cronaca nucleare economia e lavoro sport rubriche opinioni cultura e spettacoli Comuni sfoglia il giornale

La proposta della “Commissione Bersani” consegnata a Tremonti: un modo per “acquisire il consenso di amministrazioni e popolazioni locali”

Un “Parco tecnologico” attorno al deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

di Daniele Rovai

Roma.    Tra poco tempo nascerà in Italia un innovativo “Parco tecnologico” polivalente che ogni Regione vorrà in casa.    In pratica si realizzerà un Parco tecnologico dove si coniugherà lo studio per lo “sviluppo di conglomerati cemetizi di lunga durabilità per il settore delle costruzioni civili e convenzionali” – si sta affermando sempre di più l’impiego di materiali cementizi avanzati ma anche lo studio delle “variazioni climatiche” – che verterà sulla “ricerca d’impiego delle metodologie informatiche per la gestione di reti di monitoriaggio ambientale”.

    Un Parco tecnologico di eccellenza nella ricerca “ad alta formazione in materia di energie rinnovabili” ma anche su tematiche “afferenti alla sicurezza sul lavoro.    Un Parco, inoltre, che sarà aperto a ricevere iniziative e proposte regionali che tengano conto "della specifica realtà territoriale" della regione ospitante, “secondo i seguenti elementi: situazione occupazionale e professionalità disponibili, infrastrutture di comunicazione e trasporto, assetti insediativi residenziali e programmi di espansione, destinazioni colturali dei terreni agricoli”.

    Saranno però poche le regioni che potranno usufruire di questo Parco, per il quale è richiesto un luogo con caratteristiche ben precise.    Per esempio ci vuole un territorio stabile sia morfologicamente che geologicamente, che non abbia processi tettonici, sismici o vulcanici in atto, che non sia a rischio innondazioni – se è lontano da fiumi e laghi e in una zona secca e asciutta sarebbe perfetto – e sopratutto che non sia interessato “da frequenti fenomeni meteorologici” quali “precipitazioni acquose o nevose di forte intensità, tornado o fenomeni elettrici”.

    Questo, in sintesi, è quanto contenuto nella proposta pensata e scritta dal gruppo di lavoro che il 24 febbraio 2008 il Governo Prodi (ministro Pier Luigi Bersani) aveva incaricato di fissare criteri e modalità per l’individuazione del sito che dovrà ospitare il Deposito Nazionale per le scorie radioattive italiane.    Proposta che il gruppo ha poi consegnato al successore di Bersani, Tremonti.    Secondo le disposizioni ministeriali il sito non deve essere un “semplice” deposito ma un centro di ricerca ad alto livello.

    Ricerca nucleare però!   Il Parco Tecnologico è un’idea degli “esperti” per portare un beneficio a chi deve ospitare quei Depositi.

    Il motivo?    “Acquisire il consenso all’insediamento [dei Depositi] da parte di amministrazioni e popolazioni locali”.    Un benefit da affiancare al Centro di ricerca nucleare che, specificano gli estensori del documento, sarà il luogo dove si sperimenteranno nuovi sistemi “per il campionamento e la caratterizzazione dei rifiuti radioattivi”, dove si fabbricherà e ritratterà il combustibile nucleare per i reattori di quarta generazione e si affineranno le tecniche di condizionamento dei rifiuti radioattivi.

    Il sito in cui si stoccheranno definitivamente le scorie radioattive sarà un centro di ricerca nuclere con le scorie che potranno essere usate per fare esperimenti e non ci sarà nessun parco tecnologico dove studiare il miglior cemento per fare le case e dove fare ricerca sulle fonti rinnovabili.    D’altronde basta leggere i numeri che vengono dai per capire che il benefit è solo propaganda.    Completi per la parte “nucleare”, appena accennati per quella “tradizionale”.

    Per quanto riguarda il centro nucleare e i Depositi si ipotizzano infatti strutture di 34.200 metri cubi (centro direzionale), 240.000 metri cubi (deposito per le scorie ad alta attività) e 1.920.000 metri cubi (deposito per quelle a bassa e media attività).    In totale edifici per un volume di 2.194.200 metri cubi! Per il Parco tecnologico, invece, si dice solo che gli sarà riservata “una quota pari al 50% del sito” ma che c’é anche la possibilità – e questo la dice lunga sull’effettiva volontà di affiancarlo ai depositi – che per “eventuali proposte regionali relative alle installazioni tecnologiche di accompagnamento al deposito nazionale [il Parco, ndr] possono essere prese in considerazione anche localizzazioni diverse da quelle dei depositi stessi”.

    Della commissione di esperti che ha confezionato questo studio facevano parte, fra gli altri, il funzionario ministeriale Arnaldo Vioto, la funzionaria della Regione Piemonte Elisabetta Sossich, Giuseppe Pino dell’ISPRA (ex APAT), e Piero Risoluti dell’ENEA, che si occupa di gestione delle scorie radioattive fin dal dal 1975.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 21 del 1-mar-2009 )
[ PDF ] visualizza o scarica tutta la pagina del giornale in cui compare questo articolo