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Era tutto già previsto: la Sogin chiude e i “Comuni nucleari” si tengono le scorie

di Daniele Rovai

    I giochi sono fatti.    L’ultimo “tavolo della trasparenza”, che si è tenuto a Torino il 22 luglio, ha confermato quello che da mesi tutti sapevano: con l’apertura della “nuova” stagione nucleare si chiude la “vecchia” storia dello smantellamento.

    Nasce l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza e muore la Sogin.    Adesso lo possiamo dire: quella società non aveva il compito di smantellare il nostro sistema nucleare.    Per il centro sinistra, che l’ha creata, è stata la soluzione per scaricare il “ramo secco” dell’Enel –il vecchio nucleare– che avrebbe danneggiato il suo collocamento in borsa: cosa avrebbe detto l’investitore di un piano industriale che vedeva spendere centinaia di miliardi di lire senza alcun ritorno economico?    Per il centro destra ha invece rappresentato la possibilità di mantenere i presidi nucleri aspettando il momento buono per il loro “riutilizzo”.    D’ora in poi la gestione del nucleare italiano, sia “vecchio” che “nuovo”, sarà del Ministero per lo Sviluppo Economico.

    Il “nuovo” nucleare sarà gestito da un’Agenzia creata ad hoc, mentre per il “vecchio” basterà un apposito ufficio del Ministero che faranno lo stesso lavoro che ha fatto fino ad ora la Sogin con i suoi 700 dipendenti: appaltare a ditte esterne la gestione dello smantellamento, dei siti.

    Il fatto che Sogin avesse così tanti dipendenti era solo perché le centrali seppur spente sono, per legge, ancora considerate attive e l’impianto deve essere presidiato.    Cinquecento persone circa per le quattro centrali e gli impianti.    Il resto era rappresentato dai dipendenti dell’ufficio centrale a Roma (a un certo punto era stato addirittura affittato uno stabile perché erano troppi) composto da impiegati, segretarie, vecchi radioprotezionisti emarginati e giovani ingegneri assunti per imparare non a gestire lo smantellamento, ma le nuove future centrali.

    Quello che succederà d’ora in poi è già scritto.    Nessuno smantellamento, ma la ristrutturazione dei vecchi siti – i soldi ci sono – per farli diventare i nuovi depositi per le “vecchie” e, perché no, le “nuove” scorie radioattive.    Adesso non c’é nemmeno bisogno di commissari e leggi d’emergenza: con la nuova legge quei siti diventeranno aree strategiche per il Paese, potranno essere sottoposti a speciali forme di sorveglianza e gli enti locali non avranno alcun potere perché il Governo deciderà al loro posto.

    In fondo qual era il problema che attanagliava i sindaci dei “Comuni nucleari”?    Le scorie che avevano in casa?    Assolutamente no.    Il problema era rappresentato dal combustibile nucleare e non certo dai 28 mila metri cubi di materiale radioattivo stipato in depositi ormai obsoleti a pochi metri da fiumi che esondano.

    Grazie a quelle scorie i Comuni si ritrovano le casse piene!    Ed ora che il Governo ha “risolto” il problema del combustibile esaurito mandandolo in Francia, che saranno mai pochi metri cubi di scorie in più in casa?

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 29 del 1-ago-2009 )
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