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Disavventura aerea occorsa a Laura Di Caro,
impiegata presso il Comune di Fontanetto Po

foto: Laura Di Caro

Fontanetto Po. (gdv) La storia risale a lunedì scorso, quando Laura Di Caro, impiegata presso gli uffici del municipio locale, ha dovuto fare i conti con la paura che più ferocemente assale gli occupanti di un aereo di linea nei guai: precipitare.

    La Di Caro si trovava sul volo della Karthago Airlines che da Djerba rientrava in Italia.    “Ero in compagnia di Alessandra Bellaria, un’amica –spiega Laura– con la quale avevo trascorso una vacanza a Djerba e stavamo rientrando a Torino Caselle.    Ci siamo imbarcati alle 6:30 del mattino di lunedì mai avrei immaginato che il rientro a casa sarebbe divenuto un incubo di oltre tredici ore di durata”.

    Infatti, l’arrivo a Caselle era previsto da tabella di volo per le 9:30, ma intorno alle 8:30, due ore dopo il decollo regolarmente avvenuto, gli occupanti dell’aereo comprendevano che qualcosa non tornava: “Una signora del gruppo della vacanza a Djerba –prosegue la Di Caro– Ilde Suardo, chiede di acquistare un profumo al duty free, ma la hostess, con fare preoccupato, le risponde che non c’è tempo.    A questo punto mi chiedo come sia possibile, visto che manca ancora un’ora alla destinazione finale.    Dopo aver cercato di trarre qualche spiegazione dagli addetti, tentativi caduti nel vuoto, molti di noi hanno la sensazione che l’aereo sia in discesa e, commentando con altre persone il fatto, iniziamo a spaventarci.    Nemmeno il tempo di farci le domande giuste e sentiamo annunciare dal comandante che l’aereo è in avaria tecnica e che avrebbe fatto richiesta di atterraggio forzato allo scalo di Roma Fiumicino”.

    Subito dopo, infatti, l’aereo inizia la manovra di avvicinamento alla pista, ma qualcosa sconvolge maggiormente i viaggiatori: “Nel medesimo momento ci siamo accorti che dalla cabina di pilotaggio usciva del fumo –sempre Laura– e siamo rimasti paralizzati sui nostri seggiolini, abbarbicati alle cinture di sicurezza.    Dopo l’atterraggio l’aereo è stato circondato dagli automezzi di soccorso e le fiamme vengono domate.    Tutti rimangono a bordo e vengono aperti i portelloni per far respirare la gente.

    Siamo rimasti seduti per un’altra mezz’ora, finchè un pulmino dell’aeroporto ci ha accolto a bordo, ma senza muoversi per altri tre quarti d’ora dalla pista: fermi, inermi, sotto un sole cocente”.    I viaggiatori, in tutto 150, iniziano a dubitare sul fatto che l’organizzazione non sappia cosa fare con tutta questa gente che, senza carta d’imbarco, non può venire legalmente sbarcata in Italia. “Dopo un po’ –seguita la Di Caro– ci dirigono verso l’uscita C46 del terminal, dove ci sottopongono per due volte al passaggio sotto il metal detector.    In conclusione, fin verso alle 13 siamo abbandonati a noi stessi, fin quando una hostess dell’aeroporto ci consegna un ticket restaurant per pranzare.    Nel medesimo istante ci informano che nel pomeriggio avrebbero scoperto se un’altro aereo ci avrebbe riportato a casa, oppure se ci avrebbero reso i bagagli ancora sull’altro velivolo”.

    I viaggiatori sono adirati e la tensione si trasforma in plausibile nervosismo.    “Nonostante tutto, siamo ridecollati da Roma alle 18:30 su un aereo della Nouvelair, dopo aver trascorso diverse ore nell’aeroporto come veri e propri clandestini.    Sbarchiamo a caselle alle 19:30 e dopo un’ora riprendiamo i bagagli.    Penso che per qualche giorno non dormirò sonni tranquilli”.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 8 del 1-lug-2009 )
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