Piazzo (Lauriano). Percorriamo ora qualche chilometro e ci
spostiamo tra le colline in provincia di Torino. A Verrua Savoia l’azienda agricola
Castelli Francesco possiede, all’interno dei
tredici ettari del suo territorio, vitigni di
barbera, grignolino e favorita.
La produzione
varia a seconda delle stagioni, ma si
attesta intorno ai trenta quintali di barbera,
trenta quintali di favorita e dieci quintali di
grignolino. L’uva da vino viene attualmente
ceduta per la trasformazione. « Principalmente
a privati della zona », dice Castelli;
« una parte la tengo anche per me, però
tutto quello che produco lo uso solo per
consumo personale, dato che le procedure
per ottenere la vendita sono molto complicate ».
« A differenza dello scorso anno, in
cui abbiamo avuto una pessima vendemmia
–conclude Castelli– questa si prospetta
come un’ottima annata, sia dal punto di
vista quantitativo che qualitativo; speriamo
che non arrivi qualche evento a rovinarla ».
Della stessa opinione Alcide Scarafiotti,
dell’azienda agricola Antonella Buscato di
Lauriano. « Ci auguriamo che il tempo da
qui in avanti non guasti l’attuale situazione,
perché per il momento l’uva è molto bella. Lo scorso anno, al contrario, non abbiamo
prodotto nulla perché la qualità non era
adatta per i criteri di distribuzione del nostro
vino, che sono molto rigidi. Possiamo
usare solo uva scelta ».
Scarafiotti è l’unico
agricoltore in paese ad avere un vino con
il marchio Doc; si tratta di una barbera
conosciuto come Piazzo di Lauriano, il cui
nome deriva della frazione in cui lo si può
trovare.
Siamo di fronte ad una qualità
semplice e schietta, ed è ottimo da usare
pasteggiando in abbinamento tradizionale
con quanto offre la tavola locale. Fa parte
di quella categoria di vini che hanno nella
loro semplicità e immediatezza un punto
di forza, possiedono simpatica personalità
e sono lontani dalle mode; quelli che si potrebbero
definire vini del popolo. Sull’etichetta
delle bottiglie appare non solo il
nome del paese, ma anche della frazione,
angolo del basso Monferrato dove i ritmi
della vita sono ancora lenti.
La barbera
Piazzo di Lauriano è fatta con uve raccolte
nella zona della regione Moretta. Cita l’etichetta
sulla bottiglia: “Piazzo di Lauriano,
nato da un progetto dell’Amministrazione
comunale: questo vino ripercorre le antiche
tradizioni vignaiole di Lauriano, in
particolare della frazione Piazzo. Collina
Torinese Barbera è prodotto con selezionate
uve barbera, provenienti dalle vigne
di Regione Moretta di Piazzo, sapiente
coltivazione di Antonella Buscato”.
Vinificazione ed imbottigliamento sono realizzati
a cura di Stefano Rossotto, di Cinzano,
sempre nella collina torinese, per conto di
Antonella Buscato. « Il nostro vino è fatto con un 80% di uve
barbera, con aggiunta di freisa e vitigni
locali, escluso il bianco ». La produzione
dell’azienda agricola è di circa 1100 bottiglie
all’anno, che vengono vendute principalmente
a privati, che normalmente le
comprano a cassette. Viene fatta però una
fornitura costante anche al negozio locale
di Piazzo.
« Il nostro punto di forza –continua
Scarafiotti– è la qualità: qui abbiamo
le vere colline che fanno nascere la buona
barbera. La nostra è un’attività in piccola
scala, ma le viti sono molto vecchie e ci
danno solo uva di buona qualità. Il fatto di
non rivolgerci alla grande distribuzione ci
ha anche messi in parte al riparo dalla crisi,
che si sente di sicuro in molte altre situazioni. Visto che abbiamo una produzione
ridotta, questo momento negativo non ha
inciso per noi in modo così profondo. Chi
consumava qualche bottiglia di buon vino
non smetterà certo di farlo! ».
« Ci piacerebbe
–conclude– che l’iniziativa si espandesse
un po’ di più, che altre aziende collaborassero
con noi, per rilanciare le nostre colline,
che potrebbero ottenere in questo modo
una maggiore visibilità ».
L’ottenimento del marchio Doc è stato
possibile grazie ad una collaborazione con
il Comune di Lauriano, iniziata nel 2004,
e infatti sulle etichette compare lo stemma
comunale. Il progetto consistette nell’invitare
i produttori in proprio di vino con
vigne a Lauriano e nella frazione Piazzo,
in tutto 26, a vinificare secondo il protocollo
Doc. Vi fu un’assemblea pubblica a
cui parteciparono quasi tutti i produttori
in proprio, che prevalentemente erano
orientati ad un uso familiare ed alcuni a
livello di attività professionale. Il Comune
stanziò 5000 euro per finanziare lo
studio grafico dell’etichetta e le spese relative
alla “camicia” della bottiglia, oltre alla
vinificazione ed all’imbottigliamento. Contributo
comunale dato solo per il primo
anno: gli anni successivi i produttori erano
già chiamati a procedere "con le loro gambe”.
Aderirono due produttori: Antonella Buscato (che prosegue) e Mauro Franchini, che smise di produrre il vino Doc dopo un paio d'anni. Franchini produsse un vino che si chiamava anch’esso Piazzo di Lauriano, ma non barbera, bensì Collina Torinese Rosso, prodotto con uve barbera, freisa e bonarda, provenienti dalle vigne di Cascina Colombaro di Piazzo.
visualizza o scarica tutta la pagina del giornale in cui compare questo articolo