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Il presidente della Provincia, Renzo Masoero, sull’iniziativa del Governo

« Una centrale qui? Se porta posti di lavoro... »

« In cambio andranno collocati sul territorio insediamenti industriali e artigianali per contrastare il calo demografico e dare una speranza di futuro ai nostri figli »

Vercelli. (r.n.)    Il presidente della Provincia, Renzo Masoero, nei giorni scorsi ha espresso la sua opinione sulla proposta del Governo di realizzare nuove centrali nucleari nel nostro Paese.    « Viene da sé – afferma Masoero – che parlando di siti possibili il vercellese sia stato evocato da più parti, anche se va detto che dal Governo Italiano non è venuta alcuna indicazione ufficiale.    Io stesso, in una prima provocatoria dichiarazione ho affermato che, pur essendo favorevole al nucleare, come territorio vercellese “abbiamo già dato” per quarant’anni e che quindi sarebbe stato più opportuno collocare le nuove centrali in altre zone, indicando la Brianza come esempio.    Si è sviluppato un dibattito tra favorevoli, contrari, possibilisti.    Personalmente formulo una proposta concreta, che sintetizzo in tre punti:

  1. va innanzitutto risolto, in modo definitivo ed in tempi brevi, il problema delle scorie che giacciono sul nostro territorio da decenni;
  2. ribadisco che sarebbe auspicabile che il Vercellese non fosse sede di sito nucleare;
  3. se per ragioni superiori fossimo costretti ad accettare un sito le condizioni per mettersi ad un tavolo di trattativa sarebbero tre:    a. risoluzione del problema scorie,    b. impegno del Governo, per dieci anni a collocare sul territorio circostante la centrale – Provincia di Vercelli insediamenti industriali, artigianali, di ricerca con priorità assoluta rispetto ad altre zone del territorio nazionale fino al conseguimento di almeno 5000 posti di lavoro.   Questo per dare speranza e lavoro ai nostri giovani direttamente nella nostra Provincia, per contrastare il calo demografico costante e per dare una prospettiva economia al Vercellese,    c. compensazioni ambientali e infrastrutturali a tutta la zona circostante,    d. sgravi sulle bollette energetiche per tutte le utenze della Provincia ».
« Ecco – ha concluso Masoero – la mia personale e concreta proposta, naturalmente aperta al dibattito e al contributo di tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei nostri figli e del Vercellese ».

La Provincia assente all’audizione in Consiglio Regionale
« Pasteris non è rappresentativo, parla a titolo personale »

Torino. (r.n.)    Si è svolta giovedì 12, in Commissione regionale Ambiente, l’audizione degli Enti Locali vercellesi per discutere dei problemi connessi al nucleare, sia dal punto di vista degli esiti del passato, sia dal punto di vista del rilancio voluto dal Governo Berlusconi.

    « In prima battuta – commentano i consiglieri regionali Paola Barassi e Alberto Deambrogio – vogliamo stigmatizzare l’assenza della Provincia di Vercelli, che non ha neanche ritenuto di mandare una memoria scritta e che nei giorni scorsi si era dimostrata possibilista verso nuovi impianti a fronte di azioni compensative e nuovi posti di lavoro.    Il sindaco di Saluggia, Marco Pasteris, ha parlato a titolo personale e non ha quindi in nessun modo rappresentato la Provincia di cui è assessore ».

    « Tutti i presenti hanno, con accenti diversi, insistito sul bisogno di una collaborazione istituzionale al fine di spingere verso l’individuazione di un deposito nazionale per le scorie.    A fronte di nostre domande circa l’opportunità per gli Enti Locali di valutare azioni chiare a sostegno dei ricorsi che i cittadini stanno organizzando per scongiurare la trasformazione degli attuali siti nucleari in depositi di sé stessi, nessuno degli intervenuti ha voluto rispondere, denotando quindi una certa indifferenza per la perpetrazione del rischio maggiore in quelle zone ».
    « Rispetto al recente accordo atomico italo-francese – continuano ancora Barassi e Deambrogio –, che realisticamente porterebbe alla costruzione di nuove centrali in territorio piemontese e vercellese in particolare, non sono emerse posizioni politicamente chiare.    È stato ribadito lo slogan ‘il vercellese ha già dato’, ma nessuna dichiarazione conseguente a ciò è stata fatta; insomma nessuno si è spinto a dire che il progetto nucleare del Governo va respinto ».

Bobba (Pd) sulle compensazioni

« Masoero non faccia il gioco delle tre carte »

Roma. (r.n.)    La Camera dei Deputati ha approvato un decreto-legge sulle risorse idriche e l’ambiente all’interno del quale si modificano i criteri di ripartizione delle compensazioni territoriali previste per i territori che ospitano siti nucleari.    « La norma – commenta Luigi Bobba, deputato ciglianese del Partito Democratico – è del tutto condivisibile, in quanto ripartisce in modo più coerente e finalizzato tali risorse che derivano da una tassa gravante sulle bollette dell’energia elettrica.    Da ora in poi il fondo sarà così ripartito: 50% ai Comuni che ospitano un sito nucleare; 25% alle Province dove si trovano tali Comuni; 25% ai Comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito.    Per questi ultimi, recita la legge, “il contributo è calcolato in proporzione alla superficie e alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall’impianto”.    Fa piacere – nota Bobba – che il presidente della Provincia Masoero apprezzi la ragionevolezza di tale norma, nata sotto la spinta di tutti i Comuni interessati; anche se, solo pochi mesi fa, la Provincia di Vercelli, ha effettuato una ripartizione delle compensazioni spettanti per gli anni 2004-2006 con criteri del tutto opposti, dando soldi a Varallo (distante dai siti nucleari più di 90 km) o alla società Terre d’acqua e non al Comune di Cigliano, che è invece confinante con Saluggia ».

    “Infine – conclude Bobba – il presidente Masoero non può fare il ‘gioco delle tre carte’, perché, se nel caso della centrale E.On fosse stata applicata la norma approvata dalla Camera, l’indennizzo sarebbe toccato anche al Comune di Cigliano.    Ora anziché ‘confortarsi’ per aver anticipato la norma – cosa non vera – corregga quanto fatto e la applichi da subito anche per l’indennizzo della centrale E.On (più di 500 mila euro all’anno per il solo Comune di Livorno Ferraris) attribuendo la quota spettante anche a Cigliano che si trova proprio nelle condizioni definite dalla nuova legge ».

Il Governo decide di tornare al nucleare proprio mentre condanna Saluggia, Trino e Bosco Marengo a subirsi il rischio dei depositi delle scorie radioattive pregresse

di Gian Piero Godio*
    Alla grandeur dell’accordo con la Francia per nuove centrali nucleari si accompagna paradossalmente l’incapacità di togliere, quanto meno dalle zone più a rischio del Piemonte, i rifiuti radioattivi generati dalla prima stagione nucleare italiana.    Eppure le quattro centrali nucleari italiane qualcosa dovrebbero avere insegnato! In tutto il loro funzionamento, tutte insieme, hanno prodotto 93 miliardi di chilowattora di energia elettrica, quello che il nostro Paese consuma in poco più di tre mesi.

    In cambio hanno lasciato sul nostro territorio, nei luoghi più inidonei quali le rive dei fiumi, quelle del mare, o le zone che ospitano le falde acquifere più importanti, una quantità di rifiuti radioattivi che nessuno sa dove mettere.    Per gli elementi di combustibile irraggiato si è trovato l’escamotage di portarli in Francia per il riprocessamento, in modo che stiano per un po’ di anni lontano dalla vista, anche se poi alla fine i materiali radioattivi torneranno in Italia, non si sa dove. Ma anche prescindendo dagli elementi di combustibile, i rifiuti radioattivi già esistenti, uniti a quelli che deriveranno dalla disattivazione delle vecchie strutture nucleari, ammontano alla considerevole quantità di diciotto milioni di miliardi di Becquerel (18.000.000.000.000.000 Bq), oltre la metà dei quali collocati in Piemonte, in aree provocatoriamente inidonee, raggiungibili e già raggiunte dalle alluvioni, caratterizzate da elevatissimi rischi di contaminazione delle falde e da falde già contaminate dalla radioattività.

    Una collocazione irresponsabile, frutto di decisioni di altri tempi: oggi – si dice – nessuno farebbe certamente più quella stessa scelta localizzativa.      E invece, proprio oggi, mentre il Governo vaneggia un velleitario ritorno al nucleare, lo stesso Governo ammette la propria incapacità di fare scelte appropriate, e, a fronte della necessità di un deposito di materiali radioattivi dove collocare i rifiuti che deriveranno dallo smantellamento degli impianti nucleari pregressi, non applica le leggi dello Stato che prevedono una localizzazione attentamente ponderata, ma ripete invece la sciagurata scelta di quarant’anni fa, e localizza i nuovi depositi nelle stesse disgraziate aree di Saluggia, di Trino, di Bosco Marengo.    Viene così dato il via libera alla realizzazione di depositi nucleari veri e propri nei tre centri nucleari del Piemonte, rinunciando a quella parte finale della procedura di disattivazione di un impianto nucleare che ne costituisce la fase più importante ed emblematica: il rilascio del sito esente da vincoli radiologici di qualsiasi tipo.

    Al termine della cosiddetta “disattivazione” non ci sarà dunque il tanto decantato “green field” (il “prato verde”), ma i siti nucleari saranno trasformati in depositi di se stessi, senza scadenza: insomma, la “disattivazione” paradossalmente non comporterà la disattivazione.    Di fronte a questo scenario, ci chiediamo quale credibilità possano avere il Governo e i varie Istituzioni quando osano parlare di un ritorno al nucleare.

    Non sarebbe forse più opportuno che cominciassero invece a esercitare la loro velleitaria fiducia in questa pericolosa tecnologia occupandosi seriamente di risolvere almeno i problemi lasciati da quel poco nucleare che c’è stato in Italia trent’anni fa?    Insomma: chi crede nel nucleare del futuro è pregato di prendersi prima di tutto le scorie radioattive del nucleare passato! 

* Legambiente e Pro Natura del Vercellese Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - Settore Energia

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 29 del 15-mar-2009 )
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