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Meglio lasciar perdere i “poteri forti” e parlare direttamente con l’azienda

di Umberto Lorini ( direttore@lagazzetta.info )
foto: la facciata dell'ex stabilimento Teksid

Crescentino.    Che ci fosse ancora qualcuno disposto a credere che si potesse realizzare il “retroporto” di Genova... a Crescentino, a 140 km dal porto ligure, può esser sintomo di due cose: o che il sistema di trasporto e stoccaggio delle merci nel nord Italia è assurdo (farle arrivare per nave e poi, solo per esigenze di magazzino, ogni giorno far viaggiare centinaia di container tra Liguria e Vercellese...), oppure che fra gli amministratori comunali ci sono parecchi ingenui.

    Oltretutto, il protocollo di intesa tra Regioni, Comuni, Ferrovie e Confindustria per la realizzazione del retroporto ad Alessandria è stato firmato non ieri, ma nel maggio dell’anno scorso, e annunciato con grande risalto su tutti i quotidiani piemontesi (per esempio da La Stampa il 6 maggio 2008).

    Possibile che al Municipio di Crescentino lo vengano a sapere solo ora?    L’unico dato certo sull’area dell’ex fonderia crescentinese è che l’azienda bresciana Lucefin l’ha acquistata, prima in parte da Edison e poi completamente da Teksid, quando già la localizzazione del retroporto era stata decisa.

    Dunque l’ha acquistata per farci cosa?    Chi non vuole accontentarsi dei pochi fogli contenuti nella “cartellina gialla” giacente in Municipio può ricostruire la vicenda dando un’occhiata all’archivio sul sito de la Gazzetta, che l’ha spiegata ai lettori fin da quando l’acquisizione da parte di Lucefin era solo un’ipotesi.

    L’ex sindaco Greppi aveva seguito personalmente la trattativa fra Teksid e Lucefin per la cessione dell’area, prospettando –anche in campagna elettorale– importanti ricadute occupazionali.    Dall’opposizione, peraltro, il consigliere Ratto ha sempre invitato a tenere i piedi per terra: « temo che l’operazione –ha dichiarato in più occasioni– porterà meno posti di lavoro di quanto alcuni fanno sperare ».

    Ora la neosindaca Venegoni, dopo un colloquio con un assessore regionale, annuncia in Consiglio che « la Lucefin, che a quel che sento [« a quel che sento »?  C’è un atto di compravendita firmato davanti a un notaio, ndr] ha acquisito l’area Teksid, ha riposto il progetto che aveva su Crescentino e ha puntato su Alessandria ».

    Una « notizia devastante », secondo il consigliere Mosca.    Poi, a fronte di una replica di Greppi (che preferisce parlare attraverso alcuni giornali piuttosto che intervenire in Consiglio comunale), Venegoni risponde: « se Greppi è in contatto con i “poteri forti” e sa altre cose, le dica ».

    Anziché attaccarsi ai “poteri forti” (?) o aspettare notizie dall’informato Greppi, la sindaca avrebbe più opportunamente potuto fare un’altra cosa, molto semplice e concreta: telefonare a Brescia e chiedere un appuntamento con il presidente o il direttore generale di Lucefin, per farsi spiegare dai dirigenti dell’azienda quali progetti hanno per l’area ex Teksid appena acquistata.    In questo modo avrebbe potuto riferire al Consiglio informazioni di prima mano e fornire ai crescentinesi certezze anziché dubbi.    Instaurando così –come dovrebbe essere, al di là dei boatos e delle voci di corridoio– un rapporto diretto fra l’Amministrazione comunale e l’investitore privato.    E lasciando ai margini, ora che a governare Crescentino c’è lei, sia il predecessore Greppi che i “poteri forti” (di cui, prima o poi, sarebbe bene fare i nomi).

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 31 del 1-ago-2009 )
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