata di eccellenza
per la frutticoltura e l’orticoltura. Studi dell’Università di
Torino e della Regione Piemonte,
condotti a più riprese, da anni sostengono
la vulnerabilità dell’area
dal punto di vista idrogeologico,
per la quale risulta ormai imprescindibile
un intervento fattivo.
Un altro problema connesso
alle cave, e in specifico il ripristino
ambientale e il riuso del sito una
volta dimessa la cava, riguarda
il fatto che le disposizioni regionali
prevedono che sia ciascun
Consiglio comunale a deliberare
un'apposita convenzione al fine
di indicare chi, come e con che
risorse gestirà il sito.
Il più delle
volte però ciò non è stato fatto da
parte delle amministrazioni locali,
che si sono poi negli anni trovate
a dover gestire siti in stato di abbandono,
quando non di rischio
di inquinamento dell’ambiente
circostante, senza aver predisposto
risorse e senza poter accampare
diritti su coloro che avevano
gestito la cava.
[ vedi anche articolo "Le criticità più rilevanti sui territori di Alice Castello, Santhià e Tronzano" ]
visualizza o scarica tutta la pagina del giornale in cui compare questo articolo