
Bianzè. Una
bufera si
è scatenata su don Elio
Grosso, parroco di Bianzè,
che in settembre cambierà
sede, assumendo l’incarico
di cappellano all’ospedale
Sant’Andrea ed alla clinica
Santa Rita di Vercelli.
Nei
giorni scorsi ignote malelingue
del paese lo hanno
accusato di avere una predilezione
particolare per la
bottiglia e di godere della
compagnia di Bacco ben
più del necessario con effetti
nefasti sul suo equilibrio.
Secondo queste voci, tutte
da dimostrare, si sarebbe
ubriacato in più occasioni
in pubblico, anche durante
la festa della Santissima
Trinità. Un’accusa ingiusta quanto
infamante che ha indotto
il prelato a procedere a una
querela per diffamazione.
A favore del prevosto si è
schierata sia gran parte
della gente di Bianzè, definendo la vicenda come
assurda, sia la stessa curia
arcivescovile di Vercelli. Fra
i primi a farsi vivi di persona
con il parroco è stato Luciano Galvani, il capogruppo
di minoranza per la
lista “Lavoriamo per Bianzè”:
« Sono andato a esprimergli
la mia solidarietà il
giorno stesso di persona –afferma–. Credo siano voci
false e cattive. Don Elio è
una persona che a me, pur
non frequentando molto
la chiesa, piace molto perché
è una persona vera. Il
fatto che abbiano deciso di
allontanarlo non è bello. E
forse tutto questo è solo una
diretta conseguenza orchestrata
da chi non l’ha mai
amato ».
Concorde con il
collega di minoranza l’altro
consigliere, Giorgio Bergamasco
che è anche membro
del Consiglio Pastorale:
« Tutto il Consiglio si è
schierato compattamente
dalla parte del parroco –afferma–, perché sappiamo
bene che persona è e che
certe voci non meritano
il minimo ascolto. Io per
primo sono stato testimone
oculare dell’infondatezza e
della falsità delle voci perché
ero presente in tutte le
occasioni citate e l’ho sema pre visto lucido ».
Dello stesso avviso, ma
con toni molto più decisi
è anche monsignor Giuseppe
Cavallone, vicario
generale dell’arcidiocesi di
Vercelli: « E’ tutto assolutamente
falso, certe cose
non bisognerebbe nemmeno
scriverle. Chi lo fa è
perché vuole solo seminare
zizzania e minare la credibilità
di una persona per
bene che non ha nessun
motivo di chiedere scusa o
di pentirsi di qualcosa perché
non ha fatto proprio
nulla », afferma.
E’ anche
vero però che le dicerie di
paese sui parroci ci sono
sempre state, soprattutto in
Italia, e solitamente traggono
fondamento da ragioni
ben precise.
In questo caso
la notizia del cambio annunciato
alla guida della
parrocchia di Sant’Eusebio
se non la causa scatenante
potrebbe essere una concausa. Una tesi condivisa
da Bergamasco, che afferma:
« Indubbiamente
quando ci sono situazioni
difficili all’interno di una
parrocchia basta poco
perché da una voce isolata
scaturisca un vero e proprio
vespaio. Tutti, Curia inclusa,
sappiamo che queste
voci sono totalmente prive
di fondamento, però il
fatto che ci siano state ha
scatenato un putiferio che
si doveva evitare ».
Possono
essere queste il motivo
del cambio di parrocchia? « Assolutamente no,
perché
era una decisione già presa
da tempo, al massimo
questa può essere intesa
come la dimostrazione che
il cambio era già deciso e
che c’è stata solo un’accelerata nei tempi ».
Sul perché
il Consiglio pastorale
di Bianzè abbia chiesto e
ottenuto il cambio alla guida
della parrocchia Bergamasco
non si fa problemi
a dire che è dipeso da una
serie di fattori: « Don Elio è
in parrocchia da due anni
e in questo periodo non ha
legato con tutti nello stesso
modo, magari assecondando
troppo alcune persone. E’ un ottimo pastore di anime
ed ha un carattere molto
diverso dal suo preecessore,
don Enrico Triminì ».
Al suo posto arriverà don Lorenzo Pasteris, attuale parroco di Moncrivello, mentre don Elio si appresta ad assumere l’importante ruolo di cappellano nelle due strutture sanitarie vercellesi: al Sant’Andrea e alla clinica Santa Rita. Sono decisioni che attendono ormai soltanto la scontata ratifica dell’arcivescovo Enrico Masseroni entro i primi di agosto.
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