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 gente d’impresa 

« In campagna si è troppo soli e allora ho rilevato il negozio »

Livorno Ferraris. (p.pulc.)    Livio Gennaro, cordiale quarantacinquenne fontanettese, è il gestore dell’alimentari situato lungo corso Massimo Montano.

foto: Livio Gennaro davanti agli scaffali del suo negozio

    Il negozio da decenni è adibito a rivendita alimentare, ma alla gestione di Livio Gennaro è subentrato solamente nel 1993: “Mi sono scelto questo lavoro – commenta il titolare – perché mi piace stare a contatto con la gente.    Prediligo il rapporto umano e mi rallegra chiacchierare con la clientela: un’attività simile per me è sempre stata l’ideale”.

     In verità, Gennaro non ha sempre svolto questa mansione, infatti, fino a poco meno di una ventina d’anni fa face al’acquaiolo: “Lavoravo in mezzo ai campi di questa zona – prosegue – ma non era certo l’ambizione che avevo.    Purtroppo, quel tipo di attività, peraltro oggigiorno pressoché scomparsa, è in buona sostanza solitaria e passare tante ore da solo non è prerogativa della mia indole gioviale”.

    Il negozio di alimentari, quindi, è vissuto dal titolare non solo come operazione commerciale pura e semplice, ma anche come gratificazione umana e sociale: “Questo lavoro mi rende contento, mi permette di vivere e nel contempo offre un servizio alla comunità, sebbene la grande distribuzione stia inequivocabilmente schiacciando i piccoli ‘bottegai’ come me”.

    L’ambiente è fra i più accoglienti: pulito, ben organizzato, ricco di diversi prodotti al fine di soddisfare il più possibile il parco clienti da servire.

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« Non basta più avere solo scaffali, banco e frigo... »

    Come sopravvive un negozio di alimentari allo strapotere dei centri commerciali?

    Fondamentalmente è difficile, i guadagni di dieci anni fa oggi sono impensabili.    Si sopravvive con stratagemmi utili a raccogliere gli affezionati che comprano ancora in paese.    Purtroppo, sui prodotti di marca è impossibile concorrere con i centri commerciali, ma su tanti altri prodotti noi siamo più concorrenziali e possiamo tenere prezzi più bassi.    Bisognerebbe rieducare la gente a tornare, almeno per certi prodotti, a scegliere dai piccoli. Inoltre, reputo che la grande distribuzione non abbia dovuto sottostare ad una politica di dislocazione studiata: è assurdo impiantare così tanti centri commerciali ravvicinati (si pensi a Crescentino o Trino), ma le grosse catene alimentari non si preoccupano che del proprio tornaconto...

    Qual è la sua offerta ai clienti?

    Bisogna prima comprendere che tipo di clientela viene a trovarti: qui ormai sono per lo più gli anziani a comprare, poi c’è qualche ritardatario dell’ultima ora e qualche extracomunitario.    Un tempo, l’alimentari rendeva anche solo con gli scaffali, il banco e il frigo: ora bisogna sapersi ingegnare.    Io, ad esempio, ho allargato l’offerta anche ai fiori ed alle piante, nonché a qualche altro prodotto meno usuale in un negozio del genere. In più, prendo qualche prodotto d’eccellenza, ad esempio un prosciutto condito con il sale rosa, una vera chicca.    Questo consente di invogliare il cliente a servirsi qui, per non doversi muovere fuori paese.    Però il momento non è facile, bisogna dirlo.

    Com’è il rapporto con la clientela?

    Ottimo.    La gente che viene da me si trova sempre bene, poi in paese bene o male ci si conosce tutti.    Un tempo avevo un’offerta al banco davvero invidiabile, come ad esempio i 45 tipi di formaggio che esponevo.    Ora non è ipotizzabile farlo, ma la qualità e la professionalità sono sempre di casa e questo consente di proseguire nel lavoro.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 32 del 15-mag-2009 )
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