Roma. Tra poco tempo nascerà
in Italia un innovativo
“Parco tecnologico” polivalente
che ogni Regione vorrà in casa. In pratica si realizzerà un Parco
tecnologico dove si coniugherà
lo studio per lo “sviluppo di
conglomerati cemetizi di lunga
durabilità per il settore delle costruzioni
civili e convenzionali” – si sta affermando sempre di
più l’impiego di materiali cementizi
avanzati ma anche lo
studio delle “variazioni climatiche” – che verterà sulla “ricerca
d’impiego delle metodologie
informatiche per la gestione di
reti di monitoriaggio ambientale”.
Un Parco tecnologico di
eccellenza nella ricerca “ad alta
formazione in materia di energie
rinnovabili” ma anche su tematiche
“afferenti alla sicurezza
sul lavoro. Un Parco, inoltre, che
sarà aperto a ricevere iniziative
e proposte regionali che tengano
conto "della specifica realtà territoriale" della regione ospitante,
“secondo i seguenti elementi:
situazione occupazionale
e professionalità disponibili, infrastrutture
di comunicazione e
trasporto, assetti insediativi residenziali
e programmi di espansione,
destinazioni colturali dei
terreni agricoli”.
Saranno però poche le regioni
che potranno usufruire di questo
Parco, per il quale è richiesto
un luogo con caratteristiche ben
precise. Per esempio ci vuole un
territorio stabile sia morfologicamente
che geologicamente,
che non abbia processi tettonici,
sismici o vulcanici in atto, che
non sia a rischio innondazioni –
se è lontano da fiumi e laghi e
in una zona secca e asciutta sarebbe
perfetto – e sopratutto che
non sia interessato “da frequenti
fenomeni meteorologici” quali
“precipitazioni acquose o nevose
di forte intensità, tornado o
fenomeni elettrici”.
Questo, in sintesi, è quanto
contenuto nella proposta pensata
e scritta dal gruppo di lavoro
che il 24 febbraio 2008 il Governo
Prodi (ministro Pier Luigi Bersani)
aveva incaricato di fissare criteri
e modalità per l’individuazione
del sito che dovrà ospitare il Deposito
Nazionale per le scorie radioattive
italiane. Proposta che il
gruppo ha poi consegnato al successore
di Bersani, Tremonti. Secondo
le disposizioni ministeriali
il sito non deve essere un “semplice”
deposito ma un centro di
ricerca ad alto livello.
Ricerca
nucleare però! Il Parco Tecnologico
è un’idea degli “esperti”
per portare un beneficio a chi
deve ospitare quei Depositi.
Il
motivo? “Acquisire il consenso
all’insediamento [dei Depositi]
da parte di amministrazioni e
popolazioni locali”. Un benefit
da affiancare al Centro di ricerca
nucleare che, specificano gli
estensori del documento, sarà il luogo dove si sperimenteranno
nuovi sistemi “per il campionamento
e la caratterizzazione dei
rifiuti radioattivi”, dove si fabbricherà
e ritratterà il combustibile
nucleare per i reattori di quarta
generazione e si affineranno le
tecniche di condizionamento dei
rifiuti radioattivi.
Il sito in cui si stoccheranno
definitivamente le scorie radioattive
sarà un centro di ricerca
nuclere con le scorie che potranno
essere usate per fare esperimenti
e non ci sarà nessun parco
tecnologico dove studiare il
miglior cemento per fare le case
e dove fare ricerca sulle fonti
rinnovabili. D’altronde basta
leggere i numeri che vengono
dai per capire che il benefit è solo
propaganda. Completi per la
parte “nucleare”, appena accennati
per quella “tradizionale”.
Per quanto riguarda il centro
nucleare e i Depositi si ipotizzano
infatti strutture di 34.200 metri cubi (centro direzionale),
240.000 metri cubi (deposito
per le scorie ad alta attività) e
1.920.000 metri cubi (deposito
per quelle a bassa e media attività). In totale edifici per un
volume di 2.194.200 metri cubi!
Per il Parco tecnologico, invece,
si dice solo che gli sarà riservata
“una quota pari al 50% del sito”
ma che c’é anche la possibilità – e questo la dice lunga sull’effettiva
volontà di affiancarlo
ai depositi – che per “eventuali
proposte regionali relative alle
installazioni tecnologiche di accompagnamento
al deposito nazionale [il Parco, ndr] possono
essere prese in considerazione
anche localizzazioni diverse da
quelle dei depositi stessi”.
Della commissione di esperti che ha confezionato questo studio facevano parte, fra gli altri, il funzionario ministeriale Arnaldo Vioto, la funzionaria della Regione Piemonte Elisabetta Sossich, Giuseppe Pino dell’ISPRA (ex APAT), e Piero Risoluti dell’ENEA, che si occupa di gestione delle scorie radioattive fin dal dal 1975.
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