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Chiedevano una moratoria in attesa della conclusione delle indagini e dell’approvazione del piano provinciale

Cave, il Consiglio boccia le istanze degli “Amici di Tronzano”

Alla seduta hanno assistito numerosi dipendenti della Edilcave.  La minoranza, insoddisfatta, pronta a ricorrere al TAR

di Gabriele Martelozzo
foto: Pier Luigi Ferrara; alcuni lavoratori della Edilcave

Tronzano.    Un applauso liberatorio dei dipendenti Edilcave ha celebrato la conclusione del Consiglio comunale di lunedì 27.

    All’ordine del giorno era prevista la discussione di un solo punto, proposto dal gruppo consiliare “Amici di Tronzano”, con una duplice richiesta di impegno rivolta a sindaco e Giunta.    Nella prima istanza la minoranza ha chiesto di « verificare se sia legalmente praticabile una sospensione-moratoria dell’autorizzazione della cava Edilcave, in attesa della conclusione dell’indagine in corso da parte della Procura di Vercelli » e, nella seconda, a « impegnarsi a non autorizzare ogni progetto di cava, o discarica, presentata al Comune, in attesa della formulazione del piano provinciale delle cave, comprese quelle già approvate dalla conferenza dei servizi, ma non ancora autorizzate dal Comune ».

    Proprio il coinvolgimento della società bergamasca ha fatto sì che la sala consiliare fosse gremita dai suoi dipendenti che hanno assistito, silenziosamente e senza nessuna intemperanza, a una seduta il cui esito poteva avere ripercussioni sui loro posti di lavoro.    Prima di entrare nel vivo della discussione il sindaco ha letto uno scritto inviato dalla Edilcave al gruppo “Amici di Tronzano” e, per conoscenza, all’Amministrazione comunale.

    In essa Tarcisio Bettoni, amministratore della società, ha ribadito di convenire sulla necessità e indispensabilità di un piano cave, come aveva già dichiarato in occasione della conferenza organizzata dal Comune a gennaio.    Dell’indagine della Procura che coinvolgerebbe il sito di estrazione della cava sottolinea che « ad oggi nessuna contestazione è stata formalizzata e, pertanto, non vi sono prove che possano supportare le dichiarazioni rese dal nostro ex dipendente ».

    Dichiarazioni che lo stesso ex dipendente, in una lettera allegata allo stesso memoriale, ha ridimensionato precisando che, durante la conferenza organizzata dal Movimento Valledora il 5 febbraio a Santhià, « mi limitai ad esporre quanto avevo notato sulla presenza di qualche copertone e di eco-eternit in giro per la cava, senza indicare il punto preciso.    All’infuori dei materiali appena citati, non ho fatto riferimento a nessun altro elemento inquinante, non ho dichiarato che sotto i nuovi uffici e nel lago di cava sono stati interrati i materiali riportati nella contestazione ».    Affermazioni che, si legge in conclusione con un atto di accusa nei confronti degli organizzatori della conferenza, sarebbero « state travisate ed ampliate, oltre che divulgate, e che il sottoscritto sia stato “usato” per scopi che ignoro e non comprendo ».

    Sull’indagine della procura l’assessore alle Cave, Pier Luigi Ferrara, ha confermato che « in Comune non risultano procedure in corso e, anche se ci fossero, non significa siano una condanna dunque non ha senso sospendere un’autorizzazione allo stato delle cose ».    Rispondendo poi al secondo punto dell’ordine del giorno ha spiegato che « finora abbiamo esaminato attentamente il contenuto dei progetti presentati e il nostro impegno di amministratori continuerà ad essere quello di analizzare meticolosamente eventuali piani che verranno depositati ».

    L’ultima discussione è stata incentrata sulla risoluzione presentata dal consigliere Antonello Grolla, gruppo “Amici di Tronzano”, con la richiesta di applicare la legge regionale 69/78 che prevederebbe, in materia di concessione di cave, la deliberazione da parte del Consiglio comunale e non della Giunta, contrariamente a quanto sarebbe avvenuto a Tronzano.

    In risposta l’assessore Mauro Guenzino ha spiegato che « le competenze dell’organo consiliare sono quelle riportate nel testo unico degli enti locali, normativa nazionale e successiva alla legge regionale citata.    Pertanto sarebbe questo da applicare e, quindi, non vi sarebbero le irregolarità procedurali segnalate.    Inoltre l’autorizzazione non è stato un atto della Giunta ma dell’ufficio tecnico, in recepimento a quanto espresso dalla conferenza dei servizi ».

    Insoddisfatta delle argomentazioni, la minoranza si è riservata la facoltà di ricorrere al TAR.    Alla votazione entrambi i documenti esaminati sono stati respinti.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 19 del 1-ago-2009 )
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