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È emerso all’ultima riunione della Commissione comunale Ambiente

« A Saluggia rifiuti radioattivi da tutto il mondo »

Godio: alcuni sono noti, altri no. Ma nessuno di questi è stato prodotto nel sito saluggese »

Gian Piero Godio

Saluggia. (r.n.)    Nel corso della riunione della Commissione Ambiente-Nucleare del Comune di Saluggia tenutasi il 12 dicembre, il rappresentante delle associazioni ambientaliste Gian Piero Godio ha posto agli altri commissari una serie di domande.

    « Quanti e quali sono (o sono stati) i siti nucleari di Saluggia (Sorin spa, Gipharma srl, Avogadro srl, Sogin Eurex, Enea)?

    « Nel sito Sogin Eurex – ha detto Godio, riportando quanto emerso da una visita della Commissione agli impianti - vi sono rifiuti radioattivi provenienti da altri siti nucleari; una parte noti: rifiuti Mtr, Candu.    Ma anche una parte non nota pubblicamente, di cui si è avuta notizia nel corso della visita della Commissione agli impianti: rifiuti Cesnef, rifiuti IFEC, rifiuti di Traversella, rifiuti da parafulmini, plutonio da Umcp, il prodotto finito Nitrato di uranile (7 kg U 235) del processo Eurex (uranio ad alto arricchimento di proprietà del Cisam, Centro Italiano Studi Applicazioni Militari dell’Esercito) ».

mappa del sito nucleare di Saluggia

    « Nessuna sostanza radioattiva presente nel sito Eurex – ha affermato Godio – è stata prodotta in questo sito, dove non è mai esistito un reattore nucleare.    I materiali radioattivi presenti oggi – ha proseguito – sono stati trasportati nel sito Eurex sotto forma di:
    - elementi di combustibile irraggiati, e rifiuti radioattivi da essi derivati, provenienti ad esempio dalle centrali nucleari di Pickering (Canada), di Trino (Vc) ed altre;
    - rifiuti radioattivi provenienti dallo smantellamento dell’impianto nucleare IFEC, trasportati nel sito Eurex dal sito IFEC, sito nucleare non contiguo a molte centinaia di metri di distanza (vedasi il rapporto Sogin al Tavolo di Trasparenza del 17 luglio 2008, nonché la pubblicazione Enea “Saluggia research center”);
    - materiali radioattivi costituenti il reattore L54M del Cesnef di Milano, come indicato nel rapporto Apat “Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi - Aggiornamento al 31 dicembre 2004” ».


La contraddizione del D2 nel decreto di Via

Quel deposito (dice Sogin) esiste già ma il Ministero dice come va costruito

di Daniele Rovai
    mappa del sito nucleare 'Eurex' di Saluggia Il 15 ottobre scorso Sogin ha pubblicato il bando per l’affidamento dei lavori per la realizzazione, nel sito Eurex di Saluggia, di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi, nonché di una cabina per la produzione e la trasformazione di energia elettrica.

    La cosa interessante non è il fatto che si cerchi l’azienda che farà il famoso deposito per le scorie di I e II grado (il D2), ma il fatto che sino a qualche settimana fa per la Sogin quel deposito era già stato costruito!

    Proprio così.    Per la Sogin il D2 esiste da ben tre anni.    Esattamente dall’ottobre del 2005, quando la task force voluta dal commissario delegato Carlo Jean, con a capo Silvio Cao e Angelo Papa, consegnò al Ministero dell’Ambiente lo studio di impatto ambientale per la realizzazione del progetto Cemex.    In quello studio, che poi è quello che ha ricevuto il parere positivo di Valutazione di Impatto Ambientale e il via libera del Governo con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 10 novembre 2008, si dice espressamente come il Cemex – l’impianto di cementazione con annesso deposito D3 per le scorie ad alta attività – si integrerà “con gli altri edifici già esistenti”, cioè con il Nuovo Parco Serbatoi, con il “nuovo sistema di approvigionamento idrico”, il “nuovo assetto viario” e con il “Deposito di seconda categoria”.

    La contraddizione più eclatante riguarda proprio quest’ultimo: il deposito D2; un edificio di 4.234 metri quadri, alto 11, per un volume di 46.076 metri cubi.    Sogin non solo scrive che è già esistente, ma lo “disegna” pure nella planimetria allegata.    È a pag. 19 del progetto: un rettangolo, il più grande di tutti, colorato di grigio, siglato con il codice 1900.    Il colore è importante perché nella legenda allegata alla planimetria è quello usato per identificare gli “edifici preesistenti”.

    Ma il D2 non esiste: non c’era nel 2005 e non c’è ancora nemmeno nel 2008. Una situazione che hanno contribuito a rendere ancor meno chiara i tecnici del Ministero che, coadiuvati da consulenti esterni, hanno prescritto che “il deposito D2 abbia tutte le caratteristiche atte a garantire lo stoccaggio temporaneo di tali manufatti [quelli di III categoria, ndr] in condizioni di sicurezza” (Decreto Via, comma 9.9.1).

    Insomma: perché si possa costruire il Cemex, ordina il Ministero, occorre che il deposito D2 abbia le stesse caratteristiche del D3.
    Ma se il D2, come afferma Sogin, è già esistente, come si fa a rispettare la prescrizione?    Se invece, come in effetti è, il D2 non esiste ma deve ancora essere costruito, perché per una struttura molto più grande del D3, che – prescrive il Ministero – potrà contenere anche scorie di III categoria (come il D3), la Via non viene ritenuta necessaria?

    Legambiente, il Forum Ambientalista, Pro Natura, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e alcune associazioni e comitati ambientalisti vercellesi il 5 dicembre scorso hanno impugnato il decreto davanti al Tar del Lazio chiedendone l’annullamento.    Per loro “la valutazione di impatto ambientale risulta […] gravemente carente sotto ulteriori svariati profili, oltre che non rispettosa della normativa vigente e dei vincoli urbanistici, edilizi ed ambientali esistenti sull’area interessata alla realizzazione dell’impianto”.
    Non solo; dal progetto e dalle volumetrie dei depositi, veri e propri bunker delle dimensioni di parecchie decine di migliaia di metri cubi, si evince come “i depositi predetti (D3 e D2), non costituiscono affatto strutture destinate allo stoccaggio provvisorio dei rifiuti radioattivi trattati ovvero di strutture di transito in attesa del trasferimento dei rifiuti stessi nella depositeria nazionale, ma veri e propri depositi nucleari, destinati ad ospitare sine die i rifiuti stessi una volta trattati e solidificati”.    Si attende ora la pronuncia del TAR.

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sfoglia il giornale da questo articolo [ sfoglia ] ( pag. 23 del 1-feb-2009 )
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