Monteu da Po. Il 9 giugno
scorso è stato siglato
il protocollo di intesa per
coordinare gli interventi
di tutela e valorizzazione
dell’area archeologica e del
territorio sul quale sorge il
sito della città romana di
Industria, nel Comune di
Monteu da Po.
Firmatari:
Il Protocollo ha come
obiettivo di tracciare entro
sei mesi dalla sottoscrizione,
mediante la costituzione
di un Comitato tecnico
in cui sono rappresentati
tutti i soggetti firmatari alla
redazione, linee guida per
l’ossatura del successivo
Programma di intervento
per l’area.
I temi che dovranno essere
sviluppati riguardano
la diffusione della conoscenza,
il miglioramento
della fruibilità dell’area
archeologica e la rivalutazione
del contesto in
termini di conservazione
del paesaggio e restauro
di manufatti antichi. Un
piano di potenziamento
da proporre a finanziatori
pubblici e privati.
Le origini
La città romana sorse e
si sviluppò nei pressi del villaggio ligure di Bodincomagus,
sulle rive del Po, vicino
alla confluenza con la Dora
Baltea tra I e II sec. d.C.. La posizione lungo le
sponde del fiume favorì gli
scambi economici. La fiorente
attività manifatturiera
e commerciale era gestita
da famiglie di mercanti
italici giunti insieme a manodopera
schiavile proveniente
da Grecia e Oriente. Il ritrovamento di numerosi
oggetti bronzei, le monete,
le abitazioni signorili,
testimoniano l’agiatezza
degli abitanti.
Industria era
inoltre un importante polo
religioso per la presenza di
un santuario, legato al culto
di origine greco-orientale
di Iside e Serapide, giunto
insieme agli schiavi dei
mercanti.
Le ricerche
archeologiche
La scoperta di Industria
(menzionata già da Plinio
il Vecchio) è dovuta al ritrovamento
nel 1745 presso
Monteu da Po di un’iscrizione
bronzea che citava
i pastophoroi, sacerdoti di
Iside.
Tra il 1811 e il 1813 dagli
scavi condotti dal conte
Bernardino Morra di Lauriano
vennero alla luce un
grande edificio semicircolare,
inizialmente interpretato
come teatro, e una rilevante
quantità di reperti.
Nell’Ottocento il sito subì
sistematici saccheggi ma fu
nuovamente rivalutato alla
fine del secolo, grazie alla
ripresa degli scavi da parte
di Ariodante Fabretti,
direttore del Regio Museo
Egizio e di Antichità. Le campagne di scavo
condotte dall’Università di
Torino in collaborazione
con la Soprintendenza negli
anni Sessanta del Novecento
hanno permesso
di identificare la struttura
semicircolare come un edificio religioso.
Nell’ultimo
trentennio la Soprintendenza
ha ampliato l’area di
scavo e catalogato i reperti,
definendo la cronologia
precisa delle trasformazioni
urbane.
L’impianto urbano
Industria era un centro
urbano di piccole dimensioni. L’area riportata alla
luce corrisponde a un decimo
di quella reale. Un’ampia
strada attraversava la
città da nord a sud, separando
le abitazioni e le botteghe
dall’area sacra, sino a raggiungere un grande
ambiente forse destinato a
riunioni. Di fronte, sorgono
i resti dell’imponente tempio
di Iside dietro il quale si
snodava un percorso legato
alle processioni che si tenevano
durante le cerimonie
e si concludevano nel tempio
di Serapide.
Le fasi della vita
della città
Tra il I e il II secolo d.C.
Industria vive il suo periodo
di maggiore splendore,
grazie al commercio e al
richiamo esercitato dal santuario. La città ha vita ininterrotta
fino alla fine del IV
secolo. Con il formarsi di
una comunità cristiana, le
aree di culto pagane vengono
abbandonate mentre
l’abitato sopravvive fino
all’alto medioevo.
Conservazione
e fruizione
Le strutture riportate alle luce risentono dell’azione degli agenti atmosferici e da recente il sito è stato penalizzato dall’espansione urbanistica. Nell’allestimento del Museo di Antichità di Torino si è dato particolare spazio ai reperti per l’importanza storica e archeologica oltre che artistica. Alcuni dei bronzi esposti sono opere raffinatissime; ricordiamo il tripode decorato da figure mitologiche, l’altorilievo con danzatrice velata; la scena di combattimento tra romani e barbari che decora un pettorale, il noto Sileno attribuito a officina ellenistico-pergamena e infine la lastra bronzea che riporta l’iscrizione relativa ai pastophoroi.
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