Moncalieri.
(r.n.) Il Parco del
Po, area protetta in cui si trova
l’impianto Eurex, ha sollevato
una questione urbanistica:
dal 3 luglio scorso, Sogin non
avrebbe più titolo per costruire
alcunché nell’area nucleare
saluggese. A spiegare perché è
Umberto Lorini, saluggese, vicepresidente
dell’Ente Parco.
L'intervista:
Sogin ha chiesto altri tre
anni per ultimare le “opere
connesse all’impianto Cemex”.
E’ paradossale: Sogin ha
chiesto di prorogare l’ultimazione
di lavori... che non ha
nemmeno iniziato. E oltretutto
l’ha chiesto a un soggetto che
non ha titolo per concedere la
proroga.
Come sarebbe a dire?
E’ sufficiente leggere gli atti. Le “opere connesse all’impianto
Cemex” previste dalle ordinanze
del Commissario governativo,
generale Carlo Jean,
erano cinque, e ben distinte: 1.
nuovo sistema di approvvigionamento
idrico; 2. deposito D2
per rifiuti solidi a bassa attività;
3. edificio direzione operazioni
di cantiere; 4. edificio portineria
e controllo security; 5. viabilità.
Per queste opere Sogin
ha presentato la comunicazione
di inizio lavori nel
2006.
Non è esatto. Il 3 luglio del
2006 Sogin non aveva comunicato
l’inizio lavori delle cinque
“opere connesse al Cemex”, in
blocco, come sta cercando di
far credere ora. Aveva comunicato –si vada a verificare al protocollo
del Comune– l’inizio lavori
di una sola di esse: il nuovo
sistema di approvvigionamento
idrico. Solo di quella. E in questi
giorni, dopo tre anni, l’ha
quasi completata: al tavolo di
trasparenza ci hanno detto che
stanno facendo i collaudi.
E le altre quattro “opere
connesse”?
Delle altre quattro –e, tra
queste, il deposito D2– non
c’è mai stato l’inizio lavori. O
almeno: al Parco, le comunicazioni
di inizio lavori di queste
altre opere non le abbiamo
mai viste. I nostri uffici le hanno
chieste più volte al Comune,
ma il Comune continua a
non voler inviare i documenti
richiesti. Dovremo di nuovo
mandare un guardiaparco in
Municipio ad acquisirli.
Ma forse la realizzazione
del D2 è iniziata senza che
lo comunicassero formalmente...
Guardi: il 22 luglio è venuto a
Torino, al tavolo di trasparenza
organizzato dalla Regione, tutto
lo “stato maggiore” di Sogin,
dall’amministratore delegato
Romano in giù. Hanno proiettato
delle slides in cui c’è scritto
che per il D2 devono ancora ottenere
l’autorizzazione dall’autorità
di sicurezza nucleare, e
che sperano di aprire il cantiere
entro fine 2009. L’inizio lavori
del deposito D2, quindi, non
c’è ancora stato.
E allora?
Il Testo Unico dell'edilizia
dice che la comunicazione
di inizio lavori deve avvenire
entro un anno dalla data del
permesso di costruire. Di anni,
dalla data del permesso (che è
poi l’ordinanza di Jean) ne sono
passati più di tre. L’espediente
della “richiesta di proroga” non
sta in piedi, perché nel 2006
Sogin non aveva scritto al Comune
“oggi iniziamo i lavori
di tutte le opere connesse, a
partire da questa”, bensì “oggi
iniziamo i lavori dell’impianto
idrico, e solo di questo”.
Lo
capisce anche un bambino:
come fai a chiedere la “proroga
dell’ultimazione” di un’opera
che non hai nemmeno iniziato? A Sogin, per poter costruire
il deposito D2, non serve
una proroga. Serve un nuovo
permesso di costruire, perché
quello “straordinario” concesso
nel 2006 dal Commissario è
scaduto prima che iniziasse la
costruzione del deposito.
Lo chiederanno al sindaco?
Possono chiederlo anche al
Papa: finché il Piano Regolatore
di Saluggia resta così, e cioè
vieta l’edificazione nell’area
Eurex, nessuno può concederglielo. E se qualcuno glielo
concede... lo fa in violazione
del Piano Regolatore, con tutto
quel che ciò comporta.
Il commissario Jean
l’aveva concesso.
Certo, perché si era in regime
di emergenza e lui aveva facoltà
di derogare al Piano Regolatore. L’emergenza è finita da tempo,
c’era ancora il Governo Prodi,
e il sindaco non ha i poteri del
Commissario. Non può derogare
al Piano: deve applicarlo.
Come se ne esce?
Se ne esce con una Variante
al Piano Regolatore che permetta
di costruire il Cemex
(l’impianto di solidificazione)
ma non i depositi di rifiuti radioattivi:
né il D2 né il D3. A
quel punto Sogin –o chi ci
sarà al posto di Sogin– dovrà
modificare i suoi piani: non
“cementare e lasciare tutto in
nuovi depositi a Saluggia”, ma
“cementare e portar via”.
Questa è la sua opinione
personale.
No, questo è ciò che prevede
il Piano d’Area del Parco: quella
zona deve essere denuclearizzata. E l’Ente Parco ha il compito
di far applicare il Piano.
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