Crescentino. Qualcuno
se lo aspettava. Per altri
è una sorpresa. Roberto
Minoli, presidente della
Crescentinese e candidato
sindaco sconfitto della
lista Minoli, all’interno
della quale compariva
anche il sindaco uscente,
Fabrizio Greppi, si è dimesso
da consigliere.
Ragioni
di incompatibilità di
incarichi: la cariche che
ricopre all’interno della
Sezione dei Costruttori
Edili, secondo l’ordinamento
di Confindustria
sarebbe inconciliabile con
il ruolo di consigliere comunale,
visto che non è
diventato sindaco.
Ragion
per cui si è dimesso. Ragion
per cui, al suo posto,
è entrato il terzo candidato
che ha preso più voti,
rimasto escluso in precedenza,
Fabrizio Greppi.
Polemiche finite in seno al
PdL crescentinese dopo le
elezioni? Parrebbe di no,
visto gli strascichi a mezzo
stampa fra i due avversari:
il già citato Greppi e Riccardo
Piolatto, dell’omonima
lista. L’ex primo cittadino
parla della sconfitta elettorale
« arrivata per cause
molteplici, come la
presenza di cinque liste
che ha disorientato gli
elettori ». « Ci sono state –continua Greppi– molte
calunnie verso di noi, si è
cercato di demonizzare i
miei dieci anni da sindaco
e sono state dette falsità
mostruose. Ci sono accuse
che bruciano perché
non vere ».
Per contro, Piolatto ritorna « per l’ultima volta
sulle elezioni » sostenendo
che l’avversario politico
non sappia « accettare la
sconfitta. Ho dei seri dubbi
che Greppi creda nei
valori del centrodestra:
ha preso in lista Leo Alati,
capogruppo dell’opposizione
di sinistra e che soli
quattro mesi prima lo aveva
sfiduciato facendolo
cadere da sindaco! ».
Ricorda
poi i repentini cambiamenti
di colori dell’ex
sindaco (prima Forza Italia,
poi Udc, poi di nuovo
Forza Italia) e sostiene che
non sia « credibile quando
parla dei valori del
centrodestra ». Ha concluso
con affermazioni
dure e pesanti a riguardo:
« Greppi è stato l’unico
sindaco di Crescentino a
essere sfiduciato. Qualcosa
vorrà pur dire… Adesso
hanno fatto dimettere
Roberto Minoli per farlo
entrare in Consiglio: per
lui c’è sempre bisogno di
una poltrona, anzi di una
poltroncina ».
« Non ho nulla contro Piolatto –ha concluso Greppi– ma non capisco perché, avendo studiato da sindaco per quasi due anni, pubblicando manifesti anche piuttosto gravi su di me, abbia chiesto di entrare in lista. Quando venne da me e Minoli gli chiesi di pubblicare un manifesto in cui spiegare alla popolazione il perché dell’accordo tra lui e il nostro gruppo Minoli. Non se ne fece nulla: forse perchè non era del tutto indipendente nelle sue decisioni ».
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