Vercelli.
(s.cap.)
Si è
parlato della nostra eccellenza
il 16 giugno nel
convegno organizzato da
Confagricoltura, e quello
che ne è emerso, è il caso
di dirlo, è un “riso amaro”,
già a partire dal luogo
in cui si è tenuto l’incontro,
la tenuta Veneria
di Lignana della Saiagricola,
una delle maggiori
aziende risicole italiane
e famosa per essere stata
il set del celebre film del
1949.
Guido Sodano,
direttore dell’impresa e
ospite del convegno, ha
illustrato la storia e la
filosofia dell’azienda, di
proprietà prima della famiglia
Agnelli e ora del
gruppo assicurativo SAI,
la maggiore impresa risicola
del vercellese, che
da tempo
ha puntato
sull’integrazione
della
filiera producendo
riso,
olio e vino e
occupando
così nicchie
di mercato,
e coltivando
anche ambiziosi
progetti
come la trasformazione
della paglia
di riso in biogas, sfruttando
il processo della fermentazione
anaerobica.
Quirino Barone, presidente
di Confagricoltura
Vercelli e Biella, ha
tracciato un quadro della
campagna di commercializzazione
in corso,
iniziata con i migliori auspici
ma che sta finendo
con i prezzi in picchiata
e giacenze elevate nei
magazzini. Quest’anno,
ha affermato nel proprio
intervento Roberto
Magnaghi, direttore
dell’Ente Nazionale Risi,
c’è stato un rilevante spostamento
delle superfici
coltivate dal mais al riso,
con un incremento delle
risaie di 15 mila ettari,
dai 224 mila del 2008
ai 240 mila del 2009.
La
situazione, quindi, dopo
un’apertura di campagna
che sembrava prefigurare un futuro radioso,
non induce all’ottimismo,
soprattutto alla luce
delle modifiche introdotte
dalla PAC, la Politica
agricola comunitaria, e
della globalizzazione imperante
in cui a decidere
i destini è il mercato, con
la sua variabilità senza
controllo dei prezzi e
la ciclicità conseguente
della domanda e dell’offerta.
Secondo Federico Vecchioni,
presidente nazionale
di Confagricoltura,
possibili soluzioni potrebbero
essere strumenti
di autoregolazione della
produzione e quindi una
maggior integrazione
della filiera; lo sviluppo
della filiera corta, intesa
non tanto come mercati
locali di produttori locali,
quanto come ingresso del
mondo agricolo nel capitale
dell’agroindustria. E poi, ha sottolineato
Vecchioni, il ruolo delle
organizzazioni dei produttori,
delle cooperative
e delle associazioni, che
devono essere
operative
e avere la
fiducia delle
imprese agricole.
Confagricoltura
si
è voluta proporre
e definire come un
“sindacato
di progetto”,
pronta
a sostenere
i progetti di
filiera, in cui
inserire anche il riso, e
ha rinnovato l’invito alla
collaborazione all’Ente
Nazionale Risi, rappresentato
al convegno
anche dal proprio presidente,
Piero Garrione.
Il mondo chiede sempre
più cibo e l’agricoltura
deve avere sempre più
spazio, ha concluso Vecchioni,
e l’importanza
rivestita deve passare
anche e specie attraverso
un rafforzamento degli
stanziamenti di bilancio
nazionali ed europei. Il
presidente nazionale di
Confagricoltura ha ricordato
anche le tematiche
ambientali, che devono
vedere l’agricoltore protagonista,
anche con riferimento
ai Piani di Sviluppo
Rurale, dove, a suo
giudizio, molto spesso si
contrabbandano interventi
che con l’agricoltura
hanno poco a che fare.
E poi la qualità, che deve essere percepita e conseguentemente pagata dal consumatore, perché ci sono troppo denominazioni che disorientano e non fanno il bene né del produttore né del cliente.
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