
Il nostro percorso inizia
a Moncrivello, il cui vino
pregiato proveniente dai
campi del castello e inviato
da Cesare de Mayo già nel
1500 raggiungeva le mense
del Papa Pio IV, colui che
portò a termine il Concilio di
Trento.
Dai preziosi vitigni
derivano, come vini più pregiati,
l’Erbaluce e il Caluso
Passito.
L’Erbaluce
è un vino la cui
produzione, consentita nelle
province di Torino, Biella, e
Vercelli, si svolge particolarmente
sulle colline intorno
a Caluso. Le sue caratteristiche
sono un colore giallo
paglierino con limpidezza
brillante, un odore vinoso e
fine, un sapore secco, fresco
e caratteristico.
Abbiamo
notizie del vitigno Erbaluce
già nel 1606: è menzionato
per la prima volta in un libro
da Giovan Battista Croce,
gioielliere presso la corte del
duca di Savoia Carlo Emanuele
I. L’antica dizione Albaluce,
frequentemente citata
dai libri, dimostrerebbe
un’origine romana del nome
(Alba lux), e deriverebbe dal
colore che assumono gli acini
in autunno: i riflessi rosati
e caldi si fanno più intensi
nelle parti esposte al sole.
Questa DOC viene prodotta
in diverse tipologie: oltre al
Tranquillo, esistono le versioni
Spumante e Passito. Moncrivello è l’unico
comune
deel Vercellese che
può fregiarsi della DOC Erbaluce
di Caluso: situato nella
parte occidentale della provincia
di Vercelli, il territorio
di Moncrivello fa geologicamente
parte del Canavese –essendo situato sulla collina
morenica a sud del bacino
canavesano che fa da spartiacque
tra il Canavese e la
pianura vercellese– pur essendo
storicamente legato a
Vercelli.
Delle tre Cantine
che trattano l’Erbaluce di
Caluso, la Cantina Sociale
della Serra di Piverone è
l’unica che riceve le uve da
uno dei due produttori di
Moncrivello. Moncrivello da circa
quindici anni ha stipulato
un accordo con l’Enoteca
Regionale della Serra, che
fu fondata nel 1981 e che
ha sede presso il Castello di
Roppolo. Questa collaborazione
ha portato all’istituzione
dell’unico produttore
di vino D.O.C. dichiarato del
comune, Lanfranco Ferraris. Il vigneto,
situato in località
"Paradoss", ha una superficie
di 1,2 ettari. In origine il
terreno era indicato catastalmente
a vigneto ma nella
realtà era ridotto a bosco: a
inizio del 1998 i proprietari
hanno presentato domanda
alla Regione per impiantare
un vitigno a norma DOC, e
nel 2006 è diventato Erbaluce
di Caluso DOC.
Oltre
all’Erbaluce di Caluso si produce
anche il Caluso Passito:
ogni anno si mettono da parte
150 bottiglie per l’invecchiamento. Pur essendo Ferraris
il solo
produttore ufficiale, molti altri
agricoltori della zona si
dedicano alla stessa attività,
dando alla luce il Caluso
Passito.
Secondo la
tradizione il Passito di Caluso
sarebbe stato prodotto in
Piemonte a partire dai primi
secoli dopo il Mille, sull’onda
della richiesta per il cosiddetto
“vino greco”, una qualità
ricca di alcol, dolce e fortemente
aromatica. I piemontesi,
per far fronte alle nuove
esigenze di mercato, iniziarono
a coltivare vitigni adatti.
Il
Caluso Passito, che insieme
all’Erbaluce di Caluso ha
ottenuto
la denominazione di
origine controllata nel 1967
(primo bianco in Piemonte),
ha una lunghissima tradizione
storica. E’ l’unico vino in
Italia che richiede, da disciplinare
di produzione, almeno
sei mesi di appassimento
naturale, senza alcuna forzatura
(dai primi di settembre
alla fine di febbraio dell’anno
successivo alla vendemmia) e
solo dopo quattro anni di invecchiamento,
e cinque per la
“riserva”, può essere bevuto.
« Il territorio di Moncrivello,
che si trova sulla collina
morenica della Serra,
possiede un terreno acido,
che è ottimo per le vigne;
infatti –spiega il consigliere
comunale Piero Santià– si
possono trovare moltissimi
produttori di ottimo Caluso
Passito, che però non sono
dichiarati ». « Nelle cantine
locali giacciono bottiglie che
hanno un valore inestimabile,
e che sono realizzate in
modo assolutamente artigianale. Questi vini
potrebbero
valere anche fino a 200 o
300 euro l’uno, ma vengono
prodotti per uso personale e
familiare, anche se possiedono
tutti i requisiti per essere
venduti ».
Alice
Castello possiede
a sua volta moltissimi vitigni,
importati da Caluso, ma ai
suoi quattordici produttori
non è stato concesso, da parte
del consorzio di tutela e di
valorizzazione dei vini doc
del Canavese e di Caluso,
di vendere i propri vini con
il marchio Erbaluce doc. Il
vino alicese è definito e classificato Canavesano bianco
ed è molto meno rinomato
di un Erbaluce. Sono pochi
ad Alice a dedicarsi esclusivamente
all’attività vitivinicola.
Carlo Salussolia, 34
anni, perito agrario, è uno
dei più giovani ed è in prima
linea nella battaglia per
l’ottenimento del riconoscimento
della produzione di
vino DOC. Il suo vitigno ha la
grandezza di circa una giornata
piemontese. Ottenere il riconoscimento
doc per la produzione
dell’Erbaluce potrebbe probabilmente
convincere tanti
alicesi ad ampliare i vitigni
oppure a creare cooperative.
Altro produttore è Claudio Merlin, che è proprietario di un vigneto e della panetteria del paese.
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