Vercelli. Ha riscosso non poche reazioni la proposta lanciata dall’Airi, Associazione industrie risiere italiane, in occasione dell’ultima assemblea (nella quale sono stati confermati i vertici dell’Associazione), di chiudere i mercati del riso del giovedì a Novara, del venerdì a Vercelli e del sabato a Pavia.
L’idea è nata dalla constatazione che gli otto appuntamenti esistenti – lunedì e giovedì a Novara, martedì e venerdì a Vercelli, mercoledì e sabato a Pavia, martedì a Milano e venerdì a Mortara - sono in soprannumero rispetto alla reale necessità del mercato.
Secondo gli industriali risieri i mercati che si tengono nelle seconde giornate sono sempre meno frequentati, le contrattazioni vengono effettuate per lo più durante le prime giornate o addirittura al di fuori delle sale, telefonicamente o tramite Internet. A questo si aggiunge anche il suggerimento di arrivare a definire un contratto tipo unico per le Borse merci.
Gian Luca Mascellino, direttore del Consorzio Vendita Risone risponde così alla proposta: « La Borsa Merci di Vercelli è l’unica riconosciuta a livello italiano ed europeo come Borsa merci del risone, ha da sempre avuto i due mercati del martedì e del venerdì ed entrambi sono frequentati e riconosciuti da tutti gli operatori, nonostante si siano aperti o spostati altri mercati negli stessi giorni. E’ giusto proporre una riorganizzazione ma noi abbiamo necessità di entrambi e riteniamo sia giusto conservarli. Per quanto riguarda il contratto unico – prosegue Mascellino - ben venga la proposta di un contratto tipo unico per tutte le Camere di Commercio delle province interessate considerando che, in caso di contenzioso, ci si debba rivolgere alla Camera di Commercio della provincia trattata a livello territoriale. La cosa migliore sarebbe partire dal contratto tipo della Camera di Commercio di Vercelli: è quello più recente, uscito lo scorso autunno, lo si potrebbe “provare” e vedere poi le eventuali modifiche da apportare ».
Secondo Piero Garrione, presidente dell’Ente Nazionale Risi: « Riguardo alla soppressione di alcuni mercati il problema è che da parte industriale è impegnativo frequentare tutte le contrattazioni. D’altronde come agricoltore dico che mancherebbe un ulteriore punto d’incontro: la formulazione del prezzo si fa meglio se le informazioni vengono scambiate di prima mano. In ogni caso il compito spetta alle Camere di Commercio che dovranno trovare un accordo con le organizzazioni di categoria per trovare una soluzione. Sul contratto unico penso sia una buona cosa se si uniformano i sistemi – prosegue Garrione – però ogni Camera di Commercio è deputata a regolare secondo i propri usi e costumi, le problematiche possono essere diverse da provincia a provincia: è una questione aperta di cui si parla da anni. L’Airi ha gettato il sasso per aprire un confronto ed arrivare ad una soluzione che spero sia concordata e non unilaterale ».
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