
Crescentino. La Testuggine
palustre europea è un
animale riservato. Quando
qualcuno si avvicina alla
pozza d’acqua dove nuota,
subito si tuffa e scompare. Patisce moltissimo gli
avvicinamenti,
soprattutto
quelli incauti dell’uomo:
uno dei motivi che fanno sì
che questa creatura sia uno
dei rettili più minacciati a
livello europeo è che ormai
i luoghi dove le attività antropiche
non lasciano il segno
sono rari.
Alla Palude di San Genuario
(istituita "Riserva
Naturale Speciale e Zona
di Salvaguardia") invece,
questa tartaruga pare trovarsi
bene: l’Ente Parco
Fluviale del Po e dell’Orba
provvede a garantirle
la pace in un ambiente
favorevole. Difatti, le popolazioni
residue di questa
specie vivono in aree
molto circoscritte poiché
il volto del Po nel tempo è
stato snaturato: bonifiche,
inquinamento, pesticidi e
diserbanti che ammorbano
le acque, la meccanizzazione
agricola, che distrugge i
nidi e ferisce –quando non
uccide– gli esemplari adulti,
riducono parecchio le zone adatte alla Emys orbicularis.
Ma la testuggine palustre
non è la sola a gradire
questo luogo: dal fitto dei
canneti, sopra l’acqua degli
stagni e dei canali, è un
continuo volteggiare di ali,
penne e piume che hanno
viaggiato a lungo; sono gli
uccelli migratori, che, numerosi,
scelgono l’area per
stazionare e nidificare. In seguito ai monitoraggi,
tra il 2001 e il 2006, per tutelare e incrementare
l’area di questo sito e la sua
popolazione, è stato finanziato
dall’Unione Europea
il progetto Life-Natura.
Il luogo interessato –l’ex
allevamento ittico di 50
ha in disuso– è una parte
della Riserva, ma è un’area
significativa, dato il precedente
insediamento di
uccelli ‘rari’. Prima sono
stati compiuti interventi di
riqualificazione per ricreare
la morfologia originaria
delle zone umide; sono
state ampliate le zone dei
canneti, con aree a differente
profondità, in modo
da garantire habitat adatti
alle varie specie, cercando
di non danneggiare gli animali
presenti, rimodellando
le ex vasche artificiali
dei pesci, soprattutto quelle
con i bordi in cemento.
« Le paludi sono sempre
più rare, eppure sono
importantissime » spiega
Dario Zocco, direttore del
Parco Fluviale; « a lungo
sono state ridotte le zone
umide. L’uomo occupa
spazi modificandoli per le
sue necessità, ma l’ambiente
in cui viviamo è limitato,
così si perdono specie
di flora e fauna non più
ricreabili ». La riserva di
San Genuario è finalizzata
a preservare la biodiversità
ed è continuamente monitorata:
stazioni di inanellamento
ornitologiche,
verifiche numeriche dei
nidi, osservazioni e catture.
« Molta attenzione è
per i dati riguardanti le tre
specie più significative, diventate
simbolo del Parco:
Tarabusino, Airone Rosso
e Falco di Palude. La loro
presenza dimostra l’efficacia
degli interventi fatti ed
è un indicatore delle condizioni
di salute dell’area ».
Ma è difficile monitorare
tutta la fauna. « La
testuggine, ad esempio, è
poco controllabile. Si usano
trappole per catturarla
e si segna il carapace per
identificarla. La popolazione
però non è limitabile a
un’area: non è detto che se
non vengono catturate non
ci siano. In Italia, inoltre, siamo indietro con i monitoraggi
e i risultati sono
rilevanti solo su tempi lunghi », dice Zocco.
« Inoltre
si deve considerare anche
l’ambiente contiguo: centrali
termoelettriche, attività
industriali e agricole interferiscono
con la riuscita
del progetto. La vita della
fauna è legata alla flora: alcuni
abitanti della palude,
come la Licena, una farfallina
arancio, possono vivere
ad esempio solo dove
è presente la pianta della
Romice, di cui si nutrono ».
« I dati sono confortanti
–conclude Zocco– ma
la sfida più difficile è far
convivere necessità agricole
come la manutenzione
con quelle della natura. Il
futuro di San Genuario è
nella consapevolezza riflessa
sulle azioni quotidiane
di tutti ».
Crescentino. La Riserva Naturale
Speciale e Zona di Salvaguardia della
Palude di San Genuario si trova
nel comprensorio territoriale in cui
sono presenti il Parco fluviale del
Po,
il Bosco delle Sorti della
Partecipanza
di Trino e il Biotopo di Fontana
Gigante.
L’area, insieme alla zona di Fontana Gigante, ha origini legate alla bonifica di ambienti acquatici naturali ed allo scavo di bacini a fini venatori e di pesca sportiva e più anticamente per l’estrazione della torba; successivamente, a seguito dell’abbandono delle attività, le due aree hanno subito un progressivo processo di rinaturalizzazione costituendo complessi habitat palustri di grande interesse faunistico, in particolare ornitologico, ma anche entomologico e floristico.
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