cronaca nucleare economia e lavoro sport rubriche opinioni cultura e spettacoli Comuni sfoglia il giornale

Archeologia: sorge nel territorio comunale di Monteu da Po.
Nell’area sacra i resti del tempio di Iside

Industria, città romana da conoscere e rivalutare

Firmato tra Comune, Regione, Soprintendenza, Parco del Po e Politecnico
un protocollo per coordinarne tutela e valorizzazione

di Claudia Carra
foto: sito archeologico nel territorio di Monteu da Po

Monteu da Po.    Il 9 giugno scorso è stato siglato il protocollo di intesa per coordinare gli interventi di tutela e valorizzazione dell’area archeologica e del territorio sul quale sorge il sito della città romana di Industria, nel Comune di Monteu da Po.

     Firmatari:

    Il Protocollo ha come obiettivo di tracciare entro sei mesi dalla sottoscrizione, mediante la costituzione di un Comitato tecnico in cui sono rappresentati tutti i soggetti firmatari alla redazione, linee guida per l’ossatura del successivo Programma di intervento per l’area.

    I temi che dovranno essere sviluppati riguardano la diffusione della conoscenza, il miglioramento della fruibilità dell’area archeologica e la rivalutazione del contesto in termini di conservazione del paesaggio e restauro di manufatti antichi.    Un piano di potenziamento da proporre a finanziatori pubblici e privati.


Le origini

        La città romana sorse e si sviluppò nei pressi del villaggio ligure di Bodincomagus, sulle rive del Po, vicino alla confluenza con la Dora Baltea tra I e II sec. d.C..    La posizione lungo le sponde del fiume favorì gli scambi economici.    La fiorente attività manifatturiera e commerciale era gestita da famiglie di mercanti italici giunti insieme a manodopera schiavile proveniente da Grecia e Oriente.    Il ritrovamento di numerosi oggetti bronzei, le monete, le abitazioni signorili, testimoniano l’agiatezza degli abitanti.

    Industria era inoltre un importante polo religioso per la presenza di un santuario, legato al culto di origine greco-orientale di Iside e Serapide, giunto insieme agli schiavi dei mercanti.


Le ricerche archeologiche

    La scoperta di Industria (menzionata già da Plinio il Vecchio) è dovuta al ritrovamento nel 1745 presso Monteu da Po di un’iscrizione bronzea che citava i pastophoroi, sacerdoti di Iside.

    Tra il 1811 e il 1813 dagli scavi condotti dal conte Bernardino Morra di Lauriano vennero alla luce un grande edificio semicircolare, inizialmente interpretato come teatro, e una rilevante quantità di reperti.

    Nell’Ottocento il sito subì sistematici saccheggi ma fu nuovamente rivalutato alla fine del secolo, grazie alla ripresa degli scavi da parte di Ariodante Fabretti, direttore del Regio Museo Egizio e di Antichità.    Le campagne di scavo condotte dall’Università di Torino in collaborazione con la Soprintendenza negli anni Sessanta del Novecento hanno permesso di identificare la struttura semicircolare come un edificio religioso.

    Nell’ultimo trentennio la Soprintendenza ha ampliato l’area di scavo e catalogato i reperti, definendo la cronologia precisa delle trasformazioni urbane.

    L’impianto urbano Industria era un centro urbano di piccole dimensioni.    L’area riportata alla luce corrisponde a un decimo di quella reale.    Un’ampia strada attraversava la città da nord a sud, separando le abitazioni e le botteghe dall’area sacra, sino a raggiungere un grande ambiente forse destinato a riunioni.    Di fronte, sorgono i resti dell’imponente tempio di Iside dietro il quale si snodava un percorso legato alle processioni che si tenevano durante le cerimonie e si concludevano nel tempio di Serapide.

   
Le fasi della vita della città Tra il I e il II secolo d.C.

    Industria vive il suo periodo di maggiore splendore, grazie al commercio e al richiamo esercitato dal santuario.    La città ha vita ininterrotta fino alla fine del IV secolo.    Con il formarsi di una comunità cristiana, le aree di culto pagane vengono abbandonate mentre l’abitato sopravvive fino all’alto medioevo.


Conservazione e fruizione

    Le strutture riportate alle luce risentono dell’azione degli agenti atmosferici e da recente il sito è stato penalizzato dall’espansione urbanistica.    Nell’allestimento del Museo di Antichità di Torino si è dato particolare spazio ai reperti per l’importanza storica e archeologica oltre che artistica.    Alcuni dei bronzi esposti sono opere raffinatissime; ricordiamo il tripode decorato da figure mitologiche, l’altorilievo con danzatrice velata; la scena di combattimento tra romani e barbari che decora un pettorale, il noto Sileno attribuito a officina ellenistico-pergamena e infine la lastra bronzea che riporta l’iscrizione relativa ai pastophoroi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 41 del 1-lug-2009 )
[ PDF ] visualizza o scarica tutta la pagina del giornale in cui compare questo articolo