Saluggia.
(r.n.) Legambiente
ottiene che vengano
riprese ed approfondite le
indagini della Magistratura
sulla contaminazione radioattiva
dell’area a valle degli
impianti e dei depositi nucleari
di Saluggia.
Con un’Ordinanza del 6
maggio scorso, il Giudice
per le Indagini Preliminari
del Tribunale di Vercelli
ha disposto che siano effettuati
ulteriori accertamenti
tecnici tesi a verificare se
negli scorsi anni vi sia stata
contaminazione ambientale
dell’area circostante gli impianti
nucleari di Saluggia.
Il provvedimento di ripresa
delle indagini era stato
espressamente richiesto
dall’avvocato Cristina Ceci,
a nome di Legambiente, affinchè il Tribunale potesse
prendere in considerazione
anche quanto era emerso
dopo la conclusione delle prime indagine effettuate
nel 2006. Ad oggi, a valle dell’area
nucleare di Saluggia, persiste
la contaminazione delle
falde acquifere fino a dieci
metri di profondità, e viene
citata anche nella recentissima
“Relazione sullo Stato
dell’Ambiente” presentata il
1° luglio scorso dalla Regione e dall’Arpa.
« Anche se i valori di contaminazione
radioattiva finora rilevati sono inferiori
ai limiti di legge –dichiara Gian Piero Godio, di Legambiente– non è certo
rassicurante che gli impianti
nucleari rilascino sostanze
radioattive nella falda acquifera,
ed è ancor meno rassicurante
il fatto che la contaminazione
sia riscontrabile
a quasi tre chilometri di distanza ».
« Visto che Saluggia detiene il primato assoluto in Italia per la presenza di rifiuti radioattivi, come anche la Regione conferma nella sua recente “Relazione sullo Stato dell’Ambiente”, siamo stati già ben fortunati –conclude Godio– se la perdita è stata (come sembra) di lieve entità: è meglio non pensare a cosa potrebbe accadere in caso di un incidente più grave o di un atto terroristico ».
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