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Le criticità più rilevanti sui territori di Alice Castello, Santhià e Tronzano

di a cura di Silvia Caprioglio, Gabriele Martelozzo e Umberto Lorini
foto aerea di una discarica

Alice 2

Si tratta di due vasche a discarica, riempite con 500 mila metri cubi circa di rifiuti solidi urbani e ormai chiuse, che hanno dato problemi di percolato e per le quali, negli anni ’90, ci sono già state delle indagini.


Alice 3

Ad Alice Castello, è nata come bonifica –affidata alla società Daneco– delle due discariche precedenti da 500 mila m3 di Alice2; un’area di 1.200.000 m³ di inerti e assimilabili che, accusano le associazioni di cittadini, di fatto non è una bonifica ma una nuova discarica, di 200 mila m³ più grande delle due precedenti insieme.   


Ciorlucca

La cava in località Ciorlucca, presso Alice Castello, per anni è stata abbandonata e usata come discarica abusiva.    Nel 2007 l’Amministrazione comunale affida l’autorizzazione al suo utilizzo come discarica di inerti alla società Idea Ambiente 2006 srl con sede a Varallo Sesia, autorizzazione poi ceduta alla milanese “Enki”.

    Il progetto solleva le proteste di cittadini e associazioni che presentano al sindaco una raccolta di oltre 700 firme, che non porta però ad alcun esito.    A dicembre 2007 viene indicata dalla Enki un’area di circa 400 m² impregnata di idrocarburi pesanti, in particolare nafta e gasolio.

    La contaminazione non pare aver intaccato la falda acquifera e l’impresa milanese presenta un progetto di bonifica a proprie spese.    Il piano regolatore comunale sanciva il "divieto di apertura di nuove cave e discariche nonché l’utilizzo di vecchie cave a discarica, se non per inerti".    Ai tempi della redazione del piano, però, per “inerti” si intendevano materiali quali terra, pietre, resti di demolizioni, mentre oggi in tale categoria rientra anche ciò che prima era denominato “assimilato urbano”, aggirando così nei fatti il divieto originario di trasformazione di una cava in discarica.

    A partire dal mese di ottobre 2008 è iniziata la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, senza la prescritta ispezione da parte della Provincia e senza i necessari controlli da parte dell’Arpa sulla natura dei rifiuti versati in discarica.    La Provincia afferma di aver avviato un’indagine interna e affidato la pratica ai legali per verificare come mai ciò sia accaduto.


La Mandria di Santhià

Presso la settecentesca Cascina La Mandria di Santhià vi è una cava gestita dall’impresa Green Cave srl di Padova, per la quale è stata avanzata una richiesta di ulteriore ampliamento il 27 gennaio 2009.    Il progetto prevede una profondità di scavo da 19,5 a 23,5 metri dal piano campagna attuale, arrivando così rispetto alla prima falda acquifera a un livello di minima soggiacenza di 2,8 m.

    Il volume totale che si raggiungerà sarà circa 6.300.000 m³; la Provincia ha dato parere favorevole alla VIA (Valutazione di impatto ambientale).  


Le cave di Tronzano

Il 22 settembre 2008 si è tenuta presso la Provincia di Vercelli una Conferenza dei servizi per la Valutazione di impatto ambientale per la principale delle numerose cave di Tronzano, quella in località Cascina Alba, per la quale è stato richiesto e poi concesso alla società Edilcave spa, facente capo al Gruppo Bettoni (Brescia-Bergamo), un approfondimento fino a 41 metri dal piano campagna, a 9 metri dal setto separatore tra falda superficiale e falda profonda, per un volume totale di 4 milioni di metri cubi.    Ciò a dispetto del fatto che nel dicembre 2007 erano stati individuati undici sfondamenti oltre il limite massimo di scavo consentito, di cui due superiori agli 8 metri.    Il Comune aveva emesso richiesta di ripristino dello stato dei luoghi.

    Molti studi geologici, tra i quali quelli presenti sul sito della Provincia, indicano come “discontinuo” il setto separatore tra la prima falda e quella più profonda, essendo in presenza in molti punti di un acquifero unico.    Occorrerebbero molti carotaggi in grado di produrre una carta attendibile della posizione delle falde sotterranee.    Le prove presentate nell’ultima Conferenza dei servizi sono state prodotte dal geologo della ditta proponente.

    Una petizione è stata firmata da 730 cittadini per dire no all’autorizzazione a nuove cave o ampliamenti di quelle già esistenti in assenza di un adeguato Piano cave provinciale.    Per quanto concerne il ripristino ambientale e il riuso del sito una volta dimessa la cava, le disposizioni regionali prevedono che sia ciascun Consiglio comunale a deliberare apposita convenzione.    Nel maggio 2009 la Giunta tronzanese ha votato una bozza di convenzione che prevede che la Edilcave dovrà garantire la gestione della cava dismessa per un periodo minimo pari a quello di autorizzazione della cava stessa.

    A Tronzano vi sono inoltre anche altre cave: 400 mila metri cubi in località Moletto, in gestione alla Delta srl, sempre riconducibile al Gruppo Bettoni; 250 mila in località Vianone, gestiti da Gold Cave, e sempre in riferimento a tale località la società Scavi 2000 ha avanzato richiesta di apertura di una nuova cava per circa 200 mila metri cubi.

     Il Comune ha ottenuto il rinvio della Conferenza dei Servizi perché il sito non rientra nell'area individuata dal Piano regolatore come idonea per le attività estrattive.

[ vedi anche articolo: "Valledora, un'area idrogeologicamente vulnerabile, martoriata da cave, discariche e impianti pericolosi" ]

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 20 del 1-ago-2009 )
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