Vercelli. « Il mercato del riso è leggermente
fermo, per un calo della domanda e
dell’export; ci sono ancora scorte in
magazzino, e ciò non può non riversarsi
sulla qualità del prodotto.
La crisi
economica generale ha sicuramente influito, soprattutto nell’est Europa, Paesi
che avevano contribuito a far aumentare
le importazioni. Il fenomeno non
va drammatizzato; non siamo in crisi,
anzi, ci sono cauti segnali di miglioramento, e gli interventi
dell’UE e dei vari governi per fronteggiare la situazione
attuale possono aiutare.
Non c’è crisi, dunque, ma nemmeno
c’è l’onda buona del passato. Questo vale per la
varietà “indica” e similari, soprattutto destinata all’export.
Bene invece la varietà dei “tondi”, perché è equilibrato il
rapporto produzione-consumo. Però i “tondi” vanno prevalentemente
sul mercato interno, meno espanso.
Per il futuro
prossimo si prevede un’espansione della superficie a riso
anche all’estero. Non ci sono al momento dati sufficienti
per valutazioni sicure, si pensa che la conseguente maggiore
produzione possa essere assorbita.
Occorre molta
cautela; chi può dal mais passa al riso, perché il prezzo
del mais è drammaticamente crollato, e una corsa al riso
non si sa che conseguenze possa avere.
Forse aumenterà la produzione dei “tondi”, ma la cosa è delicata perché è un mercato più ristretto ».
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