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Barbera, grignolino e favorita a Verrua Savoia
e pochi sanno che c’è il D.O.C. Piazzo di Lauriano

di Simona Defilippi

Piazzo (Lauriano).    Percorriamo ora qualche chilometro e ci spostiamo tra le colline in provincia di Torino.    A Verrua Savoia l’azienda agricola Castelli Francesco possiede, all’interno dei tredici ettari del suo territorio, vitigni di barbera, grignolino e favorita.

    La produzione varia a seconda delle stagioni, ma si attesta intorno ai trenta quintali di barbera, trenta quintali di favorita e dieci quintali di grignolino.    L’uva da vino viene attualmente ceduta per la trasformazione.    « Principalmente a privati della zona », dice Castelli; « una parte la tengo anche per me, però tutto quello che produco lo uso solo per consumo personale, dato che le procedure per ottenere la vendita sono molto complicate ».

    « A differenza dello scorso anno, in cui abbiamo avuto una pessima vendemmia –conclude Castelli– questa si prospetta come un’ottima annata, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo; speriamo che non arrivi qualche evento a rovinarla ».

foto: produttori di vino mostrano le loro bottiglie

    Della stessa opinione Alcide Scarafiotti, dell’azienda agricola Antonella Buscato di Lauriano.    « Ci auguriamo che il tempo da qui in avanti non guasti l’attuale situazione, perché per il momento l’uva è molto bella.    Lo scorso anno, al contrario, non abbiamo prodotto nulla perché la qualità non era adatta per i criteri di distribuzione del nostro vino, che sono molto rigidi. Possiamo usare solo uva scelta ».

    Scarafiotti è l’unico agricoltore in paese ad avere un vino con il marchio Doc; si tratta di una barbera conosciuto come Piazzo di Lauriano, il cui nome deriva della frazione in cui lo si può trovare.

    Siamo di fronte ad una qualità semplice e schietta, ed è ottimo da usare pasteggiando in abbinamento tradizionale con quanto offre la tavola locale.    Fa parte di quella categoria di vini che hanno nella loro semplicità e immediatezza un punto di forza, possiedono simpatica personalità e sono lontani dalle mode; quelli che si potrebbero definire vini del popolo.    Sull’etichetta delle bottiglie appare non solo il nome del paese, ma anche della frazione, angolo del basso Monferrato dove i ritmi della vita sono ancora lenti.

    La barbera Piazzo di Lauriano è fatta con uve raccolte nella zona della regione Moretta.    Cita l’etichetta sulla bottiglia: “Piazzo di Lauriano, nato da un progetto dell’Amministrazione comunale: questo vino ripercorre le antiche tradizioni vignaiole di Lauriano, in particolare della frazione Piazzo.    Collina Torinese Barbera è prodotto con selezionate uve barbera, provenienti dalle vigne di Regione Moretta di Piazzo, sapiente coltivazione di Antonella Buscato”.

    Vinificazione ed imbottigliamento sono realizzati a cura di Stefano Rossotto, di Cinzano, sempre nella collina torinese, per conto di Antonella Buscato.    « Il nostro vino è fatto con un 80% di uve barbera, con aggiunta di freisa e vitigni locali, escluso il bianco ».    La produzione dell’azienda agricola è di circa 1100 bottiglie all’anno, che vengono vendute principalmente a privati, che normalmente le comprano a cassette.     Viene fatta però una fornitura costante anche al negozio locale di Piazzo.

    « Il nostro punto di forza –continua Scarafiotti– è la qualità: qui abbiamo le vere colline che fanno nascere la buona barbera.    La nostra è un’attività in piccola scala, ma le viti sono molto vecchie e ci danno solo uva di buona qualità.    Il fatto di non rivolgerci alla grande distribuzione ci ha anche messi in parte al riparo dalla crisi, che si sente di sicuro in molte altre situazioni.    Visto che abbiamo una produzione ridotta, questo momento negativo non ha inciso per noi in modo così profondo.    Chi consumava qualche bottiglia di buon vino non smetterà certo di farlo! ».

    « Ci piacerebbe –conclude– che l’iniziativa si espandesse un po’ di più, che altre aziende collaborassero con noi, per rilanciare le nostre colline, che potrebbero ottenere in questo modo una maggiore visibilità ».

    L’ottenimento del marchio Doc è stato possibile grazie ad una collaborazione con il Comune di Lauriano, iniziata nel 2004, e infatti sulle etichette compare lo stemma comunale. Il progetto consistette nell’invitare i produttori in proprio di vino con vigne a Lauriano e nella frazione Piazzo, in tutto 26, a vinificare secondo il protocollo Doc.    Vi fu un’assemblea pubblica a cui parteciparono quasi tutti i produttori in proprio, che prevalentemente erano orientati ad un uso familiare ed alcuni a livello di attività professionale.    Il Comune stanziò 5000 euro per finanziare lo studio grafico dell’etichetta e le spese relative alla “camicia” della bottiglia, oltre alla vinificazione ed all’imbottigliamento.    Contributo comunale dato solo per il primo anno: gli anni successivi i produttori erano già chiamati a procedere "con le loro gambe”.

    Aderirono due produttori: Antonella Buscato (che prosegue) e Mauro Franchini, che smise di produrre il vino Doc dopo un paio d'anni.    Franchini produsse un vino che si chiamava anch’esso Piazzo di Lauriano, ma non barbera, bensì Collina Torinese Rosso, prodotto con uve barbera, freisa e bonarda, provenienti dalle vigne di Cascina Colombaro di Piazzo.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 33 del 15-lug-2009 )
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