I giochi sono fatti. L’ultimo “tavolo
della trasparenza”, che si è tenuto
a Torino il 22 luglio, ha confermato
quello che da mesi tutti sapevano:
con l’apertura della “nuova” stagione
nucleare si chiude la “vecchia”
storia dello smantellamento.
Nasce
l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza
e muore la Sogin. Adesso lo possiamo dire: quella
società non aveva il compito di
smantellare il nostro sistema nucleare. Per il centro sinistra, che l’ha
creata, è stata la soluzione per scaricare
il “ramo secco” dell’Enel –il
vecchio nucleare– che avrebbe danneggiato
il suo collocamento in borsa:
cosa avrebbe detto l’investitore
di un piano industriale che vedeva
spendere centinaia di miliardi di lire
senza alcun ritorno economico? Per
il centro destra ha invece rappresentato
la possibilità di mantenere i presidi
nucleri aspettando il momento
buono per il loro “riutilizzo”. D’ora in poi la gestione del nucleare
italiano, sia “vecchio” che
“nuovo”, sarà del Ministero per lo
Sviluppo Economico.
Il “nuovo”
nucleare sarà gestito da un’Agenzia
creata ad hoc, mentre per il “vecchio”
basterà un apposito ufficio
del Ministero che faranno lo stesso
lavoro che ha fatto fino ad ora la
Sogin con i suoi 700 dipendenti:
appaltare a ditte esterne la gestione
dello smantellamento, dei siti.
Il fatto
che Sogin avesse così tanti dipendenti
era solo perché le centrali seppur
spente sono, per legge, ancora
considerate attive e l’impianto deve
essere presidiato. Cinquecento persone
circa per le quattro centrali e
gli impianti. Il resto era rappresentato
dai dipendenti dell’ufficio centrale
a Roma (a un certo punto era
stato addirittura affittato uno stabile
perché erano troppi) composto da
impiegati, segretarie, vecchi radioprotezionisti
emarginati e giovani
ingegneri assunti per imparare non
a gestire lo smantellamento, ma le
nuove future centrali.
Quello che succederà d’ora in
poi è già scritto. Nessuno smantellamento,
ma la ristrutturazione dei
vecchi siti – i soldi ci sono – per farli
diventare i nuovi depositi per le
“vecchie” e, perché no, le “nuove”
scorie radioattive. Adesso non c’é
nemmeno bisogno di commissari
e leggi d’emergenza: con la nuova
legge quei siti diventeranno aree
strategiche per il Paese, potranno
essere sottoposti a speciali forme
di sorveglianza e gli enti locali
non avranno alcun potere perché
il Governo deciderà al loro posto.
In fondo qual era il problema che
attanagliava i sindaci dei “Comuni
nucleari”? Le scorie che avevano
in casa? Assolutamente no. Il
problema era rappresentato dal
combustibile nucleare e non certo
dai 28 mila metri cubi di materiale
radioattivo stipato in depositi ormai
obsoleti a pochi metri da fiumi che
esondano.
Grazie a quelle scorie i Comuni si ritrovano le casse piene! Ed ora che il Governo ha “risolto” il problema del combustibile esaurito mandandolo in Francia, che saranno mai pochi metri cubi di scorie in più in casa?
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