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I risultati dell’indagine trimestrale di Confindustria nel settore manifatturiero

Migliorano le aspettative, ma la ripresa è lontana

Le previsioni di ricorso alla cassa integrazione riguardano ancora oltre il 50% delle aziende

foto: operai che entrano in fabbrica

Vercelli. (sa.ba.)    Un lieve e lento miglioramento.    Come aveva preannunciato Carlo Alberto Prosino, presidente di Confindustria Vercelli e Valsesia, in occasione dell’assemblea generale del 29 giugno, l’industria manifatturiera vercellese, in base ai dati previsionali relativi al terzo trimestre del 2009 (luglio-settembre), prevede un cauto miglioramento delle aspettative.

    Tuttavia, la ripresa resta ancora lontana in quanto tutti gli indicatori permangono di segno negativo.    L’indagine è stata condotta inviando il questionario (che fa focus su una serie di parametri fissi) a un campione di circa 200 aziende associate, questionario a cui ha risposto il 59,1%.

    Analizziamo i dettagli della ricerca.

    Produzione totale.    Un primo segnale positivo si rileva nella produzione: se nel 2° trimestre il 6,86% delle imprese prevedeva un incremento contro quasi il 64% che sosteneva invece di subire un calo, oggi invece ci si riavvicina ai valori del I trimestre, passando rispettivamente all’8,18% e al 45,45% che pensa di conoscere un ribasso, mentre il 46,36% ritiene di mantenersi costante.

    Il tutto con un saldo negativo pari a -37,27 (per marzo-giugno era pari a -56,86 e nei primi tre mesi -45,54).    Sul piano regionale, in base ai dati pervenuti da tutte le associazioni confindustriali del Piemonte, il saldo è -42,60%.

    Andamento occupazionale.    I valori si assestano sostanzialmente su quelli dei tre mesi precedenti: le imprese che intendono aumentare di qualche unità il personale rappresentano il 4,39% (prima era il 4,85%) mentre diminuiscono quelle che ritengono di ridurre il numero dei dipendenti (da 40,78 al 36,84%).

    Il 58,77% non interverrà sulle sue risorse e complessivamente, a livello regionale, non lo farà l’81,51% delle imprese associate.    Il saldo negativo passa da -35,92 a -32,46. Il saldo regionale è -30,50%.

    Nuovi ordini.    Migliorano decisamente le previsioni sull’acquisizione di nuovi ordini in totale e anche per l’export: nel primo caso il saldo negativo da -50,49 diventa -30,63 e le aziende che pensano di mantenersi su livelli costanti dal 32,04% crescono al 44,14%.    Sul fronte esportazioni, la situazione è decisamente più rosea dal momento che il saldo fra pessimisti e ottimisti praticamente si dimezza (da -46,25 a -25).    Il dato regionale è per gli ordini totali pari a -38,70% e per l’export -34,30%.

    Carnet ordini.    Il 54,21% delle aziende sostiene che il “carnet ordini” sia sufficiente per meno di un mese (prima era il 59,22%) e conoscono un incremento le imprese che pensano di stare al sicuro da 1 a 3 mesi (da 29,13 a 37,38%) e solo l’8,41% per oltre tre mesi (prima era l’11,65%).

    Cassa integrazione.    È la conferma, purtroppo, dello stato di malessere in cui versa l’industria locale: le previsioni di ricorso alla cassa integrazione riguardano oltre il 50% delle aziende (in lieve calo l’esatta percentuale: dal 52,53 del II trimestre al 51,79% di oggi).

    Investimenti programmati.    Ancora una volta l’imprenditoria resta abbastanza compatta sulla scelta di non fare investimenti per i prossimi tre mesi: nel I trimestre si trattava del 53,57%, nel II del 62%, ora si sfiora il 55%.    Tuttavia, va detto che si avverte un segnale positivo in quanto continua la crescita di chi pensa ad investire per ampliamenti (si sale al 17,12%), mentre gli investimenti solo per sostituzione, aumentano di qualche punto percentuale, dal 24 al 27,93%.

    Ritardo nei pagamenti.    Purtroppo continuerà ad essere una delle cause principali della difficile situazione finanziaria di molte imprese: se a marzo di quest’anno era il 72% delle imprese associate a riscontrare un ritardo nell’andamento degli incassi rispetto ai termini di pagamento pattuiti, oggi si tratta del 69,03%, (ossia poco meno).    A giugno 2008 si parlava però del 41,03%.    Sul piano regionale quasi il 60% ritiene normale l’andamento degli incassi, ma circa il 41% prevede ancora ritardi.

    Grado medio di utilizzo degli impianti.    È sceso di pochissimo: dal 63,68 al 62,66%.

    Andamento dei costi delle materie prime e dei semilavorati.    Se nel II trimestre era solo il 20% a credere in un rincaro ora lo pensa quasi il 45%, mentre il 50% ritiene che i costi si manterranno stabili; solo il 4,59% degli associati confida in una riduzione.

    Manodopera.    Le difficoltà di reclutamento sono diverse a seconda della specifica figura professionale.    Gli ambiti in cui più aziende incontrano difficoltà nel reperire personale di medio livello sono quelli della Produzione, Ricerca e Sviluppo (l’81,25%), dell’area Amministrazione e Finanza (il 77,78% delle imprese) e a seguire la divisione del Commerciale per il quale il dato si assesta al 66,67%.

    Tra l’altro, il settore commerciale sembra essere quello in cui la maggior parte delle aziende fa più difficoltà a trovare le persone di elevata qualifica: il 33,33% delle imprese che hanno partecipato all’indagine, un dato quest’ultimo che rispecchia lo scenario regionale.

    L’indagine a livello settoriale riguarda nel dettaglio i tre comparti produttivi di riferimento per l’imprenditoria del Vercellese e della Valsesia: metalmeccanico, rubinetteria e valvolame e infine quello del tessile e dell’abbigliamento.

    Per quanto riguarda il settore metalmeccanico, lo scenario per i prossimi tre mesi non si può dire roseo, ma un minimo di crescita si intravede: la produzione è prevista in calo dal 51% delle aziende, mentre solo il 4% circa prevede un aumento.    Tuttavia, quasi il 45% prevede che resterà su livelli costanti (nel II trimestre era solo il 18,37%). In merito all’andamento dell’occupazione, se il 46% ha in programma una stretta, il 52% ritiene di mantenere lo stesso numero di risorse e solo il 2% crede di incrementarle.

    Cauto miglioramento anche sul fronte nuovi ordini ed esportazioni: nel primo caso, il saldo negativo da oltre il 65% si riduce a -38,78 e nel secondo caso si riducono le aziende che prevedevano una riduzione nell’export (dal 61,54% al 47,62%) con un saldo percentuale ottimisti-pessimisti nella misura di -42,86 (a marzo era -53,85).    Per rubinetteria e valvolame, il quadro economico fa sperare: se nello scorso trimestre nessuna azienda prevedeva un aumento nella produzione, oggi il 3,13% confida in un incremento con un saldo che se pur negativo da quota -87,50 arriva a -53,1%.

    Per quanto riguarda il capitale “umano”, nessuna impresa intende assumere nuovo personale ma si scende al 50% delle aziende che intendono ridurre le proprie risorse (il dato precedente era 60%).

    Migliora anche lo scenario per i nuovi ordini e anche le esportazioni vanno meglio, nonostante un saldo sempre negativo. Nel tessile e abbigliamento si rileva una lieve crescita pur permanendo una situazione di congiuntura negativa.    Il livello di occupazione continua però a non crescere, anche diminuisce un po’ il numero degli imprenditori che aveva in programma dei tagli al personale e il 62,50% non dovrebbe provvedere a riduzioni.

    Peggiora ancora, se pur di poco, lo scenario per i nuovi ordini: il saldo negativo si aggrava a -50 (nel III trimestre 2008 era -20%). In controtendenza, invece, il dato per le esportazioni con il saldo negativo che da -41,67 recupera decisamente terreno arrivando a quota -18,75.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 32 del 15-lug-2009 )
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