Alice 2
Si tratta di due vasche a discarica,
riempite con 500 mila
metri cubi circa di rifiuti solidi
urbani e ormai chiuse, che hanno
dato problemi di percolato
e per le quali, negli anni ’90, ci
sono già state delle indagini.
Alice 3
Ad Alice Castello, è nata
come bonifica –affidata alla
società Daneco– delle due
discariche precedenti da 500
mila m3 di Alice2; un’area
di 1.200.000 m³ di inerti e
assimilabili che, accusano le
associazioni di cittadini, di
fatto non è una bonifica ma
una nuova discarica, di 200
mila m³ più grande delle due
precedenti insieme.
Ciorlucca
La cava in località Ciorlucca,
presso Alice Castello, per
anni è stata abbandonata e
usata come discarica abusiva. Nel 2007 l’Amministrazione
comunale affida l’autorizzazione
al suo utilizzo come
discarica di inerti alla società
Idea Ambiente 2006 srl con
sede a Varallo Sesia, autorizzazione
poi ceduta alla
milanese “Enki”.
Il progetto
solleva le proteste di cittadini
e associazioni che presentano
al sindaco una raccolta di oltre
700 firme, che non porta
però ad alcun esito. A dicembre
2007 viene indicata dalla
Enki un’area di circa 400 m²
impregnata di idrocarburi
pesanti, in particolare nafta
e gasolio.
La contaminazione
non pare aver intaccato
la falda acquifera e l’impresa
milanese presenta un progetto
di bonifica a proprie spese. Il piano regolatore comunale
sanciva il "divieto di apertura
di nuove cave e discariche
nonché l’utilizzo di vecchie
cave a discarica, se non per
inerti". Ai tempi della redazione
del piano, però, per
“inerti” si intendevano materiali
quali terra, pietre, resti di
demolizioni, mentre oggi in
tale categoria rientra anche
ciò che prima era denominato
“assimilato urbano”, aggirando
così nei fatti il divieto
originario di trasformazione
di una cava in discarica.
La Mandria di Santhià
Presso la settecentesca
Cascina La Mandria di
Santhià vi è una cava gestita
dall’impresa Green Cave
srl di Padova, per la quale è
stata avanzata una richiesta
di ulteriore ampliamento il
27 gennaio 2009. Il progetto
prevede una profondità di
scavo da 19,5 a 23,5 metri
dal piano campagna attuale,
arrivando così rispetto alla
prima falda acquifera a un
livello di minima soggiacenza
di 2,8 m.
Le cave di Tronzano
Il 22 settembre 2008 si è
tenuta presso la Provincia di
Vercelli una Conferenza dei
servizi per la Valutazione di
impatto ambientale per la
principale delle numerose
cave di Tronzano, quella in
località Cascina Alba, per
la quale è stato richiesto e
poi concesso alla società
Edilcave spa, facente capo
al Gruppo Bettoni (Brescia-Bergamo), un approfondimento
fino a 41 metri dal
piano campagna, a 9 metri
dal setto separatore tra falda
superficiale e falda profonda,
per un volume totale di 4
milioni di metri cubi. Ciò a
dispetto del fatto che nel dicembre
2007 erano stati individuati
undici sfondamenti
oltre il limite massimo di
scavo consentito, di cui due
superiori agli 8 metri. Il Comune
aveva emesso richiesta
di ripristino dello stato dei
luoghi.
Molti studi geologici,
tra i quali quelli presenti sul
sito della Provincia, indicano
come “discontinuo” il setto
separatore tra la prima falda
e quella più profonda, essendo
in presenza in molti punti
di un acquifero unico. Occorrerebbero
molti carotaggi
in grado di produrre una
carta attendibile della posizione
delle falde sotterranee. Le prove presentate nell’ultima
Conferenza dei servizi
sono state prodotte dal geologo
della ditta proponente.
Una petizione è stata firmata
da 730 cittadini per dire no
all’autorizzazione a nuove
cave o ampliamenti di quelle
già esistenti in assenza di un
adeguato Piano cave provinciale. Per quanto concerne
il ripristino ambientale e il
riuso del sito una volta dimessa
la cava, le disposizioni
regionali prevedono che sia
ciascun Consiglio comunale
a deliberare apposita
convenzione. Nel maggio
2009 la Giunta tronzanese
ha votato una bozza di convenzione
che prevede che la
Edilcave dovrà garantire la
gestione della cava dismessa
per un periodo minimo pari
a quello di autorizzazione
della cava stessa.
A Tronzano vi sono inoltre
anche altre cave: 400
mila metri cubi in località
Moletto, in gestione alla Delta
srl, sempre riconducibile
al Gruppo Bettoni; 250 mila
in località Vianone, gestiti
da Gold Cave, e sempre in
riferimento a tale località la
società Scavi 2000 ha avanzato
richiesta di apertura di
una nuova cava per circa
200 mila metri cubi.
Il Comune
ha ottenuto il rinvio
della Conferenza dei Servizi
perché il sito non rientra
nell'area individuata dal Piano
regolatore come idonea
per le attività estrattive.
[ vedi anche articolo: "Valledora, un'area idrogeologicamente vulnerabile, martoriata da cave, discariche e impianti pericolosi" ]
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