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Centrali nucleari francesi e scorie negli Usa:
quando si discute di accordi che non esistono

di Daniele Rovai

    In queste settimane alla televisione e sui giornali ha tenuto banco la notizia dell’accordo tra Italia e Francia per l’acquisto e la costruzione nel nostro territorio di quattro centrali nucleari EPR di III generazione.    Anche “Porta a Porta” ha dedicato uno spazio a questa notizia, e tanto basta per renderla vera.

    In realtà non c’é stato alcun accordo ma solo una lettera di intenti scritta a due mani dal nostro presidente del consiglio Berlusconi ed il presidente francese Sarkozy durante un incontro istituzionale nel quale si discuteva di collaborazioni nell’ambito dei trasporti (l’Alta Velocità Torino-Lione) e dell’energia.    Durante quell’incontro Berlusconi ha espresso a Sarkozy il suo interesse ad acquistare quattro centrali nucleari e Sarkozy si era detto ben disponibile.

    Un “protocollo di accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese”, come c’é scritto nel documento.    Un memorandum of understanding per dirla in inglese, una lettera d’intenti per dirla in italiano.

    E’ come se uno fosse andato da un agente immobiliare che vende una bella villa sulla Costa Smeralda e avesse firmato un documento nel quale si dichiara interessato a comprare la villa e l’agente si dichiara interessato a vendergliela, senza però scriverci sopra il prezzo, la caparra, né elencare i termini e le condizioni di acquisto.    Si è sottoscritto un memorandum of understanding, cioè una cosa che non vale niente.

    Eppure per giorni “filo” e “anti” nuclearisti si sono scontrati, su quelle stesse televisioni e giornali, accusandosi a vicenda.    Come se l’Italia fosse tornata indietro di trent’anni quando era il paese dell’atomo.

    Già un anno fa succese una cosa simile.    Si trattava della notizia data dalla Gazzetta del Mezzogiorno di un accordo stipulato dalla Sogin, l’azienda che deve smantellare i nostri siti nucleari, e un’azienda Americana, la Energy Solution.    L’accordo prevedeva l’invio nello Utah di 20 mila tonnellate di scorie a bassa e bassissima attività.

    Il fatto clamoroso, lo scoop, non era l’invio delle scorie negli USA, ma il fatto che 1.000 tonnellate di quelle scorie potevano essere rispedite in Italia.    Insomma il fatto che quel contratto di trasporto nucleare transatlantico ponesse problemi di sicurezza mondiale, il giornale non lo aveva considerato (a quanto pare lo scandalo dei trasporti radioattivi c’é solo se il luogo si trova in Africa) concentrando l’attenzione solo sul possibile ritorno delle scorie.

    Il 20 maggio 2008 un deputato del Partito Democratico, tale Dario Ginefra, forse spaventato che si tornasse a proporre la sua regione, la Basilicata, come “deposito” per quelle scorie, fece un interrogazione scritta al governo.    Chiedeva lumi su quei fatti perché, come riporta la sua interrogazione, la Sogin era stata avara di informazioni. smentendo la notizia e poi trincerandosi dietro un no comment.
    La risposta del governo fu molto chiara: non c’era in atto alcun contratto ma solo “una trattativa per l’eventuale stipula di un contratto per il trasferimento a titolo definitivo di materiale radioattivo negli Stati Uniti”, derivante da un “memorandum of agreement” siglato dalla società Sogin spa ed Energy Solutions il 7 settembre 2007.    La bozza di contratto, di questo si trattava, prevedeva l’invio, nell’arco di cinque anni, di 20 mila tonnellate di scorie radioattive nel deposito statunitense di proprietà della Energy Solutions; secondo il protocollo di import-export nel caso una parte del materiale non fosse stata conforme ai requisiti richiesti sarebbe stata restituita.    Siccome per il trasporto si doveva indicare la quantità di materiale, si era stato calcolato in un 5%, cioè mille tonnellate, quello eventualmente non conforme.
    La risposta spiegava poi come l’accordo fosse ancora a livello di bozza, perché la Energy Solutions era in attesa del permesso della Nuclear Regulatory Commission (NRC).

    Quello che lo spaventato deputato non sapeva è che il governatore di quello Stato, Jon Huntsman, in seguito alla protesta degli abitanti del luogo aveva deciso di non autorizzare la richiesta di stoccaggio presentata dalla Energy Solutions, e che tre deputati del Congresso, Jim Matheson, Bart Gordon e Ed Withfield, avevano presentato addirittura una proposta di legge per proibire l’importazione di scorie a bassa radioattività negli Stati Uniti

     Ad oggi è ancora tutto fermo, come ci ha confermato la Sogin.    Queste due storie sono la dimostrazione di come solo la corretta informazione e la fiducia tra le parti sia l’unica strada da percorrere per risolvere il problema dello smantellamento.    Purtroppo non è sempre così.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 29 del 15-mar-2009 )
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