Santhià. (a.lep.) « Quella cifra è da restituire
agli utenti senza aspettare troppo
tempo ». Parola di Luciano Galvani.
Il
consigliere si riferisce ai 200 mila euro
che il Comune ha incassato fino al 2003
quando gestiva direttamente l’acquedotto
e si occupava dell’incasso delle quote
riguardanti la depurazione delle acque. Nel novembre scorso Galvani è stato promotore
di una serie di richieste di raccolta
di rimborso quote della depurazione delle
acque in seguito alla sentenza della Corte
Costituzionale che nel 2008 ha reso illegittimo
la richiesta di quote da parte dell’azienda Atena, nel frattempo
subentrata al Comune di Bianzè.
Una raccolta che aveva ricevuto 319
adesioni nella sola Bianzè (oltre il 10% della popolazione), « malgrado
l’opposizione dell’Amministrazione comunale all’iniziativa – spiega il
consigliere -.
La sentenza ha spinto altri Comuni (San Germano, Alice
Castello) più tutti quelli sprovvisti di depuratore ad associarsi nella
richiesta di rimborsi.
Le Amministrazioni locali si sono trovate spiazzate
da una richiesta che comporta spese ingenti, per cui mediante
l’ANCI hanno richiesto un intervento al Ministero dell’Ambiente e il
12 febbraio il Senato ha licenziato una legge pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale il 27 marzo in cui si dice che per tutti i Comuni che hanno
in atto un progetto di costruzione del depuratore i rimborsi sono da
concedere negli anni in cui non c’era. Dove il depuratore è ancora
assente le quote sono da rimborsare ».
Al momento la raccolta però si è fermata poichè si attende che il Ministero dell’Ambiente predisponga il modulo richiesto dalla legge per poter concedere i rimborsi.
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