In queste settimane alla televisione
e sui giornali ha tenuto
banco la notizia dell’accordo tra
Italia e Francia per l’acquisto e
la costruzione nel nostro territorio
di quattro centrali nucleari
EPR di III generazione. Anche
“Porta a Porta” ha dedicato
uno spazio a questa notizia, e
tanto basta per renderla vera.
In realtà non c’é stato alcun
accordo ma solo una lettera di
intenti scritta a due mani dal
nostro presidente del consiglio
Berlusconi ed il presidente
francese Sarkozy durante un
incontro istituzionale nel quale
si discuteva di collaborazioni
nell’ambito dei trasporti (l’Alta
Velocità Torino-Lione) e
dell’energia. Durante quell’incontro
Berlusconi ha espresso a
Sarkozy il suo interesse ad acquistare
quattro centrali nucleari e
Sarkozy si era detto ben disponibile.
Un “protocollo di accordo
tra la Repubblica Italiana e
la Repubblica Francese”, come
c’é scritto nel documento. Un
memorandum of understanding
per dirla in inglese, una
lettera d’intenti per dirla in italiano.
E’ come se uno fosse andato
da un agente immobiliare
che vende una bella villa sulla
Costa Smeralda e avesse firmato
un documento nel quale si
dichiara interessato a comprare
la villa e l’agente si dichiara interessato
a vendergliela, senza
però scriverci sopra il prezzo, la
caparra, né elencare i termini
e le condizioni di acquisto. Si
è sottoscritto un memorandum
of understanding, cioè una cosa
che non vale niente.
Eppure per
giorni “filo” e “anti” nuclearisti
si sono scontrati, su quelle
stesse televisioni e giornali, accusandosi
a vicenda. Come se
l’Italia fosse tornata indietro di
trent’anni quando era il paese
dell’atomo.
Già un anno fa succese una
cosa simile. Si trattava della
notizia data dalla Gazzetta del
Mezzogiorno di un accordo
stipulato dalla Sogin, l’azienda
che deve smantellare i nostri siti
nucleari, e un’azienda Americana,
la Energy Solution. L’accordo
prevedeva l’invio nello
Utah di 20 mila tonnellate di
scorie a bassa e bassissima attività.
Il fatto clamoroso, lo scoop,
non era l’invio delle scorie
negli USA, ma il fatto che 1.000
tonnellate di quelle scorie potevano
essere rispedite in Italia. Insomma il fatto che quel
contratto di trasporto nucleare
transatlantico ponesse problemi
di sicurezza mondiale, il giornale
non lo aveva considerato
(a quanto pare lo scandalo dei
trasporti radioattivi c’é solo se
il luogo si trova in Africa) concentrando
l’attenzione solo sul
possibile ritorno delle scorie.
Il 20 maggio 2008 un deputato del Partito Democratico, tale
Dario Ginefra, forse spaventato
che si tornasse a proporre la
sua regione, la Basilicata, come
“deposito” per quelle scorie,
fece un interrogazione scritta
al governo. Chiedeva lumi su
quei fatti perché, come riporta
la sua interrogazione, la Sogin
era stata avara di informazioni.
smentendo la notizia e poi
trincerandosi dietro un no
comment.
La risposta del governo fu
molto chiara: non c’era in atto
alcun contratto ma solo “una
trattativa per l’eventuale stipula
di un contratto per il trasferimento
a titolo definitivo di
materiale radioattivo negli Stati
Uniti”, derivante da un “memorandum
of agreement” siglato
dalla società Sogin spa ed
Energy Solutions il 7 settembre
2007. La bozza di contratto, di
questo si trattava, prevedeva
l’invio, nell’arco di cinque anni,
di 20 mila tonnellate di scorie
radioattive nel deposito statunitense
di proprietà della Energy
Solutions; secondo il protocollo
di import-export nel caso una
parte del materiale non fosse
stata conforme ai requisiti
richiesti sarebbe stata restituita. Siccome per il trasporto si
doveva indicare la quantità di
materiale, si era stato calcolato
in un 5%, cioè mille tonnellate,
quello eventualmente non conforme.
La risposta spiegava poi
come l’accordo fosse ancora a
livello di bozza, perché la Energy
Solutions era in attesa del
permesso della Nuclear Regulatory
Commission (NRC).
Quello
che lo spaventato deputato
non sapeva è che il governatore
di quello Stato, Jon Huntsman,
in seguito alla protesta degli
abitanti del luogo aveva deciso
di non autorizzare la richiesta
di stoccaggio presentata dalla
Energy Solutions, e che tre
deputati del Congresso, Jim
Matheson, Bart Gordon e Ed
Withfield, avevano presentato
addirittura una proposta di legge
per proibire l’importazione
di scorie a bassa radioattività
negli Stati Uniti
Ad oggi è ancora tutto fermo, come ci ha confermato la Sogin. Queste due storie sono la dimostrazione di come solo la corretta informazione e la fiducia tra le parti sia l’unica strada da percorrere per risolvere il problema dello smantellamento. Purtroppo non è sempre così.
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