Matera.
(r.n.)
A Scanzano
Jonico, lì dove -
secondo un decreto del
Governo del 2003, poi
cancellato dopo quindici
giorni di protesta popolare
- doveva nascere il
sito unico nazionale per
le scorie nucleari, nella
notte fra martedì 20 e
mercoledì 21 aprile una
quindicina di attivisti di
Greenpeace hanno fatto
un blitz, chiudendo con
del cemento tre pozzi di
salgemma e creando un
piccolo parco giochi.
Dalla località “Terzo
Cavone”, dove sono arrivati
anche il sindaco,
Salvatore Iacobellis, e i
rappresentanti dell’associazione
“Scanziamo le
scorie”, tra i promotori
della protesta del 2003,
Greenpeace ha lanciato un messaggio a Governo
e Regione Basilicata:
“Dopo quello del 2003,
per evitare un nuovo
tentativo di portare qui
le scorie radioattive italiane,
bisogna chiudere
definitivamente i pozzi”.
I pozzi di salgemma si
trovano in località “Terzo
Cavone” di Scanzano
Jonico, al centro di
un’area che ha pregiate
colture agricole, circostanza
che fu decisiva
per innescare e sostenere
la protesta attuata nel
2003.
Il decreto che individuava
l’area di Scanzano
per il sito delle scorie
radioattive fu approvato
dal Consiglio dei Ministri
il 13 novebre 2003
e provocò subito polemiche
dal momento che
vi fu chi sostenne che alcune
autorità locali non
potevano non conoscere
le intenzioni del Governo.
Il 15 novembre
la protesta cominciò a
prendere corpo, anche
con blocchi sulla strada
statale 106 Jonica,
che collega Calabria e
Puglia attraversando la
Basilicata. Poi i blocchi
si fecero duri e interessarono
anche la linea delle
Ferrovie dello Stato: il
23 novembre - anniversario
del terremoto che
nel 1980 fece migliaia
di vittime fra Campania
e Basilicata - centomila
persone sfilarono in corteo
da Policoro a Scanzano
chiedendo il ritiro
del decreto.
L’obiettivo
della protesta fu raggiunto:
in fase di conversione
del decreto in legge
il Governo tolse il nome
di Scanzano Jonico dal
provvedimento. “Ma
oggi -hanno ribattuto gli
attivisti- crediamo che il
pericolo sia ancora vivo
poiché, sul nucleare, il
Governo sta portando
avanti una politica “militare”
con una strategia
di stampo sovietico, basata
su un approccio autoritario
alle scelte di localizzazione,
in spregio
delle direttive europee e
delle prassi internazionali”.
E così Greenpeace ha
deciso di fare il blitz “a
pochi giorni dal 23° anniversario
del disastro
di Cernobyl, e alla vigilia
dell’apertura del G8
Ambiente di Siracusa”. Su uno dei tre pozzi
chiusi con il cemento,
Greenpeace ha creato
un piccolo parco giochi,
con uno scivolo e un’altalena
perché -come è
scritto su uno degli striscioni
esposti- non si
può “giocare con il futuro
dei nostri figli”.
Ecco perché gli attivisti chiedono al Governo che “i pozzi vengano chiusi al più presto” e alla Regione Basilicata “di annunciare pubblicamente che non è disponibile a subire nessun deposito nucleare sul proprio territorio”.
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