Crescentino. Che ci fosse ancora qualcuno
disposto a credere che
si potesse realizzare il “retroporto”
di Genova... a Crescentino,
a 140 km dal porto
ligure, può esser sintomo di
due cose: o che il sistema di
trasporto e stoccaggio delle
merci nel nord Italia è assurdo
(farle arrivare per nave e
poi, solo per esigenze di magazzino,
ogni giorno far viaggiare
centinaia di container
tra Liguria e Vercellese...),
oppure che fra gli amministratori
comunali ci sono parecchi
ingenui.
Oltretutto, il
protocollo di intesa tra Regioni,
Comuni, Ferrovie e Confindustria per la realizzazione
del retroporto ad Alessandria
è stato firmato non ieri, ma
nel maggio dell’anno scorso, e
annunciato con grande risalto
su tutti i quotidiani piemontesi
(per esempio da La Stampa il
6 maggio 2008).
Possibile che
al Municipio di Crescentino
lo vengano a sapere solo ora? L’unico dato certo sull’area
dell’ex fonderia crescentinese
è che l’azienda bresciana Lucefin l’ha acquistata, prima in
parte da Edison e poi completamente
da Teksid, quando
già la localizzazione del retroporto
era stata decisa.
Dunque
l’ha acquistata per farci
cosa? Chi non vuole accontentarsi
dei pochi fogli contenuti
nella “cartellina gialla”
giacente in Municipio può
ricostruire la vicenda dando
un’occhiata all’archivio sul
sito de la Gazzetta, che l’ha
spiegata ai lettori fin da quando
l’acquisizione da parte di
Lucefin era solo un’ipotesi.
L’ex sindaco Greppi aveva
seguito personalmente la trattativa
fra Teksid e Lucefin per
la cessione dell’area, prospettando
–anche in campagna
elettorale– importanti ricadute
occupazionali. Dall’opposizione,
peraltro, il consigliere
Ratto ha sempre invitato a
tenere i piedi per terra: « temo
che l’operazione –ha dichiarato
in più occasioni– porterà
meno posti di lavoro di quanto
alcuni fanno sperare ».
Ora la neosindaca Venegoni,
dopo un colloquio
con un assessore regionale,
annuncia in Consiglio che
« la Lucefin, che a quel che
sento [« a quel che sento »? C’è un atto di compravendita
firmato davanti a un notaio,
ndr] ha acquisito l’area
Teksid, ha riposto il progetto
che aveva su Crescentino e
ha puntato su Alessandria ».
Una « notizia devastante »,
secondo il consigliere Mosca. Poi, a fronte di una replica di
Greppi (che preferisce parlare
attraverso alcuni giornali
piuttosto che intervenire in
Consiglio comunale), Venegoni
risponde: « se Greppi è
in contatto con i “poteri forti”
e sa altre cose, le dica ».
Anziché attaccarsi ai “poteri forti” (?) o aspettare notizie dall’informato Greppi, la sindaca avrebbe più opportunamente potuto fare un’altra cosa, molto semplice e concreta: telefonare a Brescia e chiedere un appuntamento con il presidente o il direttore generale di Lucefin, per farsi spiegare dai dirigenti dell’azienda quali progetti hanno per l’area ex Teksid appena acquistata. In questo modo avrebbe potuto riferire al Consiglio informazioni di prima mano e fornire ai crescentinesi certezze anziché dubbi. Instaurando così –come dovrebbe essere, al di là dei boatos e delle voci di corridoio– un rapporto diretto fra l’Amministrazione comunale e l’investitore privato. E lasciando ai margini, ora che a governare Crescentino c’è lei, sia il predecessore Greppi che i “poteri forti” (di cui, prima o poi, sarebbe bene fare i nomi).
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