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 Esterni e trombati 

Il Municipio si riempie di non eletti

di Umberto Lorini

Crescentino.    Il primo atto della sindaca Venegoni è stato quello di nominare, insieme al resto della Giunta, un “assessore esterno”: Salvatore Sellaro.  

    Formalmente, la decisione è ineccepibile: lo statuto comunale lo permette, è una facoltà di cui ci si può avvalere.    E se Venegoni l’ha indicato con delega ad ambiente ed ecologia, evidentemente ritiene che sia la persona giusta per quel ruolo.    Ma siccome Sellaro a Crescentino è molto noto, ed è stato presente in numerose occasioni nel corso della campagna elettorale, perché -se si pensava di affidargli un incarico nell’Amministrazione comunale- non lo si è candidato?

    Perché, a differenza degli altri assessori, per lui si è voluta evitare l’investitura popolare?

    Sull’altro fronte, Minoli.    Candidato a sindaco per la lista Greppi-Speranza, sconfitto alle urne, all’indomani del voto fa “fare una verifica” e scopre che la carica di consigliere comunale è incompatibile con quella di consigliere nazionale dell’Associazione costruttori, dalla quale si sarebbe dimesso solo se fosse stato eletto sindaco.       Chissà se l’aveva detto prima, ai 1370 crescentinesi che l’hanno votato.

    Sono due casi diversi che portano alle stesse considerazioni.

    Certi giochetti -ripetiamo: anche se formalmente inattaccabili, e giustificati con le motivazioni più disparate- non fanno altro che aumentare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.    Uno vota Tizio e quando va in Municipio si ritrova Caio, che non era nemmeno in lista; o, se lo era, è stato “trombato” ma si è comunque trovato il modo di farlo rientrare.

    E’ questo il rispetto della volontà popolare?    Se uno ha intenzione di fare l’amministratore comunale, è bene che lo dica con chiarezza prima delle elezioni e si metta in lista: altrimenti, per quanto titolato o esperto della materia, se entra per altre vie rischia comunque di fare la figura dell’imbucato.

    D’altro canto, quando uno si presenta al giudizio popolare deve sapere che se viene eletto -qualunque sia il responso delle urne, anche se finisce in minoranza- è suo dovere assolvere la funzione che gli elettori gli hanno assegnato, anche se di semplice consigliere; altrimenti rischia di passare per quello che “o comanda o va via”, oppure -peggio- per quello messo lì per tirare la volata a qualcun altro.

Umberto Lorini
direttore@lagazzetta.info

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 5 del 1-lug-2009 )
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