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Al confine tra le province di Vercelli e Biella si scava e si gettano rifiuti:
eppure è zona di ricarica delle falde

Valledora, un'area idrogeologicamente vulnerabile
martoriata da cave, discariche e impianti pericolosi

a cura di  Silvia Caprioglio, Gabriele Martelozzo e Umberto Lorini
mappa del territorio con le zone critiche dal punto di vista ambientale

Sita in quella terra di confine tra le province di Biella e di Vercelli, la Valledora rappresenta un patrimonio di grande valore nell’economia dell’intera regione per il particolare pregio dei giacimenti di inerti di cui è dotata e per l’intensa attività estrattiva di cui è oggetto.

    Un’area che è inoltre individuata ai sensi dell’art.. 37 del Piano Territoriale Regionale quale zona di ricarica delle falde, un bacino acquifero sotterraneo naturale.

    Diversi impianti di estrazione sono negli anni stati dimessi e trasformati in discariche, a cui vanno a sommarsi la costruzione di centrali termoelettriche, con la loro produzione di polveri sottili, il deposito nucleare di Saluggia e l’annoso e irrisolto conseguente problema dello stoccaggio delle scorie, progetti di ampliamento delle cave esistenti e per la realizzazione di un bioreattore, colate di cemento per l’ampliamento dell'autostrada Torino-Milano e per la linea ad alta velocità.

    La situazione è particolarmente esplosiva per la presenza simultanea di tanti e tali impianti, con i loro effetti nefasti sulle falde acquifere, sulla qualità dell’aria, sul paesaggio, sulle colture e ovviamente sulla salute umana.    Il tutto in una zona considerata di eccellenza per la frutticoltura e l’orticoltura.    Studi dell’Università di Torino e della Regione Piemonte, condotti a più riprese, da anni sostengono la vulnerabilità dell’area dal punto di vista idrogeologico, per la quale risulta ormai imprescindibile un intervento fattivo.

    Un altro problema connesso alle cave, e in specifico il ripristino ambientale e il riuso del sito una volta dimessa la cava, riguarda il fatto che le disposizioni regionali prevedono che sia ciascun Consiglio comunale a deliberare un'apposita convenzione al fine di indicare chi, come e con che risorse gestirà il sito.

    Il più delle volte però ciò non è stato fatto da parte delle amministrazioni locali, che si sono poi negli anni trovate a dover gestire siti in stato di abbandono, quando non di rischio di inquinamento dell’ambiente circostante, senza aver predisposto risorse e senza poter accampare diritti su coloro che avevano gestito la cava.

[ vedi anche articolo "Le criticità più rilevanti sui territori di Alice Castello, Santhià e Tronzano" ]

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 20 del 1-ago-2009 )
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