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Il “tavolo di trasparenza” convocato in Regione dall’assessore De Ruggiero conferma le previsioni degli ambientalisti

Macché “prato verde”: Sogin a Saluggia costruirà i depositi

La società ha presentato il programma pluriennale, nel 2019 l’Eurex sarà “prato bruno”.  Vale a dire: ospiterà ancora le scorie radioattive

Michele Gili - Luigi Brusa - Marco Pasteris

Torino. (r.n.)    Si è tenuta il 30 gennaio presso la sede dell’assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte, una nuova riunione del tavolo della trasparenza sul nucleare piemontese.    All’incontro hanno partecipato i sindaci dei Comuni interessati, i rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali ed ambientaliste, di Sogin, di Ispra, del Ministero dello Sviluppo Economico e i tecnici di Arpa Piemonte.

    L’assessore regionale all’Ambiente Nicola De Ruggiero che ha coordinato l’incontro, ha riferito che in questi giorni è stata spedita alle province ed ai comuni interessati una lettera con il dettaglio delle spese sostenute da Arpa Piemonte per il monitoraggio ordinario e straordinario dei siti nucleari piemontesi che ammonta complessivamente a poco meno di 700 mila euro.    Inoltre è attualmente in discussione presso la V Commissione Ambiente della Regione Piemonte una proposta di legge che riguarda le radiazioni ionizzanti.

    Luigi Brusa di Sogin, commentando alcune diapositive ha detto che il piano industriale di Sogin è iniziato nel 2007.    Da allora sono stati fatti notevoli passi avanti soprattutto nella ricerca di efficienza.    Le attività svolte hanno permesso di portare la data del 2024 prevista inizialmente per lo smantellamento dei siti al 2019 con la messa in sicurezza delle scorie nei singoli siti in attesa di essere portate al deposito nazionale.    Questo livello viene definito brownfield (“prato bruno”).

    Pressoché immutate le date previste per l’allontanamento del combustibile dai siti di Saluggia e Trino con un lieve slittamento di un mese per Trino e, sempre di un mese, per le barre provenienti da Eurex e presenti in Avogadro.    Per quanto riguarda i Mox sono ancora in corso trattative con la Francia.    Michele Gili, responsabile Sogin per il sito di Saluggia, ha affermato che il brownfi eld è previsto per il 2019 con una spesa complessiva di 241 milioni di euro.    Le attività svolte nel sito sono state numerose e tra queste, ha ricordato che nel 2008 è stato risolto il problema della piscina di Eurex e che nel primo trimestre 2009 verranno praticate delle perforazioni sotto la piscina stessa per verificare eventuali contaminazioni del terreno.    Sempre nel 2008 sono terminate le operazioni di spostamento delle scorie liquide nel nuovo parco serbatoi.    Per quanto riguarda il deposito di rifiuti solidi a bassa attività (D2), a giugno 2008 è arrivata l’autorizzazione ministeriale e a ottobre è stato emanato il bando di gara.    L’inizio dei lavori è previsto per agosto/ settembre 2009, per una durata di circa 24 mesi.

    Sul Cemex (impianto per la trasformazione dei rifiuti liquidi in cementi solidi che Sogin costruirà a Saluggia) a ottobre è arrivato il parere favorevole della Valutazione di Impatto Ambientale e a febbraio del 2009 verrà emanato il bando di gara.    Nel luglio del 2010 è prevista l’aggiudicazione della gara, i lavori dovrebbero iniziare entro la fine dello stesso anno.    Per questo nuovo stabilimento è prevista l’approvazione da parte del Comune di una variante al Piano Regolatore.

cartello: pericolo di contaminazione radioattiva

La finta disattivazione

di Gian Piero Godio e Rossana Vallino*

    Magari fosse davvero “disattivazione” quella che Sogin ha presentato al tavolo di trasparenza” di fine gennaio.    Se così fosse, significherebbe che al termine di questi progetti avremmo i siti nucleari di Boscomarengo, Trino e Saluggia trasformati in “prato verde”, cioè senza più vincoli di natura radiologica.

    Purtroppo siamo invece di fronte ad un ennesimo bluff: alle date previste da Sogin i siti non sarebbero sgomberati dai rifiuti radioattivi, ma diverrebbero la sede dei nuovi depositi nucleari realizzati nei siti stessi, costruendoli ex novo o riadattando e adeguando edifici già esistenti.
    La differenza non è di poco conto: la legge italiana permette di parlare di disattivazione solo in presenza di un progetto che, oltre allo smantellamento degli impianti, comprenda con certezza anche la fase di rilascio del sito esente da qualsiasi vincolo di natura radiologica.    Infatti la normativa vigente definisce la “disattivazione” come “insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell’esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente, sino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica”.

    Il piano presentato da Sogin non prevede come procedere in caso di non disponibilità del deposito nazionale, la cui realizzazione è peraltro del tutto assente dagli attuali progetti di Sogin e per il quale non esiste nessun studio di fattibilità.    In tale evenienza, il progetto Sogin non si concluderebbe con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, bensì con la permanenza a tempo indefinito di nuovi depositi nucleari veri e propri; e questo è intollerabile, sia dal punto di vista formale, sia da quello sostanziale.

    Alla fine ci si troverebbe con tre depositi nucleari a Trino, due a Saluggia e uno a Bosco Marengo.    Se per smantellare e disattivare gli attuali impianti servono – come infatti servono – nuovi depositi dove conservare per millenni i rifiuti radioattivi inevitabilmente prodotti, allora occorre individuare prima dove realizzare questi depositi, cercando un sito che sia meno assurdo e pericoloso dei siti nucleari attuali.    È evidente che, se verranno realizzati i nuovi depositi definiti “provvisori” nei siti attuali, i rifiuti radioattivi da lì non andranno via mai più.

    Dato che sembra che la cosa non interessi né la Regione Piemonte (che per Trino non ha neppure tentato di imporre qualche minima prescrizione in tal senso), né men che meno le Amministrazioni comunali di Trino, Saluggia e Bosco Marengo, che sembrano non rendersi conto della trappola in cui stanno cadendo, saremo, come al solito, costretti a chiamare cittadini, comitati, movimenti e partiti politici a unirsi a noi per impugnare al TAR i decreti autorizzativi della finta “disattivazione”.

*Legambiente e Pro Natura del Vercellese
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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 29 del 15-feb-2009 )
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